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  • giovedì 22 dicembre 2016

Cosa sappiamo di Anis Amri

È il principale sospettato dell'attentato di Berlino, il suo passaporto e le sue impronte digitali sono stati trovati sul camion con cui sono state uccise 12 persone

Anis Amri, il principale sospettato per l’attentato di lunedì a Berlino in cui sono morte 12 persone, è ancora ricercato dalla polizia federale tedesca: nei suoi confronti è stato emesso un mandato di arresto europeo ed è stata promessa una ricompensa di 100.000 euro per chi fosse in grado di fornire informazioni che aiutino la polizia ad arrestarlo. Intanto sono emersi nuovi dettagli sul suo conto, diffusi sia dalla polizia tedesca che dalla stampa. La più importante è stata comunicata Ralf Jäger, ministro degli Interni della Renania Settentrionale-Vestfalia, che ha detto che Amri era già indagato da diverse agenzie di sicurezza tedesche perché sospettato di preparare «un grave atto di violenza contro lo stato». Ieri sera è anche venuto fuori che, prima di arrivare in Germania, Amri aveva passato quattro anni in carcere in Italia per avere partecipato a una violenta rivolta nel centro di accoglienza dei migranti a Lampedusa.

Intanto Bild ha scritto che quattro persone sono state arrestate oggi in Germania con l’accusa di essere coinvolte in qualche modo con l’attentato a Berlino e la televisione pubblica RBB ha pubblicato un fermo immagine che mostrerebbe Anis Amri a Berlino 8 ore dopo l’attentato: secondo RBB l’uomo si trovava di fronte all’associazione-moschea “Fussilet 33”, nel quartiere di Moabit, che è stato perquisito dalla polizia la mattina di giovedì 22 dicembre. Il sito di RBB ha pubblicato anche due altri fermo-immagine che mostrerebbero Amri di fronte a quella stessa moschea il 14 e il 15 dicembre.

Leggi anche: Cosa sappiamo dell’attentato di Berlino, dall’inizio

Amri, 24 anni, ha origini tunisine. Mercoledì il procuratore federale tedesco ha spiegato che a gennaio Amri era stato inserito nella lista di persone controllate per terrorismo: la radio Bayerischer Rundfunk ha detto che era sospettato di voler reclutare dei collaboratori per compiere «un attacco con motivazioni islamiste» e di avere tentato di entrare in possesso di un fucile automatico tramite dei suoi contatti in Francia. Da marzo a settembre era stato messo sotto sorveglianza perché la polizia sospettava che stesse preparando un furto con l’obiettivo di raccogliere denaro per comprare delle armi. Il New York Times ha scritto anche che Amri era inserito nella “no fly list” degli Stati Uniti (cioè quella lista stilata dal governo che impedisce alle persone che ne fanno parte di imbarcarsi su un aereo commerciale in entrata o uscita da un aeroporto statunitense), aveva fatto ricerche online su come costruire una bomba ed era entrato almeno una volta in contatto con lo Stato Islamico. Sembra che Amri avesse legami con il circolo salafita di Ahmad Abdelazziz, conosciuto anche come Abu Walaa, un predicatore di origine irachena arrestato nella città tedesca di Hildesheim a novembre con l’accusa di essere vicino allo Stato Islamico (accusa che Walaa ha sempre negato). Non si sa ancora in che momento Amri si sia radicalizzato, ma secondo la sua famiglia, ha scritto la giornalista del Times Bel Trew, sarebbe successo in Europa.

Era arrivato in Germania nel 2015 e dopo avere vissuto brevemente nello stato della Renania Settentrionale-Vestfalia, lo scorso febbraio si è trasferito a Berlino. A giugno la sua richiesta di asilo in Germania era stata rifiutata, ma Amri non era stato rimpatriato perché sprovvisto di un documento di identità. Nonostante fosse tenuto d’occhio dalla polizia, Amri aveva fatto perdere le sue tracce lo scorso novembre e di lui non si era più saputo niente fino a che un suo documento d’identità è stato ritrovato sul camion usato per l’attentato di lunedì. Il governo tedesco ha anche confermato che sul camion sono state trovate le sue impronte digitali. Il mandato di arresto europeo diffuso dalla polizia tedesca lo definisce “armato e pericoloso”: lo descrive come un uomo di altezza e peso nella norma, capelli neri e occhi marroni.

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Dopo la diffusione dei nuovi dettagli sull’identità del sospettato, diversi giornali hanno indagato sul suo conto scoprendo che prima di arrivare in Germania Amri aveva passato quasi quattro anni in carcere in Italia, dove era arrivato nel febbraio 2011 dalla Tunisia. Politico ha scritto che Amri era arrivato a Lampedusa senza documenti, dicendo di essere nato nel 1994 e di essere quindi ancora minorenne (i documenti trovati nel camion dicono invece che sarebbe nato nel 1992). Per questo Amri fu costretto a rimanere nel centro di accoglienza per migranti sull’isola di Lampedusa, in quel periodo particolarmente sovraffollato e in cattive condizioni: prese parte a una delle più violente proteste di migranti, durante la quale parte del centro di accoglienza fu incendiata. Amri fu arrestato e condannato a quattro anni di carcere, che scontò all’Ucciardone di Palermo.

Nel 2015 Amri fu rilasciato con leggero anticipo rispetto alla pena prevista. Fu emesso nei suoi confronti un provvedimento di espulsione, ma Amri non tornò mai in Tunisia (il governo tunisino rifiutò il suo rientro, scrive Repubblica). Sembra che fu in quel momento che Amri si trasferì in Germania, dove nel luglio dello stesso anno si registrò per la prima volta come richiedente asilo. Le autorità tedesche hanno insistito sul fatto che Amri per il momento sia solo “un sospettato” e non il responsabile dell’attentato di lunedì.

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