(Joe Raedle/Getty Images)

Il voto in anticipo negli Stati Uniti

È probabile che prima dell'8 novembre un terzo dell'elettorato avrà già votato: come funziona, e che conseguenze ha

(Joe Raedle/Getty Images)

Sappiamo che le elezioni presidenziali statunitensi si terranno martedì 8 novembre. Nel momento in cui inizieranno le dirette televisive e l’attenzione di tutto il mondo si concentrerà sul voto nei seggi, però, è probabile che circa un terzo dell’elettorato americano avrà già votato: questo perché negli Stati Uniti è sempre più diffusa l’usanza di votare prima del vero e proprio giorno delle elezioni, di persona o per posta, cosa che in qualche forma è permessa in ciascuno dei 51 stati.

È un dato di cui si tiene poco conto nel racconto delle elezioni, ma è comunque notevole: di fatto negli Stati Uniti si sta già votando, quindi per esempio quello che dicono oggi i sondaggi pesa molto di più di quello che dicevano un mese fa – specialmente in un’elezione particolare come questa, dove ci sono più elettori indecisi del solito e i due principali candidati sono piuttosto impopolari. Questi due fattori comportano diverse conseguenze. Per esempio, fare bene nelle ultime settimane di campagna elettorale e mettere in piedi in anticipo un’efficace organizzazione che porti materialmente le persone ai seggi diventa quasi importante quanto arrivare nella migliore condizione possibile l’8 novembre: sono due dei motivi per cui probabilmente il voto anticipato di quest’anno avvantaggerà il candidato più organizzato – cioè Hillary Clinton – ma non gli unici.

Come funziona
Gli Stati Uniti sono un posto enorme e popolato in maniera eterogenea: offrire la possibilità di votare in anticipo rispetto a un singolo giorno viene incontro sia alle esigenze dei singoli stati – che così possono gestire il flusso degli elettori in maniera più ordinata – sia delle persone che avrebbero delle difficoltà a votare proprio in quel giorno, sia perché abitano o lavorano lontano dal proprio seggio oppure perché semplicemente non hanno il tempo o la possibilità di attendere in fila assieme a centinaia di altre persone. Le procedure di voto anticipato iniziano fra i 45 e i 4 giorni prima del giorno del voto, a seconda dello stato, e chiudono in genere il giorno prima dell’election day. Le schede vengono poi scrutinate tutte insieme l’8 novembre, alla chiusura dei seggi.

Tutti e 51 gli stati prevedono una qualche forma di voto anticipato, anche se le modalità variano da stato a stato. Il voto anticipato si può esprimere in due forme: con un voto di persona in una specie di seggio e con il cosiddetto “voto per corrispondenza”, con cui si richiede la propria scheda elettorale per posta (che poi può essere consegnata sia per posta sia di persona). In tre stati – Oregon, Colorado e Washington – la procedura ufficiale è unicamente quella per posta, anche se il giorno delle elezioni vengono creati dei seggi per chi preferisce votare di persona.

In 37 stati si può votare in anticipo di persona, senza fornire alcuna giustificazione. Tutti gli stati prevedono invece il voto per corrispondenza, in qualche forma: in 28 di questi lo si può fare senza fornire nessuna giustificazione, mentre in 20 bisogna allegare una motivazione (per esempio un impegno di lavoro o di studio fuori dallo stato nel giorno delle elezioni o una malattia). Nei rimanenti tre stati ogni elettore riceve per posta la propria scheda elettorale, e può scegliere se compilarla e spedirla, compilarla e consegnarla di persona, oppure ignorarla e votare di persona il giorno stesso delle elezioni.

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Una efficace cartina della ONG National Conference of State Legislatures: in verde sono colorati gli stati che prevedono il voto anticipato di persona e il voto per corrispondenza senza giustificazioni, in blu quelli che permettono solamente il voto anticipato di persona, in grigio quelli che non permettono il voto anticipato di persona e inoltre richiedono una giustificazione per utilizzare il voto per corrispondenza

Negli ultimi anni queste forme di voto anticipato stanno avendo molto successo, probabilmente per un fatto di comodità e di più frequenti spostamenti “fisici” dell’elettorato: alle elezioni del 2000, secondo una stima di Associated Press, solo il 16 per cento dei voti è stato consegnato prima delle elezioni; nel 2012 la percentuale è salita al 36 per cento, più di un terzo dei voti complessivi.

Cosa significa
Gli esperti di sondaggi e gli analisti politici sono molto cauti nell’attribuire una qualche correlazione fra i dati sul voto anticipato – di cui sappiamo qualcosa anche a campagna elettorale in corso, per esempio se sono stati consegnati da elettori registrati nelle liste come Democratici, Repubblicani oppure indipendenti – e il risultato finale. Michael McDonald, che insegna alla facoltà di Scienze politiche dell’Università della Florida ed è un esperto di voto anticipato, ha spiegato che buona parte delle persone che vota in anticipo lo fa perché sa già con sicurezza per quale candidato voterà ed è sicuro di non cambiare idea. McDonald ha aggiunto che le regole di ciascuno stato sono talmente diverse che è difficile individuare delle tendenze nazionali o fare delle ipotesi concrete su come si sta comportando un certo candidato.

Nel gruppo di persone che votano in anticipo ci sono però anche quelli che lo fanno per esigenza, e non per forte convinzione politica; e inoltre in certi casi molto circoscritti o evidenti è possibile fare delle ipotesi sulla direzione in cui sta andando una certa votazione. Gli afroamericani, per esempio, tendono solitamente a sfruttare poco le possibilità del voto anticipato: eppure nel 2008 e nel 2012 votarono prima in percentuali superiori e simili a quelle dei bianchi e degli ispanici, presumibilmente per l’esteso consenso che godeva Barack Obama. Nel 2012 in Iowa – uno stato che non è legato a nessuno dei due partiti in particolare, anche se negli ultimi tempi alle presidenziali tende a votare Democratico – hanno utilizzato il voto per corrispondenza molti più Democratici che Repubblicani: a ottobre inoltrato il 45 per cento dei voti per corrispondenza era arrivato da elettori registrati coi Democratici, e solo il 30 per cento da elettori Repubblicani. Alla fine Obama ottenne quasi il 60 per cento dei voti dalle procedure di voto anticipato, e in totale superò il candidato Repubblicano Mitt Romney di 6 punti.

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E a questo giro?
Le cose da tenere in considerazione sono due: primo, Trump ha passato due settimane disastrose di campagna elettorale, continuando ad attaccare le donne che lo accusano di molestie sessuali e i dirigenti del partito che lo appoggia e sostiene, anche finanziariamente. Secondo, in molti stati il partito Democratico ha una “macchina elettorale” – fatta di volontari, dirigenti del partito, elenchi di indirizzi e numeri di telefono – più efficiente di quella dei Repubblicani. Di conseguenza, è possibile spiegarsi in questo modo i buoni risultati ottenuti un po’ ovunque dai Democratici sul voto anticipato: e avere più giorni per votare permette a una campagna ben organizzata di avere più tempo per battere le città quartiere per quartiere, strada per strada, invitando le persone ad andare a votare e portandocele fisicamente.

Jon Ralston, un giornalista politico del Nevada, uno stato dal risultato spesso molto incerto, ha spiegato che nel suo stato la campagna di Clinton può godere del vantaggio di una “macchina elettorale” messa in piedi dai Democratici nel corso delle elezioni del 2008 e del 2012, e che per questo i Democratici stanno «dominando» nel voto anticipato. FiveThirtyEight conferma che «la proporzione fra elettori registrati Democratici che hanno già votato è superiore a quella esistente fra elettori registrati Democratici e Repubblicani, cosa che può suggerire che il vantaggio che Clinton ha nei sondaggi potrebbe tradursi anche nei risultati».

Le difficoltà dei Repubblicani sono evidenti soprattutto negli stati dove di solito partono favoriti: il divario fra voti già espressi dagli elettori registrati Repubblicani e Democratici è inferiore rispetto al solito in Florida – uno stato che se vinto da Clinton le darà praticamente la certezza di aver battuto Trump – e in North Carolina, in cui alle ultime elezioni ha vinto Romney ma dove i sondaggi danno Clinton in vantaggio di qualche punto. Il dato più preoccupante per i Repubblicani viene dal Texas, un posto che non vota Democratico da quando venne eletto Jimmy Carter (cioè esattamente quarant’anni fa): i dati sul primo giorno in cui si può votare in anticipo di persona nelle aree urbane più densamente popolate – cioè quelle più popolate dagli ispanici, che tendenzialmente votano Democratico – hanno registrato un aumento del 56 per cento dei voti rispetto al 2012, cosa che può far pensare che un gruppo di persone che di solito vota Democratico sia più motivato del solito a votare. Anche i sondaggi vanno in questa direzione: gli ultimi sondaggi danno Trump davanti a Clinton di solo 3-4 punti, una distanza tutto sommato colmabile.

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