Un'opera d'arte dell'artista Marcus Tracy nel Museo Internazionale degli UFO a Roswell, il 2 luglio 1997 (AP Photo/Susan Sterner)

L’incidente di Roswell, 70 anni fa

La caduta dei rottami di una sonda in un ranch nel New Mexico generò una delle più famose teorie del complotto di sempre sugli 👽

Un'opera d'arte dell'artista Marcus Tracy nel Museo Internazionale degli UFO a Roswell, il 2 luglio 1997 (AP Photo/Susan Sterner)

Nei primi giorni del luglio 1947 un oggetto volante non identificato (UFO, dall’acronimo in inglese), o perlomeno che non fu identificato inizialmente, cadde in un ranch vicino a Roswell, New Mexico, allora una città di 30mila abitanti abitata soprattutto da allevatori e militari. Non ci furono danni né feriti, ma nel tempo l’incidente divenne molto famoso, sia sui giornali che nella cultura pop, perché molte persone si convinsero che l’esercito degli Stati Uniti aveva voluto nascondere ciò che era davvero successo. Cioè qualcosa che riguardava gli alieni. Dello schianto di un oggetto volante non identificato a Roswell si cominciò a parlare l’8 luglio 1947: l’ufficio per le relazioni pubbliche della Roswell Army Air Field (RAAF), una base aerea dell’Aeronautica militare statunitense a circa 5 chilometri di distanza dalla città, diffuse un comunicato in cui si diceva che i militari della base avevano recuperato da un ranch diversi rottami appartenenti a un «disco volante». La notizia fu ripresa da un giornale locale, il Roswell Daily Record, e da lì finì sui giornali nazionali.

L’incidente di Roswell, in realtà, si era verificato alcuni giorni prima, tra la fine di giugno e i primi di luglio. Lo schianto avvenne a diversi chilometri di distanza da Roswell, nel ranch di William Ware Mac Brazel. Brazel trovò alcuni rottami (lamiere, asticelle di legno e brandelli di lattice) nel suo ranch il 4 luglio, e alcuni giorni dopo (non aveva un telefono) andò a riferirlo allo sceriffo di Roswell. Insieme a un militare, lo sceriffo eseguì un sopralluogo, probabilmente il 7 luglio, recuperando il materiale caduto sul ranch di Brazel. Pochi giorni prima, dalle parti di Roswell, erano circolate voci riguardo all’avvistamento di strani oggetti volanti simili a dischi. Anche per questo motivo il comunicato della RAAF dell’8 luglio suscitò molto interesse tra la popolazione, cosa che spinse l’esercito a diffondere il più rapidamente possibile una smentita sulla storia del “disco volante”.

Il 9 luglio 1947 la versione del ritrovamento di un disco volante fu quindi categoricamente smentita dal governo e dall’esercito degli Stati Uniti. I rottami trovati al ranch di Brazel vicino a Roswell erano stati portati a Dallas, in Texas, per essere controllati e analizzati, e gli esperti avevano identificato l’oggetto come un pallone sonda, utilizzato da una stazione meteorologica del luogo per rilevare la velocità e la direzione dei venti ad alta quota. Il personale della base aerea di Roswell non era a conoscenza della sua esistenza e per questo motivo era stata fatta confusione. Alcuni giornali pubblicarono le foto dei rottami, a dimostrazione del fatto che si trattava di un pallone sonda e non di una navicella aliena. Il caso fu così risolto e in poche settimane i media persero interesse per l’incidente di Roswell.

Se ne tornò però a parlare all’inizio degli anni Ottanta, dopo che l’ufologo (e fisico) Stanton T. Friedman andò a Roswell per intervistare alcuni testimoni dell’incidente e ottenne un’intervista con Jesse Marcel, il maggiore dell’esercito che nel 1947 aveva mostrato alla stampa i rottami rinvenuti nel ranch. Marcel confidò a Friedman che la versione del pallone sonda era un falso, creata appositamente dall’esercito e dal governo per nascondere la verità su ciò che era realmente precipitato a Roswell. La scoperta di Friedman fu raccontata nel saggio The Roswell Incident di Charles Berlitz and William Moore, che in precedenza si erano occupati di altri “misteri” della storia americana e del cosiddetto Triangolo delle Bermuda.

L’ipotesi di Friedman era che i rottami trovati nel ranch di Roswell fossero di un’astronave esplosa in volo. In The Roswell Incident si diceva inoltre che in un’altra località fossero stati ritrovati i corpi di alcuni alieni che facevano parte dell’equipaggio del disco volante. Le ipotesi di Friedman fecero molto discutere e contribuirono a riportare di attualità l’incidente di Roswell. Negli anni seguenti uscirono altri libri sul tema, con l’aggiunta di nuovi particolari su quello che veniva considerato l’incidente di un’astronave aliena.

Nella seconda metà degli anni Novanta, in risposta alle ricostruzioni spesso molto fantasiose sull’incidente di Roswell, l’Aeronautica statunitense produsse due rapporti ufficiali sull’argomento. I documenti chiariscono che l’oggetto che si schiantò sul ranch di Roswell non era in effetti una sonda meteorologica, ma un pallone sonda appartenente al progetto segreto Mogul, il cui scopo era tenere sotto controllo particolari attività militari dell’Unione Sovietica. Erano palloni sonda molto grandi, compatibili con il tipo di rottami che furono rinvenuti dopo l’incidente di Roswell. Il pallone in questione era stato lanciato dalla base aerea di Alamogordo, sempre nel New Mexico, a una distanza che giustificava la caduta dei rottami nella zona del ranch. Gli avvistamenti di oggetti non identificati da parte della popolazione nei giorni prima dello schianto erano quindi legati alle operazioni di spionaggio delle sonde militari.

La versione ufficiale dell’esercito statunitense, piuttosto solida e ben documentata, è da anni osteggiata da buona parte degli ufologi che si sono occupati dell’incidente di Roswell, e che hanno rilevato – spesso pretestuosamente – alcune incongruenze nelle conclusioni delle due inchieste e dei relativi rapporti. Alcuni ufologi sostengono che l’UFO avrebbe perso parti mentre era in volo sul ranch e si sarebbe schiantato poi a diversi chilometri di distanza. I sostenitori di questa tesi dicono che sul luogo dell’incidente furono ritrovati alcuni corpi alieni e che sarebbero stati poi trasportati presso l’Area 51, nel Nevada.

Nella prima metà degli anni Novanta circolò un filmato che mostrava la presunta autopsia di un alieno ritrovato a Roswell. Fu messo in circolazione da un produttore britannico, Ray Santilli, e fu trasmesso da diverse televisioni in giro per il mondo: anche in Italia, dalla Rai. Un’analisi dimostrò poi che il filmato era un falso, realizzato anche alquanto rozzamente e con diversi anacronismi rispetto al 1947. Lo stesso Santilli qualche anno dopo confermò che il suo filmato era fasullo.

Oltre alle teorie sugli alieni e grazie a esse, l’incidente di Roswell ha ispirato film, romanzi di fantascienza, fumetti e canzoni, come “Motorway to Roswell” dei Pixies. Ha anche dato il nome a una serie tv di fine anni Novanta, Roswell appunto. Nel 1994 uscì anche un film per la TV con lo stesso titolo, in cui il personaggio di Jesse Marcel era interpretato da Kyle MacLachlan.