(Steve Marcus/Las Vegas Sun via AP)

Il futuro del litio

È il metallo più leggero al mondo, essenziale per le moderne batterie: la sua disponibilità dipenderà soprattutto dalle condizioni di tre paesi

(Steve Marcus/Las Vegas Sun via AP)

Il lito è il metallo più leggero che esista ed è un componente fondamentale delle moderne batterie che alimentano i nostri telefoni cellulari: secondo gli esperti, la domanda mondiale di litio potrebbe triplicare entro il 2025 e questo avrà effetti su tutto il mercato che lo riguarda. La metà di tutto il litio del mondo si trova in un triangolo di mondo tra Cile, Argentina e Bolivia, una zona che, ha raccontato l’Economist, nel corso del prossimo decennio potrebbe cambiare parecchio, insieme a questi tre paesi.

Il Cile è il più grande produttore mondiale di litio, con oltre 76 mila tonnellate estratte ogni anno. La sua riserva principale si trova nella pianura salata di Atacama, dove il litio è particolarmente facile ed economico da estrarre. I giacimenti di Atacama sono situati molto vicino ad alcuni importanti porti del paese ed esportare il litio quindi risulta molto conveniente. Inoltre, scrive l’Economist, il Cile è il paese sudamericano dove è più facile fare affari e questo ha favorito gli investimenti esteri. Negli ultimi anni però la produzione ha smesso di crescere e il paese rischia di essere superato dall’Australia, che oggi si trova al secondo posto nella classifica dei paesi produttori e ha un’industria estrattiva in grande crescita.

La ragione, scrive l’Economist, è che quando si parla di litio il Cile non è così liberale e aperto come lo è in molti altri settori. Una trentina di anni fa, il governo cileno decise di dare al litio lo status di “risorsa strategica” per via del suo possibile utilizzo per produrre energia nelle centrali a fusione nucleare. Per la legge cilena, le risorse strategiche sono sottoposte a vincoli molto severi e questo, scrive il settimanale, ha di fatto messo un tetto alle possibilità di crescita del settore. Il Cile però non costruirà centrali a fusione nel prossimo futuro, anche perché la tecnologia per farle funzionare non è ancora stata scoperta. Per questo, alcuni politici stanno cercando di rimuovere il litio dalla lista delle risorse considerate strategiche. Il governo e il parlamento cileni, scrive il settimanale, dovranno muoversi rapidamente se non vogliono perdere investimenti a favore dell’Australia, ma anche della vicina Argentina, dove alcune aziende stanno già cominciando a dirigersi per scampare alle severe regole estrattive cilene.

Con 30 mila tonnellate di litio estratto ogni anno, l’Argentina è al terzo posto tra i produttori di litio e la sua produzione sembra destinata a crescere molto rapidamente nel prossimo futuro. Fino a pochi anni fa, nessuno voleva investire nel paese: una serie di barriere e controlli su importazioni ed importazioni, istituite nel tentativo di preservare il valore della moneta nazionale, avevano reso lavorare nel paese molto problematico. Era necessario avere permessi speciali e particolarmente complessi da ottenere sia per importare macchinari che per esportare il litio estratto. Gli operatori raccontano che a volte erano necessari mesi e mesi per poter far arrivare nel paese le attrezzature più semplici.

Questi controlli sono stati in gran parte aboliti quando il governo populista di sinistra di Cristina Kirchner è stato sostituito da quello di centrodestra e pro-affari di Mauricio Macri. Ora è molto più facile investire nel paese, come mostra il fatto che alcune società minerarie stiano pensando di lasciare il Cile per trasferirsi in Argentina. Ma, scrive l’Economist, c’è ancora molto da fare: la legge argentina stabilisce che i proprietari delle risorse minerarie, compreso il litio, siano le amministrazioni provinciali, non lo stato centrale.
Questo ha significato che per anni ogni provincia argentina stabiliva le sue regole e le sue tariffe per consentire l’estrazione sul proprio territorio. Le aziende minerarie spesso si sono trovate di fronte a una giungla di regole e autorizzazioni da compilare, oltre che a una richiesta di royalties e tariffe che rendevano l’estrazione non conveniente. Macrì sta cercando di cambiare la situazione, introducendo un unico regime tariffario (pari al 3 per cento del fatturato delle società, più l’1,5 per cento da spendere in infrastrutture sul territorio). Gran parte della legislazione che servirà a uniformare la situazione deve ancora terminare il suo percorso legislativo, ma le prime misure adottate dal presidente hanno già prodotto alcuni successi per il settore: nel 2016 la produzione di litio argentino è cresciuta del 60 per cento.

Il principale giacimento di litio della Bolivia si chiama Uyuni e si trova vicino a Potosì, il leggendario giacimento di argento scoperto dagli spagnoli all’epoca dei “Conquistadores”. La situazione in Bolivia è unica tra i paesi produttori di litio, poiché qui il metallo più leggero del mondo può essere estratto soltanto dalle imprese statali. Il governo di sinistra, che dal 2006 è guidato dal presidente Evo Morales, mantiene sul litio una presa ancora più salda di quella esercitata sulla principale esportazione della Bolivia, il petrolio. Come scrive l’Economist, la società petrolifera pubblica ha alcune partnership con società private, mentre il litio è estratto esclusivamente dallo stato boliviano.

Secondo l’Economist, questa non è una strategia che ha portato grandi successi, almeno per il momento. Nessuno sa esattamente quanto litio ci sia a Uyuni: gli studi per valutare le dimensioni del giacimento non sono mai stati ultimati. Sono in ritardo anche i lavori per costruire gli impianti di estrazione e raffinazione. Il risultato è che nel 2016 gli unici guadagni ottenuti dal litio per lo stato boliviano sono stati 208 mila dollari arrivati dalla vendita di 25 tonnellate di metallo alla Cina.

Il governo boliviano vorrebbe seguire la strada del Cile, che ha creato delle società miste pubbliche-private con lo scopo di produrre batterie sfruttando l’estrazione del litio. Nessuno però si è interessato all’offerta della Bolivia, per il momento. Gli investitori sembrano spaventati dalla quota maggioritaria che il governo boliviano vuole mantenere nella società e dal suo atteggiamento ostile all’impresa privata. Alcune cose, però, sembra che stiano per cambiare. Una nuova legge sugli investimenti potrebbe permettere in futuro alle società private di ricorrere agli arbitrati internazionali in caso di controversie con il governo boliviano. Se avrà successo, la Bolivia potrà arrivare presto ad occupare il terzo o quarto posto tra i produttori di litio al mondo, con una produzione che il governo stima potrebbe arrivare fino a 30 mila tonnellate all’anno.

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