Il capo di Samsung rischia l’arresto

In Corea del Sud è stata emessa una richiesta di arresto contro Lee Jae-yong, accusato di avere comprato con tangenti l'appoggio del governo

(Chung Sung-Jun/Getty Images)

In Corea del Sud gli inquirenti che si stanno occupando del caso di tangenti e corruzione che ha portato all’impeachment della presidente, Park Geun-hye, hanno chiesto l’arresto di Lee Jae-yong, vicepresidente di Samsung Electonics e di fatto il capo di Samsung Group, la più grande azienda di tutto il paese. La notizia sta facendo discutere molto, soprattutto investitori e analisti, perché Lee si stava preparando da anni a ereditare la società di famiglia dal padre, Lee Kun-hee, che aveva lasciato Samsung nel 2008 per uno scandalo sulla gestione di alcuni fondi illeciti, tornando poi al controllo dell’azienda nel 2010: a causa di un attacco di cuore nel 2014 e di condizioni di salute piuttosto precarie, negli ultimi anni buona parte della gestione aziendale è già passata al figlio Lee Jae-yong, che ha 48 anni.

Un portavoce degli inquirenti ha detto che Lee è accusato di appropriazione indebita e di avere mentito sotto giuramento nel corso di un’udienza parlamentare, organizzata proprio per indagare il suo coinvolgimento in un giro di tangenti. Samsung è sospettata di avere dato l’equivalente di 34 milioni di euro (43 miliardi di won) a Choi Soon-sil, conoscenza di vecchia data della presidente Park, per avere l’appoggio del governo nel passaggio di potere all’interno dell’azienda. La richiesta di arresto è stata formulata nelle prime ore di lunedì, ma dovrà essere convalidata da un tribunale in un’udienza in programma per mercoledì prossimo, 18 gennaio.

Lo scorso dicembre gli inquirenti avevano avviato una serie di indagini per verificare se Samsung e altre grandi aziende avessero dato soldi a Choi Soon-sil, in cambio di favori di vario tipo. Un loro portavoce ha detto: “Crediamo che ci sia stata un’illecita richiesta da parte di Samsung per facilitare gli affari legati alla successione familiare”. L’arresto di Lee consentirebbe agli inquirenti di proseguire e approfondire le loro indagini, in attesa di formalizzare le accuse nei suoi confronti e di rinviarlo a giudizio. Samsung ha respinto le accuse definendole inaccettabili.

Samsung è la più grande azienda della Corea del Sud ed è uno dei più grandi produttori al mondo di elettronica. Le indagini potrebbero avere serie ripercussioni sul passaggio di potere al suo interno, danneggiando gli affari dell’azienda che negli ultimi mesi ha già dovuto affrontare una seria e costosa crisi legata ai suoi Galaxy Note 7 difettosi. L’azienda ha dovuto ritirarli dal mercato dopo che si era scoperto che le loro batterie potevano esplodere, producendo grandi quantità di fumo e in alcuni casi principi d’incendio. Il nuovo smartphone, presentato in estate, avrebbe dovuto fare diretta concorrenza agli iPhone 7 presentati da Apple, soprattutto nel periodo degli acquisti natalizi di solito molto redditizio. Il danno per Samsung è stato di svariati miliardi di euro, senza contare i problemi di immagine.

L’inchiesta rischia ora di causare ulteriori danni alla reputazione di Samsung e più in generale all’economia della Corea del Sud, considerato che l’azienda rappresenta buona parte della produzione nazionale. Tra gli indagati ci sono diversi altri dirigenti di Samsung, compreso il responsabile della strategia del gruppo, il presidente della divisione Electronics e quello di Samsung Group. Uno degli obiettivi delle indagini è capire se, sotto l’influenza di Park, il governo fece pressioni sul sistema pensionistico nazionale per sostenere la fusione di Cheil Industries e Samsung C&T Corp., due aziende di Samsung la cui unione approvata nel 2015 rese più semplice l’estensione a Lee della propria area di influenza nel gruppo.

Lo scandalo delle tangenti e dei favori legati alla presidente Park prosegue ormai da mesi e, tra le altre cose, ha portato a grandi manifestazioni di piazza per chiedere le dimissioni della presidente, sospesa da un mese dai suoi incarichi.

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