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  • lunedì 12 settembre 2016

Nel Parlamento della Bielorussia ci sarà l’opposizione

Ha ottenuto 2 seggi su 110 alle elezioni di domenica, ma è una notizia perché non succedeva da 12 anni

di Aliaksandr Kudrytski – Bloomberg
Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko vota per le elezioni parlamentari del suo paese a Minsk, l'11 settembre 2016 (MAXIM MALINOVSKY/AFP/Getty Images)

I partiti di opposizione in Bielorussia, un paese che gli Stati Uniti avevano definito “l’ultima dittatura in Europa”, hanno ottenuto dei seggi in Parlamento per la prima volta dal 2004, e il presidente Alexander Lukashenko sta tentando di ristabilire dei rapporti con l’Occidente per risollevare l’economia del paese in difficoltà.

Gli alleati di Lukashenko, che dal 1994 ha un saldo controllo sull’ex repubblica sovietica di 9,5 milioni di abitanti, hanno dominato le elezioni di domenica 11 settembre, ottenendo 108 dei 110 seggi totali in Parlamento. Due membri dell’opposizione, una donna del filo-occidentale Partito civile unito e un indipendente dell’associazione non governativa Società per la lingua bielorussa, hanno ottenuto un seggio ciascuno: ed è una notizia. La Bielorussia è stata criticata diverse volte dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), che si occupa anche di vigilare sulle elezioni, per le sue elezioni non democratiche. «In Bielorussia non ci sono elezioni libere e democratiche», ha detto per telefono Anatoly Lebedko, capo del Partito civile unito, che martedì deciderà se Anna Kanopatskaya [la donna eletta per il partito] accetterà il mandato o lo rifiuterà in segno di protesta. «Le autorità hanno controllato totalmente il processo di voto», ha aggiunto Lebedko.

L’arrivo di un paio di voci critiche in Parlamento non metterà in discussione il 62enne presidente bielorusso Lukashenko, che nel 1996 ampliò i suoi poteri per indebolire la capacità del Parlamento di influenzarne le politiche. I seggi ottenuti dall’opposizione sono però un segnale dei tentativi di Lukashenko di migliorare i rapporti con i paesi occidentali, in un periodo in cui la Bielorussia fatica a riprendersi dalla crisi economica che ha colpito duramente la sua moneta nazionale, il rublo, alimentato l’inflazione e dato inizio a un periodo di recessione. «Voglio che l’opposizione esista e sia costruttiva», ha detto Lukashenko ai giornalisti dopo aver votato. «Non voglio che l’opposizione sia una quinta colonna nel paese».

Crisi economica

Quest’anno la Bielorussia – che è stata danneggiata dalla recessione della Russia, il suo principale alleato politico ed economico – ha ottenuto circa 1,7 miliardi di euro in aiuti. L’economia del paese è calata del 2,7 per cento nei primi sette mesi del 2016, secondo la Commissione nazionale di statistica. A luglio i prezzi sono aumentati del 12,2 per cento, mentre lunedì il rublo bielorusso era a 1,9595 rispetto al dollaro, con un indebolimento del 9,1 per cento rispetto a un anno fa.

La Bielorussia ha provato a presentarsi come un faro di stabilità in mezzo all’incertezza geopolitica della sua regione. Mentre la Russia si scontra con Unione Europea e Stati Uniti per via dell’annessione della Crimea dall’Ucraina del 2014 e per quello che i paesi occidentali definiscono il suo sostegno ai ribelli antigovernativi a est dell’Ucraina, Lukashenko ha ricevuto apprezzamenti per avere ospitato delle trattative che avevano l’obiettivo di trovare una soluzione pacifica al conflitto.

I partiti d’opposizione in Bielorussia, che confina con tre paesi membri dell’Unione Europea, sono ai margini della vita politica dal 1995, quando si opposero al piano di Lukashenko di tenere un referendum che gli avrebbe dato il potere di sciogliere il Parlamento. Quell’anno a un certo punto alcune truppe delle forze speciali bielorusse entrarono in Parlamento, picchiando i deputati che protestavano. Nel 1996, dopo due referendum, fu adottata una nuova costituzione, sciolto il vecchio Parlamento e istituita la Camera dei Rappresentanti. Dalle elezioni del 2004 nel Parlamento bielorusso nessun deputato si è mai definito apertamente come oppositore del presidente, cosa che nel 2005 spinse l’ex segretario di Stato americano Condoleezza Rice a definire Lukashenko «l’ultimo dittatore d’Europa». Da allora però i rapporti della Bielorussia con l’Occidente sono migliorati, e a febbraio l’Unione Europa ha tolto le sanzioni contro 170 persone ed enti bielorussi, tra cui Lukashenko, e tre aziende del paese.

Recentemente la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha detto che riprenderà la collaborazione diretta con le autorità bielorusse per la prima volta dal 1996, dato che il paese sta diventando «aperto dal punto di vista internazionale». «È un giochetto del regime di Lukashenko; fanno piccoli passi verso le richieste dell’Occidente e si aspettano che l’Occidente faccia altrettanto», ha raccontato per telefono Igar Gubarevich, analista di Ostrogorski Center, un gruppo di ricerca che si occupa di Bielorussia con sede a Londra.

© 2016 – Bloomberg

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