Un'immagine della manifestazione a Parigi in favore della grazia a Jaqueline Sauvage (FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 29 Dicembre 2016

Jacqueline Sauvage è finalmente libera

La donna francese che ha ucciso il marito dopo 47 anni di abusi e violenze ha ottenuto la grazia da Hollande

Un'immagine della manifestazione a Parigi in favore della grazia a Jaqueline Sauvage (FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images)

Mercoledì sera Jacqueline Sauvage è uscita di prigione, dopo aver ottenuto la grazia totale dal presidente francese François Hollande. Sauvage è una donna francese di 69 anni che si trovava in carcere dal 3 dicembre 2015 in seguito a una condanna a 10 anni per omicidio. Nel 2012 Sauvage aveva ucciso il marito Norbert Marot, che durante i 47 anni di matrimonio aveva costantemente picchiato lei e i loro quattro figli, e abusato sessualmente di due delle loro tre figlie.

Il caso Sauvage aveva generato grandissima attenzione in Francia, e appelli affinché le fosse concessa la grazia e venissero modificate le norme che regolano la legittima difesa: sono circolate petizioni, appelli, lettere firmate da decine di deputati ed editoriali di giornali attraverso i quali la vicenda è diventata un simbolo della lotta alla violenza di genere. La grazia totale concessa dal presidente Hollande arriva dopo un suo primo intervento, all’inizio dell’anno, in cui Hollande aveva concesso a Sauvage un perdono parziale per il quale sarebbe dovuta uscire di prigione nell’aprile 2016. I giudici però erano intervenuti rifiutando la richiesta di scarcerazione della donna, rendendo così necessario un secondo intervento del presidente francese, al quale la Costituzione riconosce il potere di concedere la grazia totale e la riduzione della pena.

La vicenda giudiziaria di Sauvage inizia nel settembre del 2012, quando uccise il marito Marot sparandogli tre volte alle spalle con un fucile da caccia. Poco prima il marito l’aveva picchiata in seguito a una lite nella quale era stato coinvolto anche il figlio della coppia, che lo stesso giorno si suicidò. Per l’omicidio del marito Sauvage venne condannata in appello nel 2015 a 10 anni di carcere. Poco dopo la condanna, le tre figlie sopravvissute di Sauvage, Sylvie, Carole e Fabienne, presentarono una richiesta di grazia al presidente Hollande in cui era scritto: «Signor Presidente, nostra madre ha sofferto per tutti i lunghi anni del suo matrimonio, è stata vittima del potere di nostro padre, un uomo violento, dispotico, perverso e incestuoso». Durante il processo era infatti emerso che loro padre aveva abusato sessualmente di due di loro quando erano adolescenti, cosa che Sauvage ignorava e della quale venne a conoscenza in aula. Nessuna di loro denunciò mai il padre: le tre donne dissero di sentirsi troppo umiliate per chiedere aiuto. La mancanza di denunce è però un fenomeno abbastanza comune nei casi di violenza di genere, che secondo le legali della donna non doveva deporre a suo discapito.

I giudici si erano opposti alla prima decisione di Hollande preoccupati che la scarcerazione e successiva reintroduzione di Sauvage nel quartiere dove viveva potesse incoraggiare altri a percepirla come una vittima, e non come la colpevole di un reato. A Sauvage non fu infatti riconosciuta la legittima difesa, che nel diritto francese – oltre alla proporzionalità tra azione e reazione – prevede la concomitanza tra l’azione e la reazione. Secondo i giudici non poteva essere applicata nel suo caso: Sauvage, dopo essere stata picchiata, aveva atteso qualche minuto prima di prendere un’arma e sparare al marito, che era di schiena e disarmato. Durante quest’anno i parlamentari e le parlamentari che si sono mobilitati – sia di destra che di sinistra – hanno chiesto di tenere conto della situazione di violenza continua e prolungata in cui si trovava la donna. Questo avrebbe potuto portare all’introduzione nella legislazione francese del concetto di «legittima difesa differita» per includere quei casi in cui il pericolo di morte può essere descritto come «costante»: questi casi riguardano soprattutto le donne vittime di violenza. Tuttavia una riforma in questo senso non è ancora stata approvata, ed è stato necessario quindi il secondo intervento di Hollande. Una nota diffusa dall’Eliseo dice: «Il posto della signora Sauvage non è più in prigione, ma insieme alla sua famiglia».

Un comitato di solidarietà per Jacqueline Sauvage esiste in Francia da dicembre 2015, al quale nel tempo si sono aggiunte molte personalità e politici francesi di orientamenti molto diversi, tra cui la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, François Fillon e l’eurodeputato Jean-Luc Mélenchon. All’inizio del 2016, prima che concedesse una prima grazia parziale a Sauvage, Hollande ricevette una lettera firmata da più di 50 deputati; ci fu poi una manifestazione a Parigi e una petizione su Change.org che raggiunse quasi 380 mila firme. Due deputate di Les Républicains, il nuovo nome del partito UMP di Nicolas Sarkozy, fecero visita a Sauvage in carcere per darle il loro «pieno sostegno» e anche Valérie Pécresse, presidente della regione Île-de-France, chiese la grazia presidenziale su Twitter. Il quotidiano Libération e altri pubblicarono diversi editoriali sul tema (con titoli come “Cosa aspetta Hollande a graziare Sauvage?”).