(Da Jason Bourne)
  • Cultura
  • venerdì 2 Settembre 2016

5 cose per arrivare pronti a “Jason Bourne”

È uscito giovedì il quinto film della saga con Matt Damon, che sta incassando molti soldi: serve aver visto gli altri per vederlo?

(Da Jason Bourne)

Jason Bourne è il nome dell’ex agente della CIA interpretato da Matt Damon in una serie di film d’azione iniziata nel 2002 con The Bourne Identity. Dal primo settembre è nei cinema Jason Bourne, il quinto capitolo della saga e il quarto con Damon protagonista. Il regista è Paul Greengrass, che ha diretto anche il secondo e il terzo film della serie: The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum. Oltre a Damon nel cast di Jason Bourne ci sono Julia Stiles, Alicia Vikander, Tommy Lee Jones e Vincent Cassel. Il personaggio di Jason Bourne è stato protagonista di alcuni romanzi dello scrittore statunitense Robert Ludlum, dai cui libri – pubblicati anche in Italia – sono stati tratti i primi film della saga. Il quarto film è invece The Bourne Legacy: è uscito nel 2012 ed è uno spin-off con un altro protagonista, interpretato da Jeremy Renner.

Jason Bourne prima di Jason Bourne
È un ex agente segreto che all’inizio non sa chi è: poi piano piano lo scopre e capisce di essere stato usato come arma da un progetto governativo segreto. All’inizio il suo obiettivo è scoprire il suo passato, poi ne ha anche un altro: eliminare il piano governativo di cui è stato “vittima”. Il quarto film della serie, quello senza Damon, aggiunge poco alla storia: è utile ma non indispensabile. Qualche mese fa, prima dell’uscita statunitense del film, Damon ha spiegato in un minuto e mezzo tutto quello che c’è da sapere sul personaggio da lui interpretato nei precedenti film. Sotto al video c’è una sintesi in italiano di quello che dice.

Inizia tutto con io che galleggio nel Mediterraneo: mi hanno sparato e non so chi sono. Ma c’è un codice bancario nella mia anca e boom, finisco a Zurigo ad aprire una cassetta di sicurezza. I cattivi di un progetto governativo segreto che si chiama Treadstone ora sanno che sono vivo, così do 20mila dollari a una ragazza tedesca che si chiama Marie per portarmi a Parigi dove sconfiggo un assassino con una penna, e poi lui salta fuori dalla finestra. Dopo un fighissimo inseguimento guidiamo fino alla campagna francese e sparo a Clive Owen con un fucile e uso il suo cellulare per dire a Chris Cooper che ne sono fuori. Ma non la prende bene così devo tornare a Parigi, sparargli, saltare giù dalla tromba delle scale e andarmene per vivere felice e contento con Marie.

Due anni dopo, mentre ci stiamo nascondendo in India, arriva un russo molto stronzo, mi incastra per un omicidio e uccide Marie. A quel punto sono molto incazzato. Vado a Berlino, Napoli e Monaco per dire a Joan Allen che sono innocente. In realtà mi ricordo che ai vecchi tempi in cui lavoravo per Treadstone uccisi un politico russo, ma riesco a obbligare Ryan Cox a confessare che dietro a tutto c’era lui. Sono un genio. Vado a Mosca per dire alla figlia del politico che sono stato io a ucciderlo, non prima di essermi vendicato con il tizio che ha ucciso Marie: perché Bourne non dimentica.

Ma scopro che Treadstone non è niente in confronto a Blackbriar: vado a Londra e Madrid per incontrare un informatore della CIA ma lui salta in aria. Uccido un assassino in un’altra di quelle bellissime scazzottate e vado a New York per distruggere il piano Blackbriar. Dopo aver rubato alcuni file trovo Albert Finney, consegno a Joan Allen i file su Blackbriar e salto giù da un palazzo, finendo in un fiume in cui credono che muoia.

Jason Bourne di cosa parla?
Tranquilli, senza spoiler. La storia inizia quando l’ex agente della CIA Nicky Parsons (il personaggio di Julia Stiles) va in Grecia per dire a Bourne che ha trovato dei documenti utili a capire cose in più sul passato suo e della sua famiglia. Bourne – che come all’inizio dei precedenti film aveva deciso di ritirarsi a vita privata – sceglie quindi di tornare a fare cose da film d’azione: girare il mondo, cercare di capire piani segreti della CIA, correre e prendere a pugni la gente. Come ogni buon film d’azione anche Jason Bourne «guadagna un sacco di punti MilleMiglia», come ha scritto Anthony Lane sul New Yorker: ci sono scene nei Balcani, in Islanda, a Londra, a Berlino e ad Atene, in piazza Syntagma, mentre la gente protesta contro il governo.

Cosa se ne dice?
Di Bourne il critico cinematografico del New York Times A. O. Scott ha scritto che «è un personaggio abbastanza amato della cultura pop che torna dal passato ed è stato rimesso in circolazione» perché è estate e «le persone hanno bisogno di qualcosa da fare e al momento due ore di fantasia paranoica possono fornire una tregua rassicurante dalla realtà». Scott ha anche scritto che per alcuni Jason Bourne potrebbe risultare «noioso e insignificante», perché più che un film d’azione o un thriller di spionaggio sembra essere una meditazione su una crisi di mezza età. Peter Travers di Rolling Stone ha scritto che il film gli è piaciuto, soprattutto perché Damon «tiene incollati gli spettatori alla guerra che va avanti nella testa di Bourne». In generale il film è piaciuto più al pubblico che alla critica: gli utenti di IMDb gli hanno dato un voto medio di 7 su 10; il suo Metascore – un voto dato in base alle recensioni dei critici professionisti – è invece 58 su 100. Jason Bourne ha anche avuto ottimi risultati economici: è costato circa 100 milioni di dollari e ha già incassato quasi tre volte di più, e comunque molto di più dei precedenti film della serie.

I pugni di Jason Bourne
Il sito sul cinema Fandor ha raccontato in un video come sono cambiati negli anni i combattimenti corpo-a-corpo dei film su Bourne, seguendo i cambiamenti che il cinema d’azione ha avuto negli ultimi quindici anni. All’inizio le inquadrature erano chiare e permettevano di capire abbastanza bene tutto quello che succedeva; dal secondo film (il primo diretto da Greengrass) le cose si sono fatte più confuse: il montaggio è diventato più sincopato e la cinepresa meno ferma. Dalla maggior parte dei combattimenti poi è stata tolta la colonna sonora, per renderli più realistici. In The Bourne Ultimatum (il terzo film della serie, del 2007) le cose sono diventate ancora più estreme: «si fa quasi fatica a capire cosa sta succedendo», ha scritto Fandor. Alla maggior parte del pubblico i nuovi combattimenti piacciono molto, ad altri hanno fatto venire il mal di testa. Per provare quanto è serrato il montaggio di una scena di combattimento di The Bourne Ultimatum, la fine del video la mostra a velocità dimezzata.

Un altro punto di vista sui film su Bourne
Screen Junkies è un canale YouTube che da qualche anno pubblica gli Honest Trailer dei film più famosi. Sono trailer che fanno due cose: prendono in giro certi aspetti di quei film ma allo stesso tempo ne fanno una seria analisi di meccanismi narrativi e regia. L’Honest Trailer dei primi tre film su Bourne dice per esempio che «è un efficientissimo assassino con le capacità di Liam Neeson in Io vi troverò e la memoria di Dory in Alla ricerca di Nemo». La trama dei film è riassunta così: ogni volta Bourne cerca di scoprire il suo passato, corre, ha un inseguimento in macchina mentre una stanza piena di persone lo osserva; uccide qualcuno, per poi scoprire che è un burattino di qualcuno ancora più potente.