(LARS HAGBERG/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 20 Ottobre 2016

Lo straordinario successo di Justin Trudeau

A un anno dalla sua elezione il primo ministro canadese ha ancora un gradimento altissimo, e lo deve molto a se stesso

di Alan Freeman – The Washington Post
(LARS HAGBERG/AFP/Getty Images)

Il primo ministro del Canada Justin Trudeau non sta mai fermo. Un giorno è in uno stadio di Montréal per aprire una partita di hockey con il primo ministro cinese (entrambi indossavano la maglia della squadra locale). Un altro, è a chilometri di distanza nella provincia canadese della Columbia Britannica, per accogliere il duca e la duchessa di Cambridge – il principe William e Kate Middleton – all’inizio della loro visita ufficiale. Un altro ancora, nel sud dell’Ontario, apre un fusto di birra con un martello di legno a un’edizione locale dell’Oktoberfest (il tradizionale rito di inaugurazione dell’evento, chiamato O’zapft is).

Un anno dopo aver guidato il Partito Liberale a un’inaspettata vittoria alle elezioni, il 44enne Trudeau continua ad attraversare il Canada come se fosse nel mezzo di una campagna elettorale: spunta dappertutto, tiene discorsi e si presta a selfie, aumentando il suo fascino. La sua formula sta funzionando, evidentemente. Un sondaggio condotto da Ipsos Public Affairs per Global News, la divisione della rete televisiva canadese Global Television Network che si occupa di informazione, diffuso martedì mostra che il 64 per cento dei canadesi approva i risultati del suo governo. Per le persone nella fascia di età compresa tra i 18 e 34 anni la percentuale sale addirittura al 78 per cento. Stando al sondaggio, inoltre, per il 58 per cento dei canadesi Trudeau ha rispettato o superato le aspettative. In un periodo in cui i governi occidentali si trovano a gestire un elettorato sempre più diviso e insofferente e i leader lottano per mantenere il proprio incarico, Trudeau si trova in una posizione invidiabile.

Nik Nanos, presidente dell’istituto di sondaggi Nanos Research, ha ottenuto numeri simili a quelli di Ipsos. Le diverse previsioni secondo cui l’apprezzamento dell’elettorato canadese sarebbe sul punto di finire si sono dimostrate sbagliate. «Negli ultimi 12 mesi non è successo niente che abbia intaccato la sua immagine o la sua popolarità», ha detto Nanos durante un’intervista. Durante la campagna elettorale del 2015 il Partito Liberale aveva fatto diverse promesse, come la riduzione delle tasse per la classe media, l’espansione del piano pensionistico canadese sostenuto dal governo, l’accoglienza di 25mila profughi siriani e la nomina di una commissione d’inchiesta incaricata di indagare sulla scomparsa e l’uccisione delle donne indigene del paese, oltre alla legalizzazione della marijuana e la riforma del sistema elettorale del paese. La cosa più importante, ha detto Nanos, è però il fatto che Trudeau incarna un cambiamento netto in termini di stile rispetto al suo predecessore, l’arcigno e cerebrale Stephen Harper, che odiava visibilmente girare il paese in campagna elettorale.

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«L’idea di primo ministro che ha Trudeau è quella di una persona che va sul territorio per ascoltare e coinvolgere i canadesi. Per Stephen Harper essere primo ministro voleva dire andare nel suo ufficio, leggere documenti e prendere decisioni», ha detto Nanos, aggiungendo che la cosa che differenzia il Partito Liberale canadese dai partiti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania, è il rifiuto di ricorrere a una retorica divisiva su questioni come l’immigrazione. «Il Partito Liberale non sta praticando una politica della divisione al governo», ha detto Nanos.

Lo stile politico basato sulla ricerca del consenso di Trudeau è agevolato dal fatto che in Canada le divisioni sociali ed economiche sono meno forti rispetto a paesi come gli Stati Uniti. Miles Corak, un economista della University of Ottawa che studia la mobilità sociale negli Stati Uniti e in Canada, ha detto che le differenze tra i due paesi sono particolarmente nette per le fasce di reddito più basse e per quelle più alte. «Negli Stati Uniti far parte del 20 per cento più povero della popolazione vuol dire avere un livello di reddito molto inferiore rispetto a quello del Canada», ha detto Corak durante un’intervista. All’estremo opposto, «la soglia per entrare nell’un per cento più ricco in Canada è intorno a 200mila dollari, mentre negli Stati Uniti è almeno il doppio». Corak, che l’anno scorso ha insegnato ad Harvard come professore ospite, ha detto che in media in Canada la mobilità sociale è il doppio di quella degli Stati Uniti, in parte perché la qualità dell’istruzione pubblica americana può variare molto. «La possibilità di arricchirsi partendo da una situazione di povertà è più alta in Canada», ha detto Corak. Nonostante canadesi e americani abbiano valori e obiettivi personali simili per quanto riguarda avere successo nella vita, ci sono più probabilità che i canadesi credano che il governo li favorisca invece di ostacolarli nella loro ricerca del successo.

Un altro elemento che favorisce Trudeau dal punto di vista politico è l’attuale confusione nei suoi avversari, il Partito Conservatore e il Nuovo Partito Democratico canadesi, che sono entrambi ancora alla ricerca di un leader stabile. Per la guida del Partito Conservatore, che si deciderà a maggio, ci sono una dozzina di candidati, nessuno dei quali ha per il momento un chiaro vantaggio sugli altri.

Nonostante l’economia del Canada sia ancora lenta e si profilino decisioni difficili da prendere su temi divisivi come il cambiamento climatico e le reti energetiche, non ci sono segnali che il buon momento di Trudeau stia per finire.

© 2016 – The Washington Post