Perché Raggi litiga coi “centurioni”

A nome di molti lei li accusa di essere molesti e cerca di vietarli, loro chiedono di lavorare ed essere considerati "artisti di strada"

(ANSA/ANGELO CARCONI)
(ANSA/ANGELO CARCONI)

Ieri il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha sospeso un’ordinanza emessa dal Comune di Roma che vietava l’attività dei cosiddetti “centurioni”, un cospicuo numero di persone che da anni si sono inventati una professione vestendosi da soldati dell’antica Roma e proponendo ai turisti una foto insieme a pagamento, soprattutto davanti al Colosseo. Da ieri quindi possono riprendere la loro attività.
L’ordinanza era stata decisa dal sindaco Virginia Raggi a luglio 2016 e poi era stata rinnovata a dicembre; una simile ordinanza era già stata formulata dal prefetto Francesco Paolo Tronca nel novembre 2015 quando ricopriva la carica di commissario straordinario della città. Il TAR – che nello stesso giorno ha permesso anche la circolazione dei cosiddetti “risciò” privati, che girano nelle stesse zone dei centurioni – ha stabilito una nuova udienza per il 6 dicembre. Non è chiaro se nel frattempo il Comune deciderà di fare ricorso per ripristinare l’ordinanza.

Come ha spiegato l’assessore al Turismo Adriano Meloni, l’attività dei “centurioni” era stata vietata per «preservare il decoro di questa area di pregio», cioè l’area del Colosseo. Da molti anni turisti e residenti di Roma si lamentano per i comportamenti insistenti e a volte aggressivi dei “centurioni”, che sono alcune decine e che per una foto arrivano a chiedere anche 50 euro. Loro si difendono spiegando di essere inoffensivi e meno pericolosi di venditori abusivi di ombrelli e aste per selfie, anche loro molto presenti nei dintorni di diversi monumenti e luoghi storici di Roma.

L’ordinanza di Raggi vietava esplicitamente «qualsiasi attività che prevede la disponibilità di essere ritratto come soggetto in abbigliamento storico, in fotografie o filmati, dietro corrispettivo in denaro». Le pene previste erano multe fino ai 400 euro, la stessa cifra decisa da Tronca nel 2015. Il ricorso contro l’ordinanza era stato presentato dall’associazione «Centurioni artisti di strada», creata da una decina di loro: la tesi di fondo è che la loro attività sia «analoga a quella degli artisti di strada», come ha spiegato l’avvocato dell’associazione alla Stampa. Gli “artisti di strada” sono soggetti a specifiche normative comunali nelle diverse città, che permettono di regolamentare le loro attività ed esimerle da una serie di obblighi amministrativi e fiscali.

Il TAR non è entrato nel merito del ricorso, ma l’ha accolto sulla base del fatto che le ordinanze come quella in cui era contenuto il divieto «rappresentano il rimedio approntato dall’ordinamento per far fronte a situazioni di emergenza e sono consentite solo se “temporalmente delimitate”». Il TAR ha anche rimproverato il Comune di Roma per non avere ancora avviato una regolamentazione della categoria, cosa che i “centurioni” chiedono da anni. Anche l’assessore Melloni ha parlato della possibilità di una “regolamentazione definitiva”, mentre Raggi citando la doppia decisione del TAR su centurioni e risciò ha parlato genericamente di un “nuovo regolamento” per proteggere il decoro della città.