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  • lunedì 5 Giugno 2017

Nel Regno Unito si parla molto dello “scambio di voto”

Che non è il "voto di scambio", ma un mezzo per combattere le storture del sistema elettorale maggioritario britannico, che fa sì che milioni di voti vengano "sprecati"

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Nelle ultime settimane diversi quotidiani britannici hanno dedicato articoli a un fenomeno che si è sviluppato nel corso delle ultime elezioni e che oggi sembra essere sempre più diffuso, al punto da poter avere effetti sulle elezioni del prossimo 8 giugno: lo scambio di voto. Si tratta di un “sottoprodotto” del sistema elettorale britannico, un sistema di tipo maggioritario che fa sì che ad ogni elezione milioni di voti di fatto non vengano conteggiati: lo “scambio di voto” non ha nulla a che fare con il “voto di scambio” e il clientelismo politico, e l’idea alla base è quella di scambiare il proprio voto con quello di un altro elettore in modo che i voti di entrambi contino di più (ovviamente il voto non si scambia “fisicamente”, ma ci si accorda per votare nel proprio collegio secondo i desideri dell’altra persona). Per capire come funziona lo scambio di voto bisogna fare un passo indietro, per capire la legge elettorale britannica.

Nel Regno Unito si vota con il sistema cosiddetto “first past the post”, che potremmo tradurre liberalmente come “il primo prende tutto”. La legge divide il Regno Unito in una serie di collegi in numero pari ai deputati che siedono nella Camera dei comuni e, per essere eletto, un candidato deve ottenere la maggioranza relativa dei voti nel suo collegio. Chi ottiene più voti, conquista il seggio, mentre i voti di tutti gli altri candidati sono scartati e non vengono considerati in alcun modo. Il sistema è molto semplice, ma anche molto datato – l’Independent lo definisce “antiquato”, mentre l’Economist lo aveva chiamato “irrimediabilmente decrepito” (un referendum per cambiarlo venne respinto nel 2011).

Il suo principale difetto è che “esclude” dal conteggio milioni di voti, tutti quelli dei candidati che non sono arrivati primi nel loro collegio: si tratta quindi di un sistema estremamente distorsivo del voto della popolazione. Facciamo un esempio estremo che può aiutare a capire. Immaginiamo che in tutti i collegi si candidino tre partiti: i candidati del primo riescono a ottenere in ogni singolo collegio il 40 per cento o più dei voti, mentre gli altri candidati devono accontentarsi del 30 per cento ciascuno. In questa circostanza, il primo partito otterrà il 100 per cento dei seggi, pur avendo solo il 40 per cento dei voti a livello nazionale.

Scenari così estremi sono naturalmente molto improbabili, ma il sistema elettorale britannico ha già dato luogo a numerosi e ampie distorsioni del voto popolare. Nel 2015, con poco meno del 37 per cento dei voti, i Conservatori hanno ottenuti più del 50 per cento dei seggi alla Camera dei comuni. Oppure, il Partito Nazionale Scozzese (SNP), che ha pochi voti ma molto concentrati geograficamente, ha ottenuto appena il 4,7 per cento dei voti a livello nazionale, ma è riuscito a eleggere quasi il dieci per cento dei deputati, cioè oltre 50. Lo UKIP ha preso quasi il triplo dei voti dello SNP a livello nazionale, ma di deputati ne ha eletto uno soltanto.

E qui entra in gioco lo “scambio di voto”. Per evitare che i voti di milioni di persone vengano “perduti” a causa di questo sistema, nel 2015, racconta l’Independent, Tom de Grunwald, un produttore nel settore dei media, inventò il sito “Swap my vote“, con lo scopo di mettere in comunicazione persone che intendono scambiare il proprio voto. De Grunwald ha spiegato all’Independent che il sistema era stato pensato per mettere in contatto elettori di tutti i partiti, ma è utilizzato soprattutto da persone che hanno idee politiche simili. Ad esempio, un elettore che vive in un collegio dove i Laburisti non hanno possibilità di vittoria potrebbe scambiare il suo voto con quello di un elettore che vorrebbe votare i Verdi e vive in un collegio dove i laburisti hanno qualche possibilità di vincere: in questo modo il voto dell’elettore dei Laburisti potrebbe risultare significativo.

Naturalmente non c’è possibilità di accertarsi che le due parti rispettino l’accordo una volta entrati nella cabina elettorale, ma de Grunwald ha spiegato che il suo sistema prevede alcuni incentivi all’onestà. Ad esempio, incoraggia i due elettori a conoscersi sui social network, in modo da stimolare la fiducia reciproca e rendere più facile scoprire eventuali truffatori. Inoltre, il sistema viene utilizzato soprattutto tra persone che pur volendo votare partiti diversi hanno un’ideologia politica simile, riducendo così le possibilità di comportamenti disonesti. De Grunwald dice che il sito è stato utilizzato da 10 mila persone nel 2015, abbastanza, scrive l’Independent, da cambiare il risultato di uno o due collegi in bilico.