(Woody Allen in "Crisis in Six Scenes")
  • Cultura
  • giovedì 29 settembre 2016

Il weekend di Woody Allen

"Café Society", il suo ultimo film, è nei cinema da oggi, e domani arriva su Amazon la serie tv "Crisis in Six Scenes": benino il primo, malissimo la seconda

(Woody Allen in "Crisis in Six Scenes")

Café Society – il nuovo e 47esimo film diretto da Woody Allen – è nei cinema italiani da oggi, giovedì 29 settembre. Crisis in Six Scenes – la nuova e prima serie tv (negli ultimi cinquant’anni) diretta da Allen – sarà online da venerdì 30 settembre su Amazon, ma non in Italia. Allen ha 80 anni e ogni nuova-cosa-di-Allen attira sempre l’attenzione, fosse anche solo per dire che non è proprio come le vecchie-cose-di-Allen. Café Society è un film ambientato negli anni Trenta, con i due protagonisti interpretati da Jesse Eisenberg e Kristen Stewart: Allen fa il narratore, ma non l’attore. Crisis in Six Scenes è una serie tv di sei episodi da mezz’ora, ambientata negli anni Sessanta e in cui Allen recita, tra gli altri, con Miley Cyrus.

I critici dicono che Café Society non è male, nella media degli ultimi film di Allen, meglio di Irrational Man o di To Rome with Love ma peggio di Blue Jasmine o Basta che funzioni, per stare nell’ultimo decennio. Negli Stati Uniti, dove è uscito a luglio, Café Society è andato piuttosto male, ma lì i film di Allen vanno sempre un po’ peggio che in Europa. Si sanno invece molte meno cose di Crisis in Six Scenes, giusto le recensioni dei critici che l’hanno visto: Charlie Lyne del Guardian ha scritto che Allen «non ce la fa più» e che la serie – di cui lui ha scritto e diretto ogni episodio – è «goffa, sghemba e piena di pigre massime da una riga». Ed è difficile trovare recensioni più positive.

Café Society

È il primo film che Allen gira in digitale ed è una commedia con una storia romantica tra il protagonista Bobby Dorfman (Eisenberg) e una ragazza di nome Vonnie (Stewart). La storia si svolge tra New York e Hollywood. Dorfman è il figlio più giovane di una famiglia di origine ebraica: sua sorella è una maestra, suo fratello è un gangster e lui non vuole lavorare nella gioielleria di suo padre. Per questo si trasferisce in California per lavorare con suo zio Phil, che fa l’agente per gli attori del mondo del cinema. Tra gli attori che fanno parte del cast ci sono anche Blake Lively e Steve Carell: si dice che lui abbia preso il posto che era di Bruce Willis, licenziato perché poco attento sul set.

Di Café Society si è detto che non è un capolavoro ma che comunque qua e là ci sono delle trovate o delle battute alla Allen. Anthony Oliver Scott, capo dei critici cinematografici del New York Times, ha scritto che Cafè Society «non è certo il peggior film di Woody Allen» e che «tutto sommato è un film modesto ma divertente, con qualche momento davvero ispirato e qualche nota amara, una manciata di ruoli interessanti e l’impressione, qualche volta, che ci sia un’idea». Wendy Ide sul Guardian ha fatto considerazioni simili, apprezzando però moltissimo l’interpretazione di Stewart (che secondo un recente articolo di Vulture è addirittura la migliore attrice della sua generazione). Ben Croll ha scritto su The Wrap che Café Society è «una commedia nostalgica perfettamente godibile»,  che sarà però criticata «per non essere niente di più rispetto a quello che è». È il problema di ogni film di Allen: li facesse un altro si direbbe “wow, il nuovo Allen!”; visto che li fa lui non sono mai abbastanza, specie se paragonati ai capolavori di qualche decennio fa.

Crisis in Six Scenes

È ambientata negli anni Sessanta, in una famiglia tradizionale della classe media americana; Allen interpreta un personaggio molto alla Allen, di origini ebraiche e sposato con una psichiatra interpretata da Elaine May. La vita della famiglia cambia quando in casa arriva il personaggio interpretato da Cyrus, molto meno tradizionale di loro. Nel cast ci sono anche Rachel Brosnahan (Rachel di House of Cards) e Joy Behar. Non si sa se, come e quando Crisis in Six Scenes arriverà in Italia: per ora uscirà solo su Amazon e solo negli Stati Uniti, nel Regno Unito e Germania.

Le recensioni sono, appunto, tutte negative, alcune molto negative. Todd VanDerWeff di Vox ha scritto: «Crisis in Six Scenes è come un film fatto da Woody Allen, in cui non sono state eliminate le scene extra, ma sono state tagliate in modo arbitrario in sei puntate. Deprimente». Woody Allen disse – non si capì se scherzando o no – di aver accettato l’offerta per soldi, e Tim Goodman di Hollywood Reporter ha scritto che, guardando Crisis in Six Scenes si capisce che probabilmente non scherzava: «O non ha preso seriamente la cosa, o semplicemente ha fatto qualcosa che impallidisce se paragonato ad altre cose», per esempio a molte altre serie comico-drammatiche con episodi di circa mezz’ora l’uno. Lyne ha scritto sul Guardian che Allen è ancora capace di pensare frasi profonde e divertenti, ma che non sembra essere più capace di inserirle in una storia: «un’idea che andrebbe bene se raccontata in 90 minuti è inutilmente e goffamente spalmata su sei ore e mezza».

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