Una sala slot machine del Connecticut gestita da nativi americani (Mario Tama/Getty Images)
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  • domenica 15 Gennaio 2017

I casinò gestiti dai nativi americani

Negli Stati Uniti sono moltissimi, per via di una legge apposita: hanno grandi giri di affari e in alcuni casi qualcuno se ne approfitta

Una sala slot machine del Connecticut gestita da nativi americani (Mario Tama/Getty Images)

Negli Stati Uniti esiste uno stretto legame tra il gioco d’azzardo e i nativi americani (i cosiddetti “indiani d’America”). Oggi infatti circa il 40 per cento delle tribù ufficialmente riconosciute gestisce dei casinò. A causa di una rozza logica “risarcitoria” per le persecuzioni e le discriminazioni subite, il fenomeno è regolato da una legge del 1988, l’Indian Gaming Regulation Act, la quale tra le altre cose stabilisce che i ricavi derivanti dal gioco d’azzardo debbano essere utilizzati dalle tribù per scopi legati alla comunità, per lo sviluppo economico e per finanziare sussidi ai membri del gruppo. Il giro d’affari intorno a questo fenomeno è molto alto e controllato dalle tribù, che sono come delle piccole nazioni sovrane all’interno degli Stati Uniti. Un caso di utilizzo improprio di questi fondi è stato scoperto di recente nel nord della California, dove la famiglia che si occupava della gestione di un casinò è stata accusata di aver rubato molti soldi dal conto in banca della comunità e di aver utilizzato questo denaro per condurre una vita che il capo della tribù ha definito “oscenamente lussuosa”.

Il Rolling Hills è il casinò coinvolto in questo caso. È stato aperto nel 2002 dalla comunità di nativi Paskenta Band of Nomlaki Indians vicino alla città di Corning, in California. Al suo interno ci sono molte attrazioni: oltre alle slot machine e ai tavoli dove si gioca a blackjack, ci sono per esempio un campo da golf, una riserva di caccia e di pesca e alcuni ristoranti aperti ventiquattro ore al giorno. Il tutto genera un ricavo annuale di 100 milioni di dollari, secondo quanto scrive il Washington Post. Questi soldi vengono in parte distribuiti tra i 300 membri della comunità, fornendo un’entrata annua per ogni membro adulto che si aggira intorno ai 54 mila dollari. Essendoci interessi economici così grandi, negli ultimi anni la gestione del casinò è stata segnata da tensioni interne molto gravi, nelle quali i membri della comunità sono arrivati anche a fronteggiarsi con armi militari. La settimana scorsa una famiglia è stata accusata di aver rubato 6 milioni di dollari dalle casse della comunità.

I tre membri della famiglia – un ex agente dell’FBI, sua madre e sua sorella – avrebbero speso questi soldi in viaggi costosissimi, gioielli e nella costruzione di una villa di lusso. Secondo le dichiarazioni del capo della tribù, Andrew Alejandre, la famiglia ha utilizzato per anni metodi intimidatori nei confronti degli altri membri della comunità per far sì che gli altri non li denunciassero. Pare inoltre che la famiglia abbia fornito documentazioni false agli agenti federali che stanno indagando sul caso. Secondo il Dipartimento di Giustizia, se ritenuti colpevoli i membri della famiglia potrebbero essere condannati a più di dieci anni di reclusione, e a multe intorno alle centinaia di migliaia di dollari.