(Lucasfilm)
  • Cultura
  • mercoledì 28 Dicembre 2016

Cosa sarà della principessa Leia?

Carrie Fisher aveva girato tutte le scene del prossimo Star Wars, ma avrebbe dovuto recitare anche in quello che uscirà nel 2019: ci sono tre strade possibili

(Lucasfilm)

Carrie Fisher – sceneggiatrice, scrittrice e attrice – è morta il 27 dicembre a Los Angeles, a 60 anni, alcuni giorni dopo aver avuto un attacco cardiaco. Fisher aveva interpretato molti ruoli nella sua carriera: era stata l’ex fidanzata di John Belushi nei Blues Brothers, la migliore amica di Meg Ryan in Harry ti presento Sally, April in Hannah e le sue sorelle di Woody Allen, ma soprattutto era la principessa Leia di Star Wars: ha recitato nei primi tre film della saga (quelli della trilogia originale) e anche in Star Wars: Il Risveglio della Forza, il primo film della trilogia sequel, uscito un anno fa, in cui è diventata il Generale Organa, capo della Resistenza.

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Come sa chi ha visto Il Risveglio della Forza, Leia Organa aveva un ruolo piuttosto importante nel film e il film si conclude con alcune questioni per lei irrisolte: vincere una guerra, partecipare a un funerale, rivedere suo fratello e se possibile anche un figlio. Rogue One: A Star Wars Story – nei cinema in questi giorni – è uno spin-off, una storia a parte; i seguiti di Il Risveglio della Forza usciranno nel 2017 e nel 2019 (e poi ne usciranno altri). Il primo dei due film è già in post-produzione: vuol dire che praticamente ogni scena è stata già girata dagli attori (Fisher compresa) e bisogna solo montarle, aggiungerci musiche, effetti speciali e rifiniture varie. Il film del 2019 ancora deve essere girato: la presenza di Fisher era prevista e descritta come rilevante. Ora bisognerà pensare come fare: potrebbe sembrare inopportuno e irrispettoso, ma i tempi del cinema sono lunghi e già nei prossimi giorni qualcuno si riunirà in una stanza per decidere cosa fare e, con ogni probabilità, come cambiare la sceneggiatura.

Star Wars: Episodio VIII – quello che uscirà nel 2017 – sarà quindi l’ultimo importante film con Carrie Fisher. Il film, ancora senza un titolo ufficiale, è diretto da Rian Johnson e riprenderà proprio nel punto in cui è finito Il Risveglio della Forza. L’ultima scena in cui si vede il personaggio interpretato da Fisher è in un momento di lutto insieme a Rey (Daisy Ridley); la prossima dovrebbe essere – secondo quanto Fisher aveva fatto capire da qualche suggerimento – un funerale. È possibile che si decida di far succedere qualcosa in questo film per cambiarne la trama – di cui ancora non si sa in realtà nulla – e far morire il personaggio di Leia, ma non è affatto certo.

Si sa invece che Colin Trevorrow – che dirigerà Star Wars: Episodio IX aveva detto di voler dare un ruolo importante a Fisher «trovando nuovi orizzonti per lei e Luke […] perché sono due icone, e due personaggi che hanno sofferto molto nel corso della saga». Già nel 1982 Fisher aveva fatto notare che c’era molto spazio per esplorare le reazioni di Leia dopo che aveva scoperto che Darth Vader era suo padre e che il suo pianeta era stato completamente distrutto. Scherzando aveva detto: «Magari un problema con l’alcol?».

Le riprese di Star Wars: Episodio IX (anche questo un titolo provvisorio) inizieranno nel 2017 e Trevorrow, Derek Connolly (il co-sceneggiatore) e la Disney non hanno ancora detto cosa pensano di fare, per ovvie e giuste questioni di rispetto e perché è una decisione complicata che riguarda in modo rilevante un business da miliardi di dollari.

A prescindere dalla bravura di Fisher e dalla bellezza del personaggio di Leia/Generale Organa, non sarà però facile adattare una storia in cui lei era chiaramente un personaggio centrale, con molti possibili sviluppi. Ci sono almeno tre possibili soluzioni: una è la più probabile, le altre due tecnicamente fattibili ma entrambe problematiche. Potrebbero sembrare tristi e irrispettose, ma tra le tante belle cose che è, il cinema è anche un immenso meccanismo produttivo, che fa girare miliardi e richiede mesi, se non anni, di pianificazione. Ciò non toglie che, come ha scritto Mashable, «il disturbo nella Forza» sentito dopo la morte di Fisher – grande donna e grande attrice – sia stato grande.

La prima opzione è far morire Leia Organa, magari nel film del 2017 o in quello del 2019. Nel primo caso andrebbero rigirate alcune scene del film, e c’è il tempo tecnico per farlo. È quello che si scelse di fare per il personaggio interpretato da Philip Seymour Hoffman – morto nel 2014 – che nei film di Hunger Games aveva interpretato lo stratega Plutarch Heavensbee.

Si potrebbe anche fare un recast, scegliere cioè di non far finire con una morte cinematografica la storia della principessa Leia e far recitare la sua parte a una nuova attrice. È quello che è successo per esempio dopo la morte di Richard Harris, che aveva interpretato Albus Silente nei primi due film di Harry Potter. Dopo la sua morte, nel 2002, è stato sostituito da Michael Gambon. Era impossibile eliminare il personaggio di Silente e non c’era altra soluzione. La sostituzione fu relativamente facile per una questione molto pragmatica: Silente ha lunghi capelli e una lunga barba, quindi parte del viso è coperta e resta molto riconoscibile al di là dell’attore. E poi Silente esisteva già, come personaggio letterario, prima che Harris lo interpretasse. Il caso di Leia e Fisher è diverso e come ha scritto il sito Heavy  «le due sono intrinsecamente legate».

La terza opzione è teoricamente resa possibile dalla tecnologia, ma complicata dal punto di vista pratico e discutibile dal punto di vista etico. Prevede l’uso della CGI – la grafica a computer – per ricreare digitalmente il personaggio di Leia, facendole fare e dire cose. Da qualche giorno [SPOILER SE NON AVETE VISTO Rogue One] si parla di un caso simile legato proprio all’ultimo Star Wars: il personaggio del generale Wilhuff Tarkin, che compariva già nel primissimo film della saga, era interpretato dall’attore britannico Peter Cushing, morto nel 1994. Le sue sembianze sono state ricreate al computer a partire dalle sue vecchie scene di Star Wars e poi applicate sui movimenti dell’attore che ha materialmente recitato il ruolo sul set (il britannico Guy Henry).

Il Washington Post ha scritto che «siamo all’inizio di un’era in cui attori morti da tempo possono vincere un Oscar per un’interpretazione che non è nemmeno stata immaginata mentre erano in vita, figuriamoci filmata». Tra le altre cose in Rogue One anche la giovane Leia fa una breve comparsa grazie alla CGI. La tecnologia quindi esiste e funziona, e entro il 2019 è prevedibile aspettarsi che migliori notevolmente. Per qualcuno sarebbe triste e offensivo, altri potrebbero invece pensare che la CGI possa permettere agli sceneggiatori di scrivere – e far “recitare” – un degno finale per la principessa Leia. In una recente intervista al New York Times, John Knoll della società di effetti speciali Industrial Light and Magic (che ha lavorato a Rogue One) ha detto – prima che morisse Fisher – che la Lucasfilm non aveva in mente di usare regolarmente la tecnica usata per Cushing.

Seppur efficace, comunque, è una tecnica lunga e costosa: e servirebbe il consenso della famiglia di Fisher. Secondo una legge californiana del 1985 – e Hollywood è in California – chi fa film deve chiedere agli eredi di un defunto il permesso per poter usare la sua immagine fino a 70 anni dopo la sua morte.

Comunque: molto prima della CGI, la storia di Fisher e Leia iniziò così, con un provino in bianco e nero, con audio disturbato e video sgranato.