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Hanno chiuso la “Biblioteca di Alessandria” dei torrent musicali

What.CD è esistito dal 2007 a giovedì scorso: indicizzava canzoni di 885mila artisti, comprese alcune che ora non esistono più da nessuna parte

Dal 17 novembre il sito What.CD – che permetteva di trovare file musicali in formato torrent – è chiuso e inaccessibile. What.CD (“.CD” è il dominio nazionale della Repubblica Democratica del Congo) esisteva dal 2007 ed è stato chiuso dalle autorità francesi, che hanno sequestrato i suoi 12 server. Negli anni What.CD era diventato un immenso e organizzatissimo archivio musicale (c’erano anche file di altro tipo, ma quelli di musica erano largamente predominanti) e aveva la particolarità di permettere l’accesso solo su invito e di avere regole molto precise e stringenti sulla qualità audio dei file condivisi (erano invece accettati tutti i generi musicali).

What.CD era, per essere precisi, un sito e-tracker di BitTorrent che faceva sì che gli utenti potessero scambiarsi musica sfruttando i torrent, un sistema che permette la rapida ed efficace condivisione di file online: il sito non ospitava direttamente file, diceva solo dove poterli trovare. What.CD fu aperto dopo la chiusura di Oink, che dal 2004 al 2007 si impose come “l’erede di Napster“, il famoso servizio per scaricare musica fondato da Sean Parker. Nel comunicato relativo alla sua chiusura, What.CD ha spiegato che «il sito non tornerà online a breve», almeno non nella sua forma precedente, e che tutti i file e i dati del sito sono stati distrutti. Per dare l’idea, Quartz ha scritto che «è come se tutta Wikipedia sparisse da un giorno all’altro». Il messaggio sulla chiusura del sito contiene anche un riferimento al romanzo Guida galattica per gli autostoppisti, lo stesso presente nel messaggio con cui Oink comunicò la sua chiusura: «So long, and thanks for all the fish» (“addio e grazie per tutto il pesce”).

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What.CD fu fondato nell’ottobre 2007, il giorno in cui fu chiuso Oink, che era conosciuto anche come Oink’s Pink Palace ed era stato fondato da Alan Ellis, uno studente britannico di informatica allora poco più che ventenne. Ellis fu arrestato, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode ai danni dell’industria musicale, si difese paragonandosi a Google –  «il mio sito non fa niente di diverso rispetto a Google. Quando Google indirizza qualcuno verso un sito di download illegale allora fa le stesse cose di cui io sono accusato» –  e nel 2010 ottenne una piena assoluzione.

Già nei primi mesi del 2008 What.CD iniziò a farsi conoscere dagli utenti e farsi notare dalle associazioni per la tutela dei diritti musicali di vari paesi, che ne chiesero la chiusura. Il sito riuscì comunque a rimanere aperto e online, stringendo anche un accordo con la casa discografica Open Your Eyes, che iniziò a pubblicare i suoi artisti solo su What.CD. Il 12 agosto 2009 sul sito fu pubblicata “These Are My Twisted Words”, una nuova canzone dei Radiohead: qualcuno sostenne che fu proprio la band (da sempre molto critica nei confronti dei meccanismi dell’industria musicale) a far avere al sito la canzone, in anteprima. Nel dicembre del 2010 si stima che il sito arrivò a consentire l’accesso a oltre un milione di file torrent: il miglior risultato mai raggiunto da un sito di questo tipo. Al momento della sua chiusura permetteva l’accesso a 2,6 milioni di file torrent e c’erano le canzoni di oltre 885mila artisti.

Tra le tantissime canzoni disponibili su What.CD ce n’erano anche alcune che erano state appositamente caricate da certi esperti, per far sì che non andassero perse. Come ha scritto Quartz in un articolo intitolato “Un elogio a What.CD, la più grande collezione musicale della storia del mondo, finché non è sparita“, «le collezioni di Spotify e Apple Music possono sembrare infinite, ma What.CD aveva migliaia di dischi che non c’erano da nessun’altra parte, e che ora proprio non ci sono più». Quartz ha anche spiegato il difficile meccanismo con cui si poteva entrare a far parte di What.CD: «I nuovi utenti potevano entrare solo grazie all’invito di un altro utente già iscritto o attraverso dei difficili colloqui», in cui si testava la competenza informatica e musicale di chi voleva iscriversi.

What.CD aveva anche regole per evitare che la gente lo sfruttasse (scaricando musica) senza contribuire alla sua crescita (caricando musica). Se un nuovo arrivato scaricava cose senza caricarne di nuove, veniva espulso dal sito, e se nel caricare i dati di un album (la data d’uscita, il titolo di una canzone, eccetera) si sbagliava qualcosa si veniva richiamati. Troppi richiami successivi portavano all’espulsione. Quartz ha anche spiegato che sì, il sito era illegale, ma alcuni dei suoi utenti erano musicisti ben felici di pubblicare le loro canzoni. Qualcuno ha fatto notare che anche dopo la chiusura di What.CD continuano comunque a esistere tantissimi siti che fanno la stessa cosa, senza però gli stessi meriti per quanto riguarda la conservazione della musica.