Proteste a Bobigny, a nord di Parigi, 16 febbraio 2017 (GEOFFROY VAN DER HASSELT/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 17 febbraio 2017

Le novità nella storia di Théo

Il ragazzo francese che accusa la polizia di averlo stuprato è uscito dall'ospedale: nel frattempo è stata aperta un'altra inchiesta su uno dei poliziotti già incriminati

Proteste a Bobigny, a nord di Parigi, 16 febbraio 2017 (GEOFFROY VAN DER HASSELT/AFP/Getty Images)

Théo L., un ragazzo francese di 22 anni che accusa la polizia di averlo picchiato e stuprato con un manganello nel corso di un’operazione antidroga a Seine-Saint-Denis, Francia, è stato dimesso dall’ospedale dove era ricoverato da due settimane. La storia di Théo aveva causato manifestazioni e proteste a Parigi e in altre zone della Francia e aveva riproposto la questione delle banlieue, le aree periferiche e spesso degradate delle città: tra due mesi in Francia si voterà per eleggere un nuovo presidente. Nel frattempo la procura di Bobigny ha aperto un’indagine preliminare per nuove accuse di violenza contro uno dei poliziotti già incriminati per il presunto stupro di Théo.

Come sta Théo
Théo era stato portato in ospedale lo scorso 2 febbraio, giorno del suo arresto, e ne è uscito giovedì 16 febbraio. Su Facebook ha pubblicato un video in cui spiega come sta, con la madre e la sorella accanto, e ringrazia le persone che lo hanno sostenuto: «Grazie a Dio, sono uscito sulle mie gambe». E ancora: «Sono molto stanco. La ferita non è ancora guarita. (…) Sarei dovuto rimanere in ospedale ancora una decina di giorni, ma non ho potuto accettarlo perché non so se sarei riuscito a reggere mentalmente».

Il medico che ha curato Théo in ospedale gli ha diagnosticato «una ferita longitudinale nel canale anale» di 10 centimetri e una lesione del muscolo sfintere. Ha prescritto al ragazzo 60 giorni di invalidità totale.

Le proteste
Durante una visita del presidente Hollande, lo scorso 7 febbraio, Théo L. aveva fatto appello alla calma, chiedendo ai giovani del suo quartiere di non «fare la guerra» e di «rimanere uniti». C’erano state diverse manifestazioni e scontri con la polizia dopo il suo arresto, gli ultimi a Bobigny la sera di giovedì 16 febbraio: vi hanno preso parte circa 200 persone e tre sono state fermate dalla polizia, che ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Aulnay-sous-Bois, un altro comune nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, è la zona dove Théo è stato aggredito e dove nel 2005 migliaia di persone si scontrarono con la polizia.

La storia di Théo e la nuova indagine
All’inizio di febbraio Théo aveva raccontato ai suoi avvocati di essere uscito di casa e di essersi trovato per caso in mezzo a un’operazione antidroga della polizia. Insieme ad altri ragazzi aveva detto di essere stato costretto a mettersi faccia al muro e di avere obbedito senza opporre resistenza. Uno dei poliziotti, però, avrebbe iniziato a picchiarlo, e quando Théo gli aveva chiesto perché lo stessero colpendo l’agente gli avrebbe abbassato i pantaloni e lo avrebbe violentato con il manganello. «Ero girato di tre quarti e ho visto quello che stava facendo dietro di me», ha detto al suo avvocato in una registrazione ottenuta dalla televisione BFMTV: «Mi sono piegato sulla pancia, non avevo più la forza, sentivo come se il mio corpo mi avesse abbandonato».

Dopodiché gli agenti avevano caricato Théo in macchina, chiamandolo “negro”, sputandogli addosso, spruzzandogli gas lacrimogeno in faccia e rivolgendogli altri insulti razzisti. Arrivato al commissariato un altro agente si era accorto delle sue condizioni e lo aveva fatto ricoverare in ospedale, dove era stato operato d’urgenza per gravi ferite nel tratto finale dell’intestino. Dopo la prima denuncia del ragazzo, un agente di polizia era stato formalmente accusato di stupro e altri tre di violenza aggravata.

Martedì 14 febbraio la procura di Bobigny ha aperto un’indagine preliminare per nuove accuse di violenza contro uno dei poliziotti già incriminati per la vicenda di Théo. In un’intervista a L’Obs, Mohamed K., un amico di Théo, ha detto di essere stato picchiato da uno degli agenti che una settimana dopo ha partecipato alla presunta violenza sessuale contro Théo. Il ministro degli Interni Bruno Le Roux ha commentato che «si tratta di gravi accuse rivolte allo stesso funzionario, e meritano che noi, ovviamente, ne andiamo a fondo».

Mohamed K., che ha 22 anni e lavora come fattorino, ha raccontato di essere stato arrestato a Aulnay-sous-Bois il 26 gennaio da tre poliziotti che lo avrebbero picchiato, insultato e arrestato. Quel giorno Mohamed K. ha detto di essere rientrato dal lavoro e di essere uscito di nuovo per andare a comprare il pane. Per la strada vide un ragazzino inseguito da un uomo che indossava un cappotto con un cappuccio di pelliccia e che non portava la fascia arancione che lo identificava come poliziotto: Mohamed K. ha raccontato che l’uomo fece lo sgambetto al ragazzino e che la scena si svolse a cinque metri da lui. Decise di intervenire per capire cosa stesse succedendo e a quel punto l’uomo con il cappuccio gli disse che era un poliziotto: mise a terra il ragazzino e lo ammanettò.

Mohamed K. decise allora di tirare dritto. Più avanti venne fermato da due poliziotti, tra loro c’era anche l’uomo con il cappuccio: venne spinto verso l’ingresso di un edificio e a quel punto comparve anche un terzo poliziotto, «molto conosciuto nel quartiere»: «è lo stesso uomo che ha penetrato Théo con il suo manganello, tutti lo chiamano “Barbarossa”». Mohamed K. venne spinto all’interno dell’edificio (L’Obs ha pubblicato anche un breve video che mostrerebbe la scena girata con un cellulare, senza però precisare da chi e come lo ha ottenuto) e vide il ragazzino fermato prima di lui («lo stavano spogliando»): «Barbarossa mi ha colpito con il manganello. I poliziotti mi hanno messo le manette, mi hanno buttato a terra, schiacciandomi la testa e colpendomi sugli occhi, ho visto il mio sangue per terra, ho provato a strisciare via».

L’episodio è durato trenta o quaranta minuti, secondo Mohamed K. che poi è stato portato al commissariato: «Avevo problemi di respirazione e non ho capito cosa ci facevo lì». La polizia lo informò che era in stato di detenzione per «oltraggio e ribellione» e venne portato in ospedale dove gli dettero cinque giorni di malattia. Poi tornò in commissariato per altre ventiquattr’ore. Mohamed K. ha detto di non aver presentato subito una denuncia per paura. Ora l’avvocato di Théo si è offerto di rappresentarlo. I poliziotti responsabili dell’arresto di Mohamed K. hanno a loro volta sporto denuncia contro il ragazzo per violenza e ribellione: uno di loro ha un certificato medico di tre giorni per una ferita alla mano.

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