Ansa/Esercito
  • Italia
  • mercoledì 16 Novembre 2016

Servono davvero i soldati in città?

Gianluca di Feo su Repubblica ha messo in ordine un po' di numeri sull'uso dell'esercito con compiti di polizia, ora che ne parla anche il sindaco di Milano

Ansa/Esercito

Su Repubblica Gianluca di Feo ha raccolto un po’ di dati e pareri che aiutano a farsi un’idea sulla reale utilità dell’impiego dei soldati nelle città per aiutare le forze dell’ordine con quella che genericamente viene chiamata la “sicurezza”. L’operazione “strade sicure”, quella con cui è stato gestito l’impiego di soldati in città, è iniziata nel 2008 per iniziativa dell’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa e non è più stata interrotta: in questi giorni se ne parla nuovamente per via di alcune dichiarazioni del sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Che siano efficienti nessuno lo mette in dubbio. Ma sono anche efficaci? Perché quando si cerca di misurare i risultati ottenuti con lo schieramento dei soldati nelle città, ci si trova di fronte a tanti pareri e pochi punti fermi. Una certezza in realtà c’è: fanti, alpini e parà possono influire pochissimo sulla sicurezza globale, visto che la loro attività ha una rilevanza statistica minima. Oggi gli uomini e le donne dell’Esercito in servizio nelle strade sono 7000 – il record numerico assoluto – contro gli oltre 250 mila tra carabinieri, poliziotti e finanzieri a cui vanno sommati i corpi di polizia locale, i vigili urbani di una volta, e una moltitudine di guardie private. Insomma, i soldati sono troppo pochi per pesare nella battaglia contro il crimine. Tanto che la Corte dei Conti non ha potuto verificare le prestazioni dei militari perché la “percentuale di risultati è estremamente ridotta rispetto a quelli delle forze dell’ordine”.

Certo, invocare l’Esercito è uno slogan ad alto impatto e basso costo. Con un’importante valenza politica, esplicitata lunedì scorso dal primo cittadino milanese Giuseppe Sala: “Non voglio lasciare il tema della sicurezza in appalto alla destra”. E’ una questione che da oltre un decennio tormenta i sindaci di sinistra, spesso costretti a improvvisarsi “sceriffi democratici” senza mai riuscire a elaborare una ricetta vincente per il controllo delle città. Così adesso si finisce per santificare la misura voluta nel 2008 da Ignazio La Russa e accolta da contestazioni feroci. “Si tratta di un provvedimento tipico delle situazioni di grave emergenza”, chiosa Fabrizio Battistelli, docente di sociologia alla Sapienza che da anni studia questa materia: “Invece in questa fase storica si stanno dissolvendo i confini tra sicurezza interna ed esterna con la scomparsa delle distinzione dei compiti di polizia e soldati: una separazione che aveva sempre caratterizzato le democrazie europee “.

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