“Atlanta” è una figata

La nuova serie di Donald Glover è sulla scena hip hop di Atlanta, e su un sacco di altre cose: sta piacendo molto soprattutto per la sua originalità

Atlanta è una nuova serie del network americano FX che va in onda dallo scorso 6 settembre. Per ora sono stati trasmessi sette dei dieci episodi della prima stagione, ma sono bastati perché molti critici la definissero una delle migliori serie attualmente in televisione, e tra le più interessanti dell’anno. Il protagonista si chiama Earn, vive ad Atlanta, ha pochi soldi e una figlia, e prova a fare da agente per un suo cugino che ha da poco raggiunto una certa notorietà locale come rapper. È una serie molto originale, con trovate e dialoghi spesso brillanti, ed è sostanzialmente diversa dalla maggior parte delle altre comedy (anche perché non è una vera comedy: ci arriviamo). La serie va in onda, per ora, solo negli Stati Uniti, ma nei prossimi mesi sarà trasmessa anche in Italia su Fox, canale disponibile per gli abbonati di Sky.

Chi è Donald Glover

Atlanta è ideata, scritta è interpreta da Donald Glover, che ha anche diretto alcuni episodi. Glover ha 33 anni, è un attore, autore e rapper americano. Lo potete avere già visto in Magic Mike XXL, dove aveva una particina, in The Martian, in cui faceva l’astrofisico che trovava il modo di rimandare indietro la navicella spaziale a riprendere Matt Damon, o in Girls, la serie di Lena Dunham, nella cui seconda stagione interpretava un fidanzato Repubblicano della protagonista. Glover è nato in California, ma è cresciuto nella periferia di Atlanta, dove è ambientata la serie. Iniziò a lavorare per la televisione come sceneggiatore per 30 Rock, una famosa serie di Tina Fey andata in onda tra il 2006 e il 2013. Nel 2010 su Comedy Central andò in onda un suo spettacolo di stand-up comedy e lui cominciò ad essere piuttosto conosciuto negli Stati Uniti. Su Twitter nacque anche una campagna per chiedere alla casa di produzione Sony di sceglierlo come protagonista per la nuova serie di film su Spider Man. Anche Stan Lee disse di essere d’accordo a dargli la possibilità di avere un provino, che però alla fine gli fu negato (e il ruolo andò ad Andrew Garfield, bianco). Nel 2009 cominciò su NBC Community, una sitcom ambientata in un’università del Colorado in cui Glover interpretava un ex giocatore di football un po’ nerd: la serie fu molto apprezzata e seguita, ed è andata avanti per sei stagioni.

Ma Glover è famoso soprattutto per la sua attività come rapper: il suo nome d’arte è Childish Gambino e i suoi primi due dischi uscirono nel 2009. Iniziò a fare concerti in giro per gli Stati Uniti e il suo singolo “Freaks and Geeks” ebbe un discreto successo. Nel 2011 uscì il suo disco Camp, che gli fece fare il salto di qualità: iniziò a fare collaborazioni con rapper famosi come Schoolboy Q e con altri artisti, come Beck e i Prodigy. Because the Internet, disco del 2013, ricevette due nomination ai Grammy nel 2014 e vendette più di mezzo milione di copie.

E quindi Atlanta?

Glover ebbe l’idea per Atlanta nel 2013 e dopo un episodio pilota il network FX accettò di produrne una stagione intera. Glover è il protagonista, Earn, un trentenne che ha lasciato la Princeton University e che ha una figlia piccola e un rapporto difficile e poco stabile con la sua compagna. I suoi genitori, in pratica, lo odiano, e lui fa dei lavori che non gli piacciono. Un giorno scopre che un suo cugino è diventato famoso su YouTube per una canzone rap, e si propone di fargli da agente. Il cugino si fa chiamare Paper Boi vive insieme a Darius, un altro ragazzo nero un po’ svampito, mantenendosi vendendo marijuana. Dopo un po’ di resistenze, Paper Boi accetta che Earn diventi il suo manager e insieme provano a sfondare nella scena rap di Atlanta. Ma la trama orizzontale della serie, in realtà, non è così importante: dopo i primi episodi, che servono un po’ da introduzione, ogni puntata ha una trama verticale abbastanza autonoma, e racconta una storia estemporanea o laterale alla vicenda principale. Una ad esempio mostra solo una cena tra la compagna di Earn e una sua vecchia amica, che si mantiene frequentando famosi sportivi. In un’altra Paper Boi partecipa a una partita di basket di beneficenza, ma finisce per fare una rissa con Justin Bieber, che è interpretato da un attore nero. L’ultimo episodio andato in onda, il più insolito finora, è girato come una puntata di un fittizio talk show scadente americano, nel quale Paper Boi è ospite insieme a una psicologa bianca: i due hanno un bizzarro dialogo sulle discriminazioni di genere e razziali negli Stati Uniti, interrotti da finte pubblicità altrettanto surreali.

Atlanta ha una struttura da comedy, con episodi di circa 25 minuti ciascuno e poco collegati l’uno all’altro: non è pensata per fare ridere come una sitcom, e alcuni episodi hanno in realtà una trama piuttosto seria (in uno si parla di un omicidio in cui sono coinvolti Earn e Paper Boi). Non è neanche una serie drama: non ci sono storie particolarmente intriganti, né colpi di scena alla fine degli episodi (e spesso, appunto, sembra non ci sia una vera trama). David Sims ha scritto sull’Atlantic che proprio per questa «volontà di sperimentare» Atlanta è diventata «la più sorprendente e versatile serie da mezz’ora attualmente in televisione». Anche se sembra non parli di niente, in Atlanta ci sono un sacco di temi: la musica rap e la sua influenza sui giovani afroamericani, l’integrazione razziale, le discriminazioni di genere, le difficoltà economiche dei giovani della classe media americana, per dirne qualcuno. Non sono però trattati in maniera didascalica o convenzionale, ma sempre in un modo ironico che diventa a volte spiazzante. Pilot Viruet ha scritto su Vice che Atlanta «parla di questioni razziali senza parlare di questioni razziali».

Nell’episodio su Justin Bieber, per esempio, non viene data una spiegazione sul perché il cantante sia interpretato da un attore nero: come ha scritto Sims, «non ce n’era bisogno: ogni reazione che voi, come spettatori, avete avuto per un Bieber afroamericano (che era colpevole delle stesse buffonate da cattivo ragazzo del vero cantante) vi ha costretto a riflettere su come la sua etnia influenzi l’opinione che avete di lui». Nell’episodio ambientato durante il talk show, succede che Paper Boi dica delle cose offensive sulle persone transessuali, per poi spiegare che non vuole togliere loro diritti, ma solo poter dire che a lui sembra una cosa «strana». L’attivista per i diritti dei transessuali presente in studio, dopo aver inizialmente litigato con lui, ci pensa un po’ e poi gli dice che ha ragione, mettendo in crisi il conduttore.

Tra le cose più apprezzate di Atlanta ci sono la colonna sonora e il fatto che sia lasciato molto spazio agli attori co-protagonisti di emergere, come ha notato James Poniewozik sul New York Times. È una cosa che succede un po’ con tutti: alla compagna di Glover, interpretata da Zazie Beetz, a Paper Boi, interpretato da Brian Tyree Henry, e anche a Darius, l’amico sempre fatto di marijuana di Paper Boi, che è uno dei personaggi più riusciti e divertenti. Sempre Poniewozik ha scritto che nonostante il nome della serie suggerisca che Atlanta sia molto importante nella storia, in realtà la città è più «una specie di stato mentale. È una capitale dell’hip hop, ma a suo modo regionale. Non è una città insignificante, ma neanche la più importante di tutte: è, come i personaggi, a metà».

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