L’app con i suoni per dormire meglio

Si chiama White Noise ed è "l'Instagram dei rumori rilassanti": da quello della pioggia sulla tenda a quello del motore delle navi

(JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Su Spotify c’è una canzone che è stata ascoltata più di cinque milioni di volte, solo che non è propriamente una canzone: si chiama “Box Fan Sound” ed è il rumore di un ventilatore, che va avanti per quasi dieci minuti e fa parte di una serie di tracce audio tra cui: il suono dell’aria condizionata, il suono della pioggia su un tetto in vetroresina, il suono di un aeroplano, il suono della pioggia sopra la tenda. Non tutti questi audio arrivano a cinque milioni di ascolti ma comunque superano quasi tutti le 100mila riproduzioni. Arrivano tutti da White Noise, un’app – disponibile sia sul Play Store che sull’Apple Store – che permette di scaricare e registrare rumori di ogni tipo. White Noise è gratuita, ma c’è anche un’opzione a pagamento che permette maggiori e migliori opzioni di utilizzo. Tech Crunch ha scritto che White Noise è “l’Instagram dei suoni rilassanti” e il suo uso prevalente sembra essere quello da parte di persone che vogliono addormentarsi.

White Noise è stata creata nel 2009 da Todd Moore, un software developer a cui piaceva addormentarsi ascoltando il rumore del suo ventilatore. Moore ha spiegato di aver pensato all’app per due ragioni: la volontà di risparmiare sulla corrente e la necessità di non di far funzionare un ventilatore in pieno inverno. Parlando con la rivista The California Sunday Magazine ha detto: «Sinceramente non pensavo che sarebbe potuta interessare a qualcun altro». Invece, dopo che Moore la mise sull’Apple Store, White Noise ebbe un grande successo, arrivando ai primi posti della classifica iTunes e raggiungendo una media di circa un milione di ascolti settimanali.

Negli ultimi anni il problema principale degli sviluppatori di White Noise è stato accontentare le richieste di chi la usa, Moore ha infatti spiegato che la gente ha gusti molto particolari quando si tratta di suoni rilassanti. Le persone hanno infatti iniziato a fare richieste di suoni ben precisi e analizzando gli ascolti totali quelli di White Noise si sono accorti che in diverse aree e città del mondo ci sono gusti diversi. Al contrario di quanto si potrebbe pensare le persone non chiedono però suoni esotici, che non potrebbero ascoltare altrimenti, chiedono cose piuttosto familiari: i dati di White Noise dicono che in California vanno forte i suoni con l’oceano e le onde e in Arizona (un posto ventoso, con molte tempeste) va molto forte la registrazione del “vento durante una tempesta di sabbia”.

Moore ha però detto al The California Sunday Magazine che non tutti i suoni sono ben accolti: dopo aver per esempio lavorato molto al rumore di tre rane registrate a San Martin, un’isola di Porto Rico, ha scoperto che alla gente non è per niente piaciuto. Eppure, ha spiegato, «il sound loop era perfetto». Molto spesso è una questione sentimentale o di ricordi: le persone fidanzate o sposate con qualcuno che russa hanno chiesto il rumore di qualcuno che russa, chi è stato nell’esercito ha chiesto il rumore del motore di una determinata nave o di un elicottero ben preciso.

A prescindere dai ricordi e dai gusti personali, si possono però fare alcune grandi distinzioni sui suoni di White Noise. Ci sono ovviamente i “white noise”, i rumori bianchi, ma ci sono anche rumori marroni e rumori blu o viola. I rumori bianchi sono i più generici, e funzionano bene perché sono elementari, costanti e senza picchi particolari: abituano l’orecchio e riescono a smorzare, coprire o attenuare ogni altro eventuale suono, che rischierebbe di svegliare chi sta dormendo. I suoni viola sono invece quelli sulle frequenze più alte e Moore ha spiegato che sono «sibilanti, come l’acqua che esce da un rubinetto con un’alta pressione» e che sono in genere richiesti dai più giovani, perché invecchiando la capacità di sentire frequenze più alte diminuisce. I suoni marroni stanno all’opposti di quelli viola (o blu) e hanno una bassa frequenza: Moore ha detto che sono i suoni più popolari dell’app perché sono i più efficaci nel far rilassare chi li ascolta. L’esempio che fa è quello del rumore di una cascata.

Parlando al The California Sunday Magazine Moore ha anche detto che nella maggior parte dei casi i suoni di White Noise sono veri – quando si sentono delle rane sono delle vere rane, quando si sente l’oceano è davvero l’oceano – ma ci sono anche dei foley, la parola tecnica usata per riferirsi a quei suoni che sembrano una cosa anche senza esserlo: sono quelli usati spesso nel cinema e ottenuti dai rumoristi. Il nome di quei suoni deriva proprio dal cognome di Jack Foley, uno dei primi rumoristi di Hollywood: iniziò a lavorare negli anni Venti, nei primi film sonori, ed essendo uno dei primi dovette inventarsi il modo di ricreare in studio e in poco tempo certi suoni (il vento, il motore di un’auto, le spade di due spadaccini, qualsiasi cosa servisse). Moore ha detto: «Di solito preferisco usare il suono vero, ma in molti casi l’approccio foley permette di ottenere un risultato migliore, ancora più convincente». Dal suo ultimo aggiornamento White Noise permette ai suoi utente di registrare e mixare ogni tipo di suono, per riascoltarselo o per condividerlo con gli altri.

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