L'immagine di una chiesa di Bucarest durante i lavori di preparazione per il suo spostamento (digi24)
  • Mondo
  • domenica 25 Dicembre 2016

La volta che a Bucarest spostarono delle chiese

Negli anni Ottanta un ingegnere inventò un sistema per evitare la demolizione di alcuni edifici spostandoli: e funzionò

L'immagine di una chiesa di Bucarest durante i lavori di preparazione per il suo spostamento (digi24)

Negli anni Ottanta il centro di Bucarest, la capitale della Romania, fu interamente ridisegnato: circa novemila edifici tra case, chiese e sinagoghe che facevano parte del centro storico della città furono distrutti per fare spazio al gigantesco Parlamento voluto dall’allora dittatore Nicolae Ceaușescu (oggi il Parlamento occupa una superficie di 350mila metri quadrati: dopo il Pentagono è il secondo edificio amministrativo più grande al mondo). Non tutti gli edifici del centro però furono demoliti: si salvarono diverse chiese grazie all’intervento dell’ingegnere civile Eugeniu Iordăchescu, che inventò un sistema di trasporto molto ingegnoso che permetteva di sollevare e trasportare nella loro interezza gli edifici usando rotaie simili a quelle di una ferrovia. L’operazione durò fino al 1989, in concomitanza con la fine del regime comunista in Romania. A Iordăchescu vennero riconosciute molte onorificenze, tra le quali una conferita dalla Chiesa ortodossa romena.

palazzo del parlamento bucarestUna manifestazione del 2007 davanti al Palazzo del Parlamento, a Bucarest (AP Photo/Vadim Ghirda)

L’ingegnere Iordăchescu ha raccontato in una recente intervista al Guardian come gli venne l’idea di costruire un sistema per spostare le chiese da una parte all’altra di Bucarest. Un giorno, mentre si trovava nell’area che sarebbe stata demolita, vide una bellissima chiesa e cominciò a chiedersi come avrebbe potuto evitarne la distruzione prevista dal piano di ridisegno del centro. Inizialmente Iordăchescu provò a discuterne con i suoi colleghi ingegneri, che però gli diedero «del pazzo»; poi un giorno ebbe un’idea guardando un cameriere trasportare un vassoio pieno di bicchieri. Capì che il segreto per evitare che i bicchieri si rompessero stava nel vassoio e iniziò a progettare un vassoio adatto agli edifici. Sistemi simili erano già stati usati in altre occasioni negli anni precedenti e in paesi diversi dalla Romania, ma tutti si servivano di travi incrociate, un sistema che Iordăchescu sostituì con il suo “vassoio”.

Il procedimento era più o meno questo: il terreno sotto alle chiese veniva estratto e al suo posto veniva inserito un supporto rigido alternativo che doveva fungere da vassoio. A quel punto le fondamenta venivano separate dal resto della struttura. Accanto all’edificio venivano preparate le rotaie sulle quali l’edificio sarebbe stato trascinato lentamente – qualche metro all’ora – fino alla sua nuova sede, grazie a leve idrauliche e pulegge industriali. La strada usata e la logistica dello spostamento dovevano essere pianificate con anticipo, poiché sarebbe stato impossibile intervenire lungo il percorso. Per ogni edificio serviva una squadra di cinque ingegneri e venti operai. La realizzazione del progetto prevedeva un largo uso di tecnologia e manodopera locale, visto che la Romania comunista era completamente tagliata fuori dal resto del mondo.

Il progetto di Iordăchescu fu approvato e nonostante i molti scetticismi iniziali ebbe grande successo. Il primo edificio spostato fu una chiesa del Diciottesimo secolo, la Schitul Maicilor: pesava 745 tonnellate e fu ricollocata a 245 metri dalla sua sede originaria. La squadra guidata da Iordăchescu riuscì anche a spostare una chiesa del Sedicesimo secolo con tanto di torre campanaria, un monastero di 9mila tonnellate che venne traslato di 24 metri, una banca, un ospedale e alcuni condomini, a volte con le linee dell’acqua e del gas ancora collegate e le persone dentro. Oggi molte delle chiese spostate si trovano dietro a enormi condomini in stile sovietico, un po’ nascoste ai turisti.

La ricollocazione delle chiese e di altri edifici terminò con la rivoluzione romena, che nel 1989 portò alla caduta del regime comunista di Ceaușescu. Oggi Iordăchescu ha 87 anni: ha smesso di lavorare poco tempo fa ma le sue idee sono state riprese dal figlio Adrian, anche lui ingegnere. Adrian Iordăchescu ha fatto lavori simili a quelli del padre, modernizzandone la tecnica. Tra le altre cose ha spostato l’Arco di trionfo di Bucarest.