La sede di Ericsson a Stoccolma, la capitale della Svezia (MAJA SUSLIN/AFP/Getty Images)
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  • sabato 22 Ottobre 2016

L’economia svedese non è più quella di una volta

Per la prima volta dopo anni di crescita costante mostra cenni di rallentamento e debolezza, soprattuto per via della situazione globale

di Johan Carlstrom – Bloomberg
La sede di Ericsson a Stoccolma, la capitale della Svezia (MAJA SUSLIN/AFP/Getty Images)

Fino a qualche anno fa l’economia svedese veniva paragonata a Pippi Calzelunghe, la protagonista di una serie di libri per bambini così forte da riuscire a sollevare un cavallo. Oggi, però, questa metafora sembra essere superata. La corona svedese, la moneta nazionale, è quasi in caduta libera e per una delle principali aziende del paese, il gigante nel settore della tecnologia delle comunicazioni Ericsson, stanno aumentando i problemi. In un’economia globale sclerotica, la Svezia potrebbe avere sempre più difficoltà a rimanere in piedi. «Pippi Calzelunghe sta per prendersi una batosta», ha detto Roger Josefsson, economista capo di Danske Bank a Stoccolma, «stiamo per normalizzarci. Rallenteremo fino a diventare un’economia a bassa crescita, e non sarà una cosa divertente».

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Il destino dell’economia svedese – una di quelle che si è in gran parte rafforzata con la globalizzazione, creando società come Spotify – sta forse cambiando. L’apertura della Svezia verso l’immigrazione aveva attratto una forza lavoro che ha contribuito ad alimentare un’espansione superiore in media di oltre due volte quella della zona euro. Oggi, però, con l’ascesa del protezionismo e dei nazionalismi in Europa e negli Stati Uniti, la Svezia potrebbe iniziare a considerare superata la sua ricetta e i partiti dell’establishment del paese stanno introducendo dei freni all’immigrazione, per respingere un movimento di estrema destra in crescita.

Motore di crescita

Per Anna Breman, economista capo di Swedbank, le nuove restrizioni all’immigrazione sono una notizia negativa, dal momento che l’afflusso di stranieri è stato uno dei principali motori della crescita nel paese. Negli ultimi dieci anni la Svezia ha creato oltre mezzo milione di posti di lavoro, un’impresa formidabile se si considera che il numero complessivo di occupati del paese è 5 milioni. Due nuovi posti di lavoro su tre sono andati a immigrati. «Il PIL della Svezia non sarebbe nemmeno vicino a dove è oggi se non fosse stato per quelle 350mila persone nate all’estero che sono entrate nel mercato del lavoro svedese», ha detto Breman. Con meno immigrati, per aumentare la crescita la Svezia dovrà invertire il rallentamento della produttività. Da questo punto di vista, la Svezia non è migliore di qualsiasi altro paese, ha detto Breman.

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La capacità delle autorità svedesi di stimolare la crescita, inoltre, è molto inferiore rispetto al passato. Dopo avere abbassato i tassi molto al di sotto dello zero e aver avviato un ampio programma per l’acquisto di asset per stimolare l’inflazione, alla Banca centrale svedese non sono rimaste molte altre cartucce. Il governo, nel frattempo, sta aumentando le tasse dopo diversi anni di tagli che avevano contribuito ad aumentare il reddito disponibile del 25 per cento dal 2006. Il governo sta anche obbligando chi ha una casa di proprietà a estinguere il proprio mutuo nel tentativo di tenere a freno un mercato immobiliare fuori controllo.

Contromisure

Il ministro delle Finanze svedese Magdalena Andersson ha detto che il governo è consapevole delle difficoltà e che sta adottando delle misure per sostenere la crescita: investendo in istruzione e infrastrutture, aumentando i posti di lavoro nel settore pubblico e rendendo più economicamente vantaggioso per le aziende assumere persone che sono rimaste fuori dal mercato del lavoro per un periodo prolungato. «La Svezia ha un sacco di cose positive», come un’alta crescita della popolazione, un andamento demografico positivo e un’industria competitiva, ha detto Andersson giovedì durante un’intervista a Stoccolma. L’inflazione e i tassi d’interesse bassi, insieme all’alta disoccupazione, fanno pensare che ci sia margine per la ripresa della crescita dopo un paio di anni di rallentamento, ha aggiunto Andersson. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) – che nel 2011 coniò la metafora di Pippi Calzelunghe – prevede che comunque l’anno prossimo la crescita svedese aumenterà di almeno il doppio rispetto alla media dei 35 paesi membri dell’organizzazione. Anche secondo l’economista capo della banca svedese SEB Robert Bergqvist i timori degli investitori stranieri sono esagerati, dal momento che il rallentamento è dovuto in gran parte a ostacoli che non hanno a che vedere con una domanda debole.

Gli investitori stranieri «si chiedono se la Svezia stia già entrando in un periodo di crescita debole con un tasso d’interesse principale del -0,5 per cento, un programma di quantitative easing, una corona svalutata e una politica fiscale espansiva», ha detto Bergqvist, «e poi si iniziano a chiedere cosa dovrebbe fare la Svezia quando l’economia inizia a rallentare. Nessuno va in profondità e pensa a qual è la causa del rallentamento dell’economia svedese».

Ciononostante Swedbank e Danske Bank non sono ottimiste. Secondo le stime delle due banche la crescita potenziale della Svezia – cioè una crescita in linea con un’inflazione stabile – è scesa all’1,5 per cento, mentre le esportazioni rimangono deboli nonostante la corona abbia quasi raggiunto il minimo rispetto all’euro in oltre sei anni. «Segno che forse non siamo competitivi quanto pensavamo», ha detto Josefsson di Danske Bank.

© 2016 – Bloomberg