Il deputato del M5S Riccardo Nuti accompagnato dal suo avvocato in procura a Palermo, 28 novembre 2016 (ANSA/MIKE PALAZZOTTO)

I parlamentari M5S non parlano delle firme false con i magistrati, ma su Facebook sì

Durante gli interrogatori si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, sui social network hanno spiegato di essere innocenti

Il deputato del M5S Riccardo Nuti accompagnato dal suo avvocato in procura a Palermo, 28 novembre 2016 (ANSA/MIKE PALAZZOTTO)

Due dei parlamentari del Movimento 5 Stelle indagati per il caso delle firme false a Palermo, Riccardo Nuti e Giulia Di Vita, hanno commentato il proprio coinvolgimento su Facebook dopo essersi avvalsi della facoltà di non rispondere negli interrogatori coi magistrati. Nuti e Di Vita, insieme ad altre 11 persone, sono accusati di aver presentato documenti con firme false alle Comunali di Palermo del 2012, alle quali il M5S candidò come sindaco lo stesso Nuti. Entrambi su Facebook si sono detti innocenti, ma non hanno chiarito perché non hanno risposto ai magistrati né perché non hanno voluto fornire la propria grafia. Qualche giorno fa i due sono anche stati sospesi dal Movimento 5 Stelle.

Nel frattempo l’inchiesta sta andando avanti: secondo il Fatto Quotidiano la procura di Palermo «ha praticamente concluso» gli interrogatori, mentre durante una conferenza stampa su un altro caso giudiziario il procuratore capo Francesco Lo Voi ha spiegato che conta di chiudere presto l’inchiesta relativa al M5S, «probabilmente entro la fine dell’anno».

Riccardo Nuti, su Facebook, ha ricordato di essersi fatto molti “nemici” sia durante le Comunali del 2012 a Palermo – dove dice di aver combattuto «contro un intero sistema di potere, di mafia bianca e nera» – sia durante il suo mandato da parlamentare: Nuti ha aggiunto che presto spiegherà le ragioni del suo silenzio, «convinto che le indagini della magistratura confermino la mia coerenza, il mio rigore morale e la mia affidabilità di uomo e politico».

Il post di Di Vita è più lungo, e più che una difesa circostanziata contiene una serie di critiche ai giornali e ai membri del Movimento 5 Stelle che hanno deciso di collaborare con la procura. Di Vita sostiene che i giornali si sono occupati delle indagini «dandone notizia manco fosse un delitto di mafia», e parlando delle accuse dei propri compagni di partito usa le parole «coltellata», «fuoco amico», «veleni». Di Vita spera inoltre che quando l’indagine sarà conclusa, questa storia sarà «una occasione per il M5S tutto per fare esperienza e dotarsi dei dovuti anticorpi per il futuro, quando gli attacchi saranno sempre più frequenti e probabilmente ancora più pesanti colpendo, probabilmente, esponenti ancora più in vista, e lì dovremo dimostrare tutta la nostra forza e coerenza». La parte più rilevante del post di Di Vita è comunque quella in cui ammette che le accuse di aver fatto un «presunto errore/tremenda stupidaggine» sono «verosimili», ma che comunque lei non c’entra nulla.

La vicenda di Palermo è iniziata grazie ad alcuni servizi trasmessi in tv dalle Iene. Secondo le accuse, alcuni moduli per la raccolta delle firme presentati per le elezioni comunali di Palermo del 2012 – a cui il M5S candidò a sindaco Riccardo Nuti – contenevano firme falsificate, dato che quelli veri avevano difetti formali e i dati e le firme che contenevano erano stati copiati su nuovi moduli. Nei servizi successivi le Iene hanno intervistato alcune delle persone che avevano firmato i moduli “originali” in questione, che hanno riconosciuto come autentica la loro firma su alcuni moduli trovati dalle Iene – quindi mai depositati – e riconosciuto che la firma che compare sui moduli depositati fosse falsa.

La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta lo scorso 11 ottobre. Circa un mese dopo la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Claudia La Rocca si è presentata spontaneamente in procura confermando le accuse. Il 18 novembre il Movimento 5 Stelle ha chiesto alle persone indagate dalla Procura di Palermo di autosospendersi dal Movimento: al momento La Rocca e Giorgio Ciaccio, un altro parlamentare regionale del M5S, sono le uniche due persone ad essersi autosospese. Nuti e Di Vita sono stati invece sospesi insieme a Claudia Mannino, la terza deputata coinvolta, dal cosiddetto “collegio dei probiviri” del M5S, una specie di organo di controllo interno del M5S.

La vicenda delle firme false ha ottenuto grande rilevanza sui giornali anche per il fatto che Nuti e Di Vita sono due dei deputati più conosciuti del M5S. Nuti è stato capogruppo alla Camera ed è spesso apparso in tv come rappresentante del Movimento. Di Vita è una delle parlamentari più attive sui social network: ha una pagina Facebook con 82mila “mi piace” e 39mila follower su Twitter.