Da una scena di "Pinocchio" (1940)

Forse il clima ci ha cambiato il naso

Uno studio sostiene che la forma delle narici cambi a seconda dell'area geografica perché narici più strette funzionano meglio al freddo

Da una scena di "Pinocchio" (1940)

La forma delle narici umane potrebbe dipendere dal luogo da cui provengono i nostri antenati, o meglio dal clima in cui hanno vissuto per generazioni e generazioni. È la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori di genetica e antropologia americani, irlandesi e belgi, autori di un articolo sul tema pubblicato sulla rivista scientifica Plos Genetics. Secondo lo studio le narici più larghe si sono sviluppate nelle zone geografiche con climi caldi e umidi, mentre negli esseri umani che per millenni hanno vissuto ad alte latitudini o comunque in climi freddi e secchi, come nel nord Europa, le narici tendono a essere più strette. È una conclusione che si ipotizza da tempo, ma finora non era mai stato fatto uno studio che partisse da misurazioni delle dimensioni dei nasi invece che da quelle dei crani.

La ricerca pubblicata su Plos Genetics è stata fatta creando dei modelli 3D dei nasi di 476 volontari provenienti da quattro diverse zone della Terra – dal sud e dall’est dell’Africa, dall’ovest dell’Africa e dal nord dell’Europa – e i cui antenati erano originari delle stesse regioni. Per ciascuna zona geografica sono stati studiati almeno quaranta partecipanti. Sono state prese in considerazione sette caratteristiche del naso umano: l’altezza, la lunghezza, la distanza tra la punta e la base, la larghezza delle narici e quella della base, l’area coperta dalle narici e la superficie totale del naso. Solo per la larghezza delle narici i ricercatori hanno rilevato che le differenze tra i diversi gruppi di persone andavano oltre quelle dovute alle variazioni casuali del codice genetico: per tutte le altre caratteristiche sono state riscontrate differenze anche all’interno degli stessi gruppi di persone.

dimensioni_naso(Investigating the case of human nose shape and climate adaptation, 2017 Zaidi et al)

Un secondo esperimento è stato fatto nel corso dello stesso studio su 140 donne scelte tra i partecipanti, per trovare una correlazione tra larghezza delle loro narici e le caratteristiche climatiche della loro regione di provenienza. A ogni donna sono stati associati i valori di temperatura e umidità medi della propria regione di origine, ed è stato dimostrato che c’è una correlazione tra quei valori e la larghezza delle narici: sono più larghe nelle persone provenienti da zone più calde e umide.

L’ipotesi dei ricercatori è che le narici più strette fossero più vantaggiose per gli esseri umani che in passato vivevano in climi freddi e secchi per via di una delle funzioni del naso: riscaldare e umidificare l’aria che si respira, per evitare danni alle vie respiratorie e ai polmoni. Infatti, con le narici più strette, a parità di aria inspirata, l’aria va più veloce, quindi ha un maggiore scambio termico con le pareti del naso, che sono più calde. Il contatto con la mucosa nasale invece aumenta l’umidità dell’aria e pareti stretti favoriscono la turbolenza che migliora i contatti tra aria e mucose. Il processo evolutivo nelle regioni fredde e secche avrebbe quindi favorito gli individui con narici più strette perché più adatte a fare arrivare aria adeguatamente riscaldata e umidificata all’apparato respiratorio. Non ci sono nasi peggiori e nasi migliori, semplicemente alcuni in passato erano più adatti alla vita in alcune zone del mondo, suggerisce la ricerca.

Ovviamente non è detto che le condizioni climatiche siano l’unico fattore che abbia avuto un peso sulla forma del naso dei diversi gruppi umani. Arslan Zaidi, il genetista della Pennsylvania State University che è il primo autore dell’articolo pubblicato su Plos Genetics, ha ad esempio ipotizzato che anche il gusto estetico delle antiche popolazioni umane possa aver avuto un ruolo nel definire la forma dei nasi. Alcune popolazioni forse attribuivano un maggior valore estetico alle narici larghe invece che a quelle strette, e viceversa, e per questo potrebbe esserci stata una forma di selezione sessuale: chi aveva un naso ritenuto più attraente aveva più possibilità di riprodursi e quindi di trasmettere i propri geni.

Il Guardian ha chiesto a Noreen von Cramon-Taubadel, un’antropologa dell’Università di Buffalo non coinvolta nello studio, di commentarne i risultati: von Cramon-Taubadel ritiene che sicuramente ci siano altri fattori in gioco oltre a quelli climatici e che in ogni caso per valutare l’impatto di questi ultimi sarebbe meglio valutare la forma interna del naso, invece di quella esterna. Zaidi comunque pensa che siano necessarie altre ricerche per stabilire con precisione i legami tra clima e forma del naso, soprattutto perché nello studio non sono stati studiati i nasi di alcune etnie, come i nativi americani e gli Inuit.

Per non creare fraintendimenti sullo scopo dello studio e sulle premesse che gli stanno dietro, che nulla hanno a che fare con le teorie sulle presunte “razze umane” (che non esistono), Zaidi ha spiegato che nonostante le differenze prese in esame dalla ricerca, meno del 15 per cento delle variazioni genetiche negli esseri umani è legato alla differenze fisiche tra persone provenienti da diverse regioni geografiche. I geni che controllano il colore della pelle, il tipo di capelli e la forma delle narici sono un’eccezione: la stragrande maggioranza dei geni non ha alcun legame con l’etnia di provenienza. Gli studi come quello di Zaidi e colleghi non servono per trovare differenze tra diversi gruppi di persone, ma per capire se ce ne sono di più esposti a certi rischi per la salute rispetto ad altri, considerando che oggi chiunque può vivere in aree geografiche molto lontane da quelle dei propri antenati.