Il presidente del Sudafrica Jacob Zuma ad Harare, nello Zimbabwe, il 3 novembre 2016 (AP Photo/Tsvangirayi Mukwazhi, File)
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  • venerdì 31 Marzo 2017

Jacob Zuma ha mandato via il suo ministro delle Finanze

E molti altri funzionari del governo del Sudafrica, contro il parere di un pezzo del suo partito: è uno scontro esemplare di molti altri suoi guai

Il presidente del Sudafrica Jacob Zuma ad Harare, nello Zimbabwe, il 3 novembre 2016 (AP Photo/Tsvangirayi Mukwazhi, File)

Il presidente del Sudafrica Jacob Zuma ha rimosso dall’incarico il ministro delle Finanze Pravin Gordhan e il viceministro delle Finanze. Al posto di Gordhan Zuma ha messo il ministro dell’Interno, Malusi Gigaba. La decisione di Zuma è arrivata nonostante il forte parere contrario non solo dei partiti di opposizione, ma anche di gran parte dell’African National Congress (ANC), cioè il partito di Zuma, e del Partito Comunista Sudafricano, alleato dell’ANC, dato che Gordhan è molto rispettato non solo in Sudafrica ma anche a livello internazionale, e la sua uscita dal governo potrebbe avere una grossa influenza negativa sull’economia del paese, scoraggiando gli investitori stranieri. Zuma ha anche cambiato ruolo a una ventina di alti funzionari del governo, dicendo di averlo fatto per aumentare il numero di donne e giovani negli incarichi governativi. In realtà tutta la questione è dovuta ai conflitti tra Zuma e Gordhan e tra Zuma e parte dell’ANC, che resta il maggior partito sudafricano (era il partito di Nelson Mandela e ha guidato il Sudafrica dalla fine dell’apartheid nel 1994) ma che alle elezioni amministrative dell’agosto 2016 ha ottenuto i suoi risultati peggiori di sempre. Gli oppositori di Zuma chiedono da tempo le sue dimissioni da presidente.

È da molti mesi che si parla della crisi del governo del Sudafrica, o meglio, della posizione sempre più precaria di Zuma, che però nonostante tutti i suoi numerosi guai è ancora al potere. Zuma, che è anche il presidente dell’ANC, è presidente del Sudafrica dal 2009: è al suo secondo mandato, che dovrebbe finire nel 2019. Le ragioni per cui Zuma è nei guai sono molte. Fin da quando è stato eletto presidente, è accusato di corruzione, frode e riciclaggio di denaro, con 783 imputazioni in totale. Lo scorso novembre c’erano state delle grosse manifestazioni per chiedere le sue dimissioni da presidente del Sudafrica per via di una serie di scandali legati ai rapporti tra lui e i Gupta, una ricca famiglia di imprenditori indiani. Poi le richieste di dimissioni hanno cominciato ad arrivare anche da parte di membri dell’ANC per via della disputa con Gordhan.

Zuma è da tempo in conflitto con Gordhan per le divergenze su varie questioni. Gordhan si è opposto alla crescente corruzione all’interno del governo e ad alcune politiche di carattere populista proposte da Zuma. Nel suo periodo da ministro delle Finanze – dal 2015 a oggi – Gordhan ha cercato di controllare la spesa dello stato, la gestione delle aziende statali e la gestione dell’agenzia delle entrate, in modo da far riprendere l’economia sudafricana, in crisi da tempo. Le sue proposte però non piacevano a Zuma, che tra le altre cose avrebbe voluto aumentare la ridistribuzione della ricchezza. Un’altra cosa per cui Zuma e Gordhan si sono scontrati sono stati i piani per la costruzione di centrali nucleari nel paese: secondo Gordhan il Sudafrica non poteva permettersi a livello finanziario quello che Zuma intendeva fare.

Lo scorso ottobre Gordhan era stato accusato di truffa: ha detto che le accuse, poi cadute, erano motivate politicamente. Zuma ha giustificato la rimozione di Gordhan dal suo incarico dicendo che l’ex ministro voleva danneggiarlo e ha usato come prova un rapporto dei servizi segreti che secondo l’opposizione è stato messo insieme per screditare Gordhan. Il conflitto tra Zuma e Gordhan ha danneggiato il Sudafrica dal punto di vista economico: da mesi le agenzie di rating dicono che il paese potrebbe raggiungere il livello “spazzatura” per via di questa lite e delle possibili dimissioni di Gordhan, scoraggiando così gli investimenti stranieri.

Ieri l’agenzia di stampa Reuters aveva riportato alcune cose dette da due membri dell’ANC che avevano chiesto di restare anonimi: secondo queste fonti Zuma avrebbe promesso ai membri del suo partito di dimettersi nel 2018, quindi un anno prima del previsto termine dell’attuale mandato presidenziale in cambio delle dimissioni immediate di Gordhan. Come ulteriore concessione in cambio delle dimissioni di Zuma l’anno prossimo i suoi sostenitori avrebbero chiesto – aveva detto sempre Reuters – di poter scegliere loro il successore di Zuma. Uno dei nomi che circola di più a questo proposito è quello dell’ex moglie del presidente Nkosozana Dlamini-Zuma.

La situazione di Zuma è complicata non solo per le sue questioni più personali, ma anche per la situazione generale del Sudafrica e dell’ANC: dal 2009 a oggi il tasso di disoccupazione è cresciuto dal 23,6 al 27 per cento circa e il debito del paese è raddoppiato. Nonostante siano passati più di vent’anni dalla fine dell’apartheid in Sudafrica continuano a esserci forti disuguaglianze tra neri e bianchi, che sono circa il 9 per cento della popolazione. Bloomberg, in un editoriale scritto dall’editorial board e che quindi esprime le opinioni della testata, dice che l’ANC dovrebbe smettere di sostenere Zuma e pensare al bene del Sudafrica.