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  • martedì 7 febbraio 2017

Migranti a Belgrado fotografati da un Pulitzer

Bisogna «guadagnare la loro fiducia» ha spiegato al Post Muhammed Muheisen, che ha raccontato la vita nei campi improvvisati, in attesa che riaprano le frontiere

(AP Photo/Muhammed Muheisen)

In Serbia migliaia di persone che hanno provato a percorrere la cosiddetta “rotta balcanica” fra il 2015 e il 2016 stanno aspettando che le frontiere vengano riaperte dai molti paesi europei che si trovano lungo il tragitto e che le avevano formalmente chiuse nel marzo 2016: almeno mille vivono in un’area industriale abbandonata a Belgrado, in pessime condizioni igieniche, cercando riparo in vecchi magazzini abbandonati o carrozze di treni in disuso. Il pluripremiato fotografo di Associated Press Muhammed Muheisen si trova a Belgrado per documentare la loro situazione e ogni giorno scatta fotografie delle centinaia di persone che hanno scelto un vecchio deposito come riparo, mentre si scaldano con falò improvvisati, si lavano all’aperto o aspettano di ricevere un pasto gratuito.

Muheisen è arrivato a Belgrado due settimane fa e ha intenzione di rimanerci ancora per qualche settimana, dopo essere stato un mese nei campi profughi in Grecia (dove ha realizzato questo progetto sulle foto che i siriani tengono con sé). Muheisen ha spiegato al Post che l’ambiente in cui vivono i migranti è sporco e non salutare: in queste settimane fa molto freddo e per scaldarsi passano la giornata accanto ai falò, con il fumo che rende l’aria irrespirabile. Muheisen, ha raccontato sempre al Post, ha cercato di trascorrere più tempo possibile nel magazzino poter raccontare meglio quello che i rifugiati devono affrontare ogni giorno:

«Credo che per riuscirci serva trascorrere quanto più tempo possibile con loro, per guadagnare la loro fiducia, per diventare invisibili e parte dell’ambiente: tutti questi elementi fanno in modo che tu sia affidabile, e la fiducia è qualcosa in cui investi e che guadagni facendo vedere alle persone che vuoi mostrare quello che stanno passando. Dalle mie precedenti esperienze, in cui ho documentato le crisi dei rifugiati in diversi paesi di tutto il mondo, ho sempre notato che queste persone sanno capire se sei un amico o una minaccia, e questo si riflette sulle immagini. Il momento in cui si guadagna la loro fiducia è il momento in cui si diventa invisibili e in grado di documentare i loro momenti intimi, quelli felici e quelli tristi».

A novembre l’UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, aveva stimato che in Serbia, uno dei paesi balcanici più permissivi e accoglienti nei confronti dei migranti, ce ne fossero ancora 6.000. Quelli fotografati da Muheisen si trovano in accampamenti improvvisati, in cui le autorità prestano un’assistenza limitata e i migranti hanno solo lo stretto necessario, come coperte o pasti gratuiti portati dai volontari. Molte delle persone che si trovano nei campi provengono da Afghanistan e Pakistan, e temono che se si trasferiranno nei centri ufficiali verranno rispediti al loro paese.

Muhammed Muheisen è nato a Gerusalemme nel 1981 ed è il capo-fotografo di AP in Pakistan, Afghanistan e Medio Oriente: nel 2013 Time lo ha scelto come miglior fotografo di news dell’anno e ha vinto due volte il premio Pulitzer, nel 2005 e nel 2013, per il racconto della guerra in Iraq e in Siria. Muheisen ha ottenuto il suo primo incarico da AP nel 2001 e da allora ha realizzato decine di reportage, raccontando ad esempio il conflitto tra israeliani e palestinesi, la guerra in Iraq, quella in Afghanistan e anche quella in Siria.

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