John Tsang, Carrie Lam e Woo Kwok-hing (Anthony Kwan/Getyy Images)
  • Mondo
  • domenica 26 Marzo 2017

A Hong Kong è stata eletta una governatrice filo-cinese

Il fatto che sia la prima donna a ricoprire questo incarico è passato in secondo piano: non era la candidata più popolare ed è stata nominata da un apposito comitato filo-cinese

John Tsang, Carrie Lam e Woo Kwok-hing (Anthony Kwan/Getyy Images)

Carrie Lam – una donna di 59 anni considerata vicina al governo cinese – è la nuova governatrice (chief executive) di Hong Kong, la città-stato che è una delle due regioni a statuto speciale della Cina (l’altra è Macao, che si trova lì vicino). Lam entrerà in carica l’1 luglio, e sarà la prima donna a ricoprire questo ruolo. La notizia però è passata in secondo piano rispetto alle dinamiche della sua elezione: Lam è stata eletta da un apposito comitato di cui fa parte lo 0,03 per cento degli elettori di Hong Kong, e che è composto da notabili della città perlopiù fedeli al governo centrale cinese. Lam ha ottenuto 777 voti su 1.194, pari al 66,8 per cento; nei sondaggi popolari tenuti poco prima delle elezioni, invece, era data a 26 punti di distacco dal candidato più popolare, l’ex segretario delle Finanze della città (che invece ha ottenuto il 31,4 per cento dei voti espressi dal comitato).

Hong Kong è una metropoli di circa otto milioni di abitanti su un’area di poco superiore ai mille chilometri quadrati (è una delle aree più densamente popolate al mondo) e il suo sistema politico e giuridico è complesso: diverso, e più libero di quello cinese, ma comunque fortemente influenzato dal governo cinese. Le persone che fanno parte del comitato che elegge il governatore sono scelte con un meccanismo molto complesso che si basa principalmente sull’assegnazione di un certo numero di rappresentanti a ordini professionali e settori economici della società, sul quale interviene pesantemente il governo cinese. Siccome capita spesso che le persone più influenti della città abbiano forti legami commerciali o politici con la Cina, questo sistema garantisce che i settori più vicini agli interessi cinesi siano sovrarappresentati.

Negli ultimi mesi si è comunque mosso qualcosa. A settembre 2016 si sono tenute le elezioni locali, a cui possono votare decine di migliaia di persone, che hanno permesso a una nuova forza politica di ottenere dei seggi in parlamento: per la prima volta nella storia di Hong Kong hanno ottenuto rappresentanza coloro che credono che per garantire le libertà cvili e la democrazia sia necessario ottenere l’indipendenza dalla Cina. È stato un cambio importante e significativo: i gruppi filo-democrazia esistono da anni a Hong Kong, ma nessuno di loro aveva mai veramente messo in discussione la relazione speciale col governo cinese sancita dall’accordo “un paese, due sistemi”.

La vittoria di Lam è stata contestata da alcuni gruppi pro-democrazia che chiedono elezioni libere, così come fece la famosa protesta degli ombrelli, nel 2014. L’attuale Capo dell’esecutivo di Hong Kong è Leung Chun-ying (quello contro cui nacque la protesta degli ombrelli) e Lam prenderà il suo posto da luglio. Lam è stata per anni una funzionaria del governo, e durante le proteste del 2014 – in cui già aveva un importante ruolo nel governo di Hong Kong – si era opposta alle richieste dei dimostranti. Lam resterà in carica per cinque anni.