Una chitarra Fender firmata da Eric Clapton a un'asta di Christie's nel 2004 a Londra (Gareth Cattermole/Getty Images)
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Fender non vuole che ci fermiamo alla “Canzone del sole”

Troppi aspiranti chitarristi abbandonano dopo pochi mesi, e per il più famoso produttore di chitarre al mondo è un problema

di Kim Bhasin – Bloomberg
Una chitarra Fender firmata da Eric Clapton a un'asta di Christie's nel 2004 a Londra (Gareth Cattermole/Getty Images)

Ogni anno, durante il periodo delle feste natalizie, migliaia di adolescenti scartano nuove chitarre scintillanti e si mettono a strimpellare i loro strumenti ancora scordati pensando a quanto saranno fighi una volta che saranno diventati delle rockstar. Quasi tutti, però, abbandoneranno la chitarra prima ancora di riuscire a completare l’inizio di “Sweet Child o’ Mine“. Relegare la chitarra in fondo all’armadio per l’eternità, in favore di un controller della Playstation, per loro non è un gran problema. Ma per Fender Musical Instruments, l’azienda che da settant’anni produce le chitarre elettriche più famose del rock, ogni persona che abbandona la chitarra è un problema. «La sfida – o l’opportunità – del settore è far sì che le persone si dedichino alla chitarra per tutta la vita», ha detto Andy Mooney, CEO di Fender. «Per una persona che inizia a suonare qualsiasi strumento superare la prima canzone è una tappa importante», ha aggiunto.

Il mercato statunitense della vendita al dettaglio di strumenti musicali, che ha un valore di circa 5,6 miliardi di euro, è fermo da cinque anni, secondo i dati messi insieme dalla società di ricerche di mercato IBISWorld. I potenziali acquirenti di chitarre hanno sempre più distrazioni: come si convince una persona, quindi, a metter giù l’iPhone, imbracciare una Stratocaster e continuare a suonare? I musicisti principianti – gli adolescenti volubili come gli adulti troppo impegnati – che abbandonano la chitarra sono sempre stati molti. Fino a oggi le aziende che le producono non si sono troppo impegnate collettivamente per cercare di trattenerli, ha detto Mooney. Fender, però, calcola che quasi la metà dei suoi clienti siano musicisti alle prime armi e sta quindi cercando di trattarli come tali. Fender ha detto che i suoi ricavi annuali si aggirano intorno 470 milioni di euro e che quest’anno va verso una crescita vicina al dieci per cento, cifre comunque inferiori rispetto ai quasi 660 milioni di ricavi del 2011, l’anno in cui l’azienda presentò un’offerta pubblica iniziale – cioè la prima diffusione di titoli di una società che vuole quotarsi su in borsa – poi ritirata.

Fare in modo che i ragazzi continuino a suonare la chitarra è un obiettivo complicato per un’azienda che si sta ancora riprendendo dalle difficoltà seguite alla recessione. Alla fine del 2012, mentre Fender cercava di mantenere dei profitti, il controllo dell’azienda fu preso da TPG Growth e Servco Pacific, due società di private equity. Sono state loro, l’anno scorso, a far arrivare Mooney – un dirigente di grande esperienza che aveva già lavorato per Disney, Nike e Quiksilver – per far diventare Fender più digitale e concentrata sui clienti: il che vuol dire più app, più dispositivi connessi e una nuova attenzione verso l’insegnamento della chitarra. La speranza è che i musicisti inizino a farsi prendere dalla chitarra usando i modelli di base economici per poi passare a chitarre più costose quando si dedicheranno con maggiore impegno a suonare, e che i più devoti tra loro diventino dei collezionisti e comincino ad appendere al muro strumenti di lusso, tutte cose che farebbero guadagnare di più Fender.

La quasi totalità delle persone che iniziano a suonare la chitarra, circa il 90 per cento, la abbandona entro il primo anno, secondo Mooney. Molti rinunciano nel giro di tre mesi, per la frustrazione o la poca voglia di impegnarsi. Alcuni passano a un altro strumento. Capita più spesso, inoltre, che le persone abbandonino la chitarra elettrica rispetto a quella acustica per il dolore: le corde d’acciaio fanno male alle pelli delicate.

Nei prossimi anni Fender presenterà una seria di prodotti digitali per far sì che i nuovi musicisti continuino a suonare la chitarra. Il primo, un’app per l’accordatura, spiega come regolare la tonalità della chitarra e, a differenza della decina di app per l’accordatura che già esistono, non richiede conoscenze pregresse. «Così quando un ragazzo collega la chitarra per la prima volta all’amplificatore non avrà il suono di un gatto urlante», ha detto Mooney, «vogliamo dare un aiuto ai musicisti su molte delle cose di base». Fender sta considerando anche di commercializzare un’app “sala prove” in grado di insegnare a suonare qualsiasi canzone nella propria playlist e un’app che aiuti a regolare l’amplificatore in modo che imiti il suono di chitarristi famosi. L’ultimo modello di amplificatori dell’azienda, che verrà messo sul mercato l’anno prossimo, potrà connettersi alle app in wireless con il Bluetooth, e permetterà di alterare e condividere gli effetti.

Fender ha detto che circa il 60 per cento del suo business viene dalle chitarre, sia quelle elettriche che quelle acustiche. Il restante 40 per cento è composto da un mix di prodotti, come amplificatori e plettri (a gennaio Fender ha anche acquisito Aurisonics, un’azienda che produce auricolari per uso medico e militare e ha annunciato una nuova linea di prodotti). Per quanto riguarda la vendita di chitarre la gamma di colori ha un ruolo sempre più centrale, ha detto Mooney. In passato i clienti volevano chitarre nere, bianche o sunburst. Ora invece anche la moda sta diventando un fattore e Fender prevede di collaborare con gli artisti per creare degli stili diversi. Questa primavera il colore più venduto è stato il blu metallizzato.

Quasi tutta l’attività di Fender avviene nei negozi tradizionali: in Nord America le vendite online sul sito dell’azienda sono meno del due per cento del totale. Mooney, però, non lo vede come un problema. I musicisti hanno bisogno di toccare, “sentire” e provare una chitarra prima di comprarla, ha detto, e Fender preferisce usare internet come uno strumento didattico per i clienti, invece che per spingere le vendite. I detrattori prevedono la fine delle chitarre elettriche già da diversi anni, evidenziando l’ascesa della musica dance elettronica e del rap nelle classifiche di musica pop. Ma Mooney non è preoccupato. Oggi ci sono più donne che suonano la chitarra – ha spiegato, dando il merito soprattutto a Taylor Swift – e per Fender oggi il numero di donne che suonano la chitarra acustica, più che quella elettrica, è pari a quello degli uomini. Mooney ha anche detto che nonostante il mix di strumenti venduti cambi di continuo, nell’ultimo decennio le vendite delle chitarre sono cresciute. «Il pendolo si sposta avanti e indietro», ha detto.

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