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  • lunedì 27 marzo 2017

La Cina ha riconosciuto l’esistenza di 14 milioni di cinesi

Molte erano persone nate contro la politica del figlio unico e per questo mai registrate all'anagrafe per evitare le pesanti multe

(NICOLAS ASFOURI/AFP/Getty Images)

Negli ultimi quattro anni il governo cinese ha permesso a quasi 14 milioni di persone che avevano sempre vissuto senza documenti di registrarsi nello hukou, il sistema anagrafico cinese in cui ogni cittadino viene identificato in base all’area di residenza, oltre che con il suo nome, con la sua data di nascita, con i nomi dei suoi genitori e quello del suo eventuale coniuge. È stato annunciato il 24 marzo dal ministero di Pubblica Sicurezza cinese, il dipartimento statale che tra le altre cose si occupa dello hukou, e riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua. Molte delle persone che in precedenza non erano registrate sono nate in contravvenzione alla politica del figlio unico, che per più di trent’anni, fino al 2015, ha imposto alla maggior parte delle coppie di avere al massimo un figlio: chi aveva uno o più figli in aggiunta al primo spesso non li registrava per non dover pagare grosse multe e per questo nel tempo moltissime persone sono rimaste senza documenti. Sono i cosiddetti heihaizi, che significa “bambini neri”.

In Cina non essere registrati nello hukou significa non avere accesso all’assicurazione sanitaria, al sistema scolastico gratuito e al sistema pensionistico, tra le altre cose, dato che ogni persona ne ha diritto in base al suo luogo di residenza. Senza documenti una persona non può neppure lavorare, ricevere un’eredità o sposarsi. La registrazione nello hukou non c’entra nulla con il certificato di nascita: averlo non implica direttamente entrare in questo sistema anagrafico. Spesso erano le figlie femmine a non essere registrate dai genitori che contravvenivano alla politica del figlio unico: tradizionalmente in Cina i figli maschi sono privilegiati, e per la stessa ragione sono avvenute molte interruzioni di gravidanza sulla base del sesso del feto. Secondo uno studio pubblicato alla fine dell’anno scorso, circa 25 milioni di donne cinesi non sono state registrate alla nascita; una stima che tra le altre cose smentisce l’idea molto diffusa che in Cina molti uomini non trovino una compagna a causa del maggior numero di uomini rispetto a quello delle donne.

Oltre agli heihaizi la campagna di registrazione del governo ha permesso anche a orfani e persone senzatetto (che quindi non hanno un indirizzo di residenza) di entrare nello hukou. I quasi 14 milioni di persone che hanno potuto registrarsi sono pari circa all’un per cento della popolazione cinese, che ammonta a 1,37 miliardi di persone. La registrazione di queste persone però sta procedendo lentamente, dato che dipende da come è effettuata nelle diverse regioni.

Agli heihazi è stato dedicato un breve documentario realizzato dalla Fondazione Thomson Reuters, Invisible Lives, cioè “Vite invisibili”. Racconta l’esperienza personale di tre persone: il professore universitario Yang Zhizhu che ha perso il suo lavoro per aver avuto un secondo figlio e poi è diventato un attivista contro le politiche di pianificazione famigliare; la ventitreenne Li Xue, che ha vissuto tutta la sua vita senza documenti in quanto secondogenita e Liu Chunyan, una donna con una figlia nata al di fuori del matrimonio (dopo averne avute altre due da sposata) e quindi, in passato, registrabile solo pagando una multa dell’equivalente di 110mila euro. La figlia di Liu Chunyan ha potuto essere registrata gratuitamente solo ad aprile dello scorso anno.

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