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  • sabato 22 Ottobre 2016

“House of Cards” va forte in Iran

La trasmette da un mese la tv pubblica: secondo alcuni è un modo per mostrare quanto sia inefficiente e corrotta la politica americana

Dalla fine dello scorso settembre, la principale televisione pubblica iraniana trasmette in seconda serata la popolare serie sulla politica americana House of Cards. È una notizia parecchio insolita: l’Iran è uno storico rivale degli Stati Uniti, e un posto dove durante le manifestazioni dei conservatori si cantano ancora slogan come “morte all’America”. Inoltre, nel paese esiste una severa censura di stato, che cerca di limitare il più possibile l’influenza della cultura occidentale nel paese. La televisione che trasmette la serie, infine, è controllata dall’establishment religioso e il suo direttore è nominato dall’Ayatollah Alì Khamenei, massima autorità religiosa e politica del paese.

In realtà la popolarità della serie presso i conservatori iraniani si spiega abbastanza facilmente con la trama della sue quattro stagioni. House of Cards racconta le vicende di Frank Underwood, un politico senza scrupoli che tra ricatti, bugie e omicidi riesce a farsi strada tra le massime istituzioni degli Stati Uniti. Come ha raccontato ad Associated Press Mohammad Kazemi, uno studente di meccanica dell’università Azad di Teheran: «La serie mostra quanto la politica sia un affare sporco, negli Stati Uniti. Farebbero di tutto per raggiungere il potere».

House of Cards è un prodotto di fantasia, che per esigenze di trama mostra vicende spesso implausibili ed esagerate nel suo tentativo di dipingere un infallibile e machiavellico personaggio senza scrupoli. Per i conservatori iraniani però è una fedele descrizione della politica americana di tutti i giorni. O almeno questa sembra essere l’idea che vogliono dare al pubblico. Nel trasmettere la serie, comunque, sono state censurate tutte le scene di sesso e quelle considerate esplicite per altri motivi.

Questo sembra essere lo scopo di un altro evento bizzarro accaduto di recente. Due settimane fa, per la prima volta nella storia, la televisione pubblica iraniana ha trasmesso in diretta un dibattito tra candidati alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Si trattava del secondo dibattito tra i due e l’attenzione dei commentatori iraniani si è concentrata sulle accuse rivolte a Donald Trump a causa della registrazione del discorso in cui, nel 2005, faceva una serie di sprezzanti e inquietanti commenti sulle donne.

Ancora più insolito, lo stesso Khamenei ha dedicato all’evento un tweet, in cui sostiene che ai due candidati Hillary Clinton e Donald Trump, mancano di “fede e spiritualità”.

Come ha scritto Robin Wright, un’esperta di Medio Oriente, sul New Yorker, quest’anno i media iraniani sembrano avere un interesse insolito per la politica americana. Una possibile spiegazione di questo nuovo interesse è l’accordo sul nucleare firmato lo scorso luglio. Entrambi i candidati hanno una posizione molto chiara sull’accordo (Clinton ha promesso di cancellarlo se gli iraniani dovessero trasgredire una delle sue clausole, Trump ha detto che lo rinegozierebbe). Gli iraniani, quindi, hanno un interesse diretto nell’esito delle elezioni e per questo hanno cominciato a interessarsi di politica americana.

I leader iraniani, però, non hanno confermato né smentito queste teorie. Associated Press ha cercato di avere commenti dalla televisione iraniana che trasmette lo show, senza riuscirci. L’agenzia di stampa non è nemmeno riuscita a capire sulla base di quale accordo il programma venga trasmesso nel paese. Tra i due paesi, infatti, non esistono accordi sulla tutela del copyright. Il programma, quindi, potrebbe essere trasmesso senza il consenso dei suoi produttori. Lo studio che ha realizzato la serie non ha ancora risposto alle richieste di chiarimenti di Associated Press.