Alcuni pullman su cui avevano viaggiato i siriani sciiti di Foua e Kafraya parcheggiati a Rashideen, ad Aleppo, prima dell'esplosione del pomeriggio del 15 aprile 2017 (OMAR HAJ KADOUR/AFP/Getty Images)
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  • sabato 15 Aprile 2017

L’attacco ai pullman di civili ad Aleppo

Un'esplosione ha colpito alcuni pullman su cui siriani sciiti stavano aspettando per uno scambio fra ribelli e forze di Assad: ci sono un centinaio di morti

Alcuni pullman su cui avevano viaggiato i siriani sciiti di Foua e Kafraya parcheggiati a Rashideen, ad Aleppo, prima dell'esplosione del pomeriggio del 15 aprile 2017 (OMAR HAJ KADOUR/AFP/Getty Images)

Ad Aleppo alcuni pullman di siriani coinvolti in uno scambio fra ribelli e forze di Assad sono stati colpiti da un’esplosione nel primo pomeriggio di sabato 15 aprile. I pullman, parte di un convoglio di una settantina di veicoli, si trovavano da alcune ore nel quartiere di Rashideen, dopo che lo scambio era stato temporaneamente bloccato. BBC dice che l’esplosione è stata causata da un’autobomba. Non ci sono ancora informazioni confermate su feriti e morti, ma sui social network stanno circolando immagini che mostrano diverse persone sanguinanti e a terra. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani – un’organizzazione vicina ai ribelli con sede a Londra – ci sono 112 morti, di cui 68 bambini, e il numero dei morti potrebbe crescere; il gruppo di soccorso dei Caschi Bianchi dice di aver recuperato almeno 100 corpi.

I pullman erano partiti da Foua e Kefraya, due villaggi a maggioranza sciita che si trovano in un’area controllata da ribelli islamisti e gruppi terroristi. Governo e ribelli siriani avevano accettato di evacuare la città a patto che contemporaneamente venissero evacuati i residenti di Madaya e Zabadani, due paesi a maggioranza sunnita situati vicino Damasco (e quindi controllati dalle forze di Bashar al Assad). Le persone coinvolte nello scambio sono circa trentamila. L’accordo era stato negoziato nei giorni scorsi dall’Iran per conto degli sciiti di Foua e Kefraya e da Ahrar al Sham – un gruppo di ribelli islamisti e molto conservatori – per conto degli abitanti di Madaya e Zabadani.

Foua e Kefraya si trovano vicino a Idlib: sono sotto il controllo dei ribelli islamisti dal 2015; fin dall’inizio della guerra in Siria sono stati dalla parte del regime di Assad.

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Per queste ragioni, l’analista Charles Lister sostiene che l’attacco non sia stato compiuto da gruppi ribelli o dagli alleati di Assad, ma da gruppi terroristici come al Qaida, lo Stato Islamico o Assad stesso.

Le persone a bordo dei pullman stavano aspettando la fine dello scambio. Secondo alcune fonti della giornalista di ABC News Rym Momtaz, che si occupa della situazione in Siria e dello Stato Islamico, la ragione per cui lo scambio era stato bloccato era che a bordo dei mezzi provenienti da Foua e Kefraya c’era un numero di persone inferiore rispetto a quanto concordato. Prima dell’esplosione un corrispondente dell’agenzia di stampa Agence France-Presse aveva riferito che i civili provenienti da Madaya e Zabadani stavano aspettando da almeno trenta ore. Sempre secondo AFP le persone che erano bloccate in attesa della fine dello scambio erano circa settemila: cinquemila provenienti dai territori controllati dal regime di Assas, 2.200 dai villaggi controllati dai ribelli islamisti.

Sia l’Osservatorio siriano per i diritti umani che la televisione di stato siriana – due fonti di fronti opposti quindi – dicono che a causare l’esplosione è stato un attentatore suicida che si è avvicinato ai pullman su un furgoncino che si pensava trasportasse degli oggetti, viveri e altre cose, per le persone che stavano aspettando la fine dello scambio. Questa ricostruzione, riportata da Al Jazeera, per ora non è stata confermata.