(Joe Raedle/Getty Images)

I prossimi dibattiti delle elezioni americane

Date e cose da sapere sui prossimi tre confronti tv (uno con un formato molto particolare)

(Joe Raedle/Getty Images)

La sera di lunedì 26 settembre, quando in Italia era già martedì 27, Hillary Clinton e Donald Trump, i principali candidati alla presidenza degli Stati Uniti, si sono confrontati nel primo dibattito televisivo della campagna elettorale. Il dibattito – vinto da Clinton, secondo i sondaggi e la stragrande maggioranza degli osservatori – è stato seguito da più di 84 milioni di persone solamente negli Stati Uniti, e discusso e analizzato in tutto il mondo. Ma quello di lunedì è stato solamente il primo di tre confronti previsti prima delle elezioni, che si terranno l’8 novembre: altri due si terranno il 9 e il 19 ottobre. È previsto anche un dibattito fra i due candidati vicepresidenti, che si terrà il 4 ottobre.

Le basi
Gli ultimi due dibattiti avranno un formato diverso fra loro. Quello del 9 ottobre sarà un cosiddetto town hall meeting: Clinton e Trump si troveranno al centro di una specie di anfiteatro e risponderanno anche alle domande del pubblico. Il dibattito del 19 ottobre, l’ultimo prima delle elezioni, avrà lo stesso formato del primo: 90 minuti di domande, risposte e scambi con un giornalista a fare da moderatore. Il primo dibattito sarà moderato da Anderson Cooper di CNN, uno dei giornalisti televisivi più popolari negli Stati Uniti – che sarà anche il primo giornalista apertamente gay a moderare un dibattito presidenziale – e Martha Raddatz, esperta giornalista di ABC News.

È verosimile che nei giorni precedenti al dibattito Trump cercherà di far passare l’idea che il trattamento dei giornalisti nei suoi confronti sarà più duro rispetto a quello riservato a Clinton. Già durante la campagna elettorale per le primarie Repubblicane Trump ha attaccato spesso CNN per come si è occupata di lui – minacciando persino di non presentarsi a un loro dibattito – e in un’intervista del 15 settembre al Washington Post ha detto che Cooper «si comporterà in modo molto fazioso, molto fazioso. Non credo che debba essere lui a fare da moderatore».

Il dibattito del 9 ottobre avrà inoltre un’altra particolarità: Cooper e Raddatz hanno accettato di prendere in considerazione le 30 domande più votate sul sito PresidentialOpenQuestions, dove qualsiasi utente registrato può pubblicare la propria domanda ai candidati.

Il terzo dibattito invece sarà più o meno come il primo, con la differenza che cambierà il moderatore: sarà Chris Wallace, storico giornalista di Fox News, la rete televisiva conservatrice che secondo molti ha preparato il terreno per il successo di un candidato Repubblicano come Trump (complottista, poco attento a dati e fatti, ostile alle minoranze etniche). Nemmeno Wallace, probabilmente, sarà gradito a Trump: in un dibattito fra candidati Repubblicani trasmesso a marzo da Fox News, Wallace ha incalzato Trump per diversi minuti sulla sua proposta di tagliare alcuni costi del governo federale, smentendolo con un grafico che la redazione aveva preparato anticipando la probabile risposta di Trump. Una delle cose che Wallace disse a Trump in quell’occasione – «i tuoi numeri non tornano» – diventò una delle più discusse negli articoli di analisi di quel dibattito.

L’unico dibattito per i candidati vicepresidenti, previsto per il 4 ottobre, sarà invece moderato da Elaine Quijano, giornalista di origini filippine di CBS News che sarà il più giovane moderatore di un dibattito nazionale degli ultimi 28 anni. I due candidati – Mike Pence del partito Repubblicano e Tim Kaine del partito Democratico – sono rimasti abbastanza nell’ombra in queste settimane di campagna elettorale e non è chiaro cosa aspettarsi da loro, tanto più che a meno di grossi incidenti il loro dibattito non dovrebbe spostare le cose.

Bonus: nelle simulazioni del dibattito organizzate dai Repubblicani, la parte di Kaine sarà interpretata da Scott Walker, governatore Repubblicano del Wisconsin e per un breve periodo considerato favorito dai sondaggi per ottenere la nomination

Lo stile town hall
È una modalità molto particolare di dibattito, più informale rispetto a quelle che siamo abituati a vedere in altri contesti: prevede che i candidati interagiscano sia con un moderatore sia con alcune decine di persone all’interno di una specie di anfiteatro. Il pubblico, selezionato dall’istituto Gallup fra elettori che si definiscono indecisi, si divide le domande a metà con i moderatori.

Il town hall è un formato che avvantaggia un certo tipo di politici: quelli che grazie a un talento naturale riescono a entrare in sintonia con degli sconosciuti dopo una stretta di mano, e che sono abituati a mettere a proprio agio le persone con cui parlano anche solo per qualche secondo. Per esempio politici come Bill Clinton, che è stato governatore per più di dieci anni del piccolo stato rurale dell’Arkansas, e Barack Obama, che fra la prima laurea e Harvard lavorò come “organizzatore di comunità” – una via di mezzo fra un sindacalista e un attivista – nei quartieri poveri di Chicago. E infatti Clinton e Obama sono i due candidati che in questo tipo di dibattito si sono comportati meglio, negli ultimi anni.

Nel 1992, durante un dibattito town hall con George H. W. Bush, Clinton vinse rispondendo in maniera molto personale a una domanda su come il debito pubblico lo riguardasse, mentre Bush si limitò a una risposta fredda e tecnica. Nel 2012 Obama ribaltò il cattivo risultato del primo dibattito contro Mitt Romney con una convincente performance nel secondo dibattito, nel formato town hall.

Cosa aspettarsi
Né Clinton né Trump sembrano particolarmente adatti per questo formato di dibattito: uno dei difetti più citati di Clinton – dai giornalisti, almeno – è un’apparente freddezza e mancanza di empatia, e un’attrazione invece per i noiosi dettagli delle riforme che propone. Trump, oltre al fatto di essere descritto da molti come una persona sgradevole e respingente, si è impegnato poco in questo tipo di incontri in campagna elettorale. Clinton si è impegnata di più e probabilmente arriverà molto più preparata di Trump anche rispetto alle cose da tenere sotto controllo: il linguaggio del corpo, per esempio, o il tono delle risposte verso il pubblico.

L’ultimo dibattito, previsto per il 19 ottobre, sarà forse il meno spettacolare, dato che sia Clinton sia Trump punteranno a non fare brutte figure a tre settimane scarse dal voto (a meno di enormi distanze da colmare nei sondaggi).