L'attaccante inglese Jamie Vardy durante la FA Community Shield persa contro il Manchester United (IAN KINGTON/AFP/Getty Images)
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  • sabato 13 agosto 2016

Da dove riparte il Leicester City

La squadra è più o meno la stessa e quest'anno giocherà anche in Champions League, ma lo stile di gioco visto nella scorsa stagione potrebbe non essere più sufficiente

L'attaccante inglese Jamie Vardy durante la FA Community Shield persa contro il Manchester United (IAN KINGTON/AFP/Getty Images)

Sono passati poco più di tre mesi da quando il Leicester City ha vinto il primo campionato inglese della sua storia, riuscendo in un’impresa incredibile che non ha eguali nella storia del calcio moderno. La squadra, allenata da Claudio Ranieri, iniziò la scorsa stagione con l’obiettivo di evitare la retrocessione in seconda divisione, già sfiorata l’anno prima. Fin dalle prime partite però il Leicester iniziò a mettere in fila una serie di ottimi risultati, che poi non si è più interrotta. Le tattiche di Ranieri, inizialmente pensate per una squadra che avrebbe dovuto lottare per salvarsi, hanno esaltato pienamente le caratteristiche di praticamente tutti giocatori della rosa, tanto che alcuni di loro ora sono considerati fra i migliori al mondo nel loro ruolo, come l’attaccante inglese Jamie Vardy, simbolo della Premier League vinta dal Leicester, il centrocampista francese N’Golo Kanté, che è stato ceduto al Chelsea per 35 milioni di euro, e l’ala algerina Riyad Mahrez. La dirigenza del Leicester è riuscita a trattenere tutti i membri della rosa della passata stagione, tranne Kanté. Però non ha investito più di tanto – finora ha speso tre milioni in meno della passata stagione, quando fece un mercato per la salvezza — e non ha nemmeno acquistato grandi giocatori. A poche ore dalla prima partita della nuova Premier League – prevista per sabato 13 alle 13.30, contro lo Hull City – se lo stanno chiedendo in molti: che squadra sarà il “nuovo” Leicester?

Leicester City Owner Vichai Srivaddhanaprabha Presents Cars to His Players

Le diciannove BMW i8 che Vichai Srivaddhanaprabha, proprietario del Leicester, ha regalato ai giocatori che hanno vinto la Premier League

Pochi giorni fa Ranieri ha detto che è più probabile vedere E.T. volare sopra Londra che assistere a un’altra vittoria in campionato del Leicester, e in effetti quasi nessuno si aspetta che accada di nuovo. Se si prendono come esempio i risultati delle altre squadre che nella storia del calcio hanno vinto un campionato contro ogni pronostico, si può capire il perché. L’Hellas Verona vinse la Serie A 1984/1985 con una rosa composta solamente da 16 giocatori. L’anno dopo la vittoria dello scudetto arrivò decimo in campionato e fu eliminato agli ottavi di finale della Coppa Campioni, confermando l’eccezionalità della vittoria dell’anno precedente. Dopo sole cinque stagioni dalla vittoria fu retrocesso in Serie B.

Quella che invece fece nel 1978 il Nottingham Forest è l’impresa calcistica che più si avvicina a quella del Leicester, per motivi geografici e per la portata dei risultati. Allenato da Brian Clough, uno degli allenatori inglesi più vincenti della storia, il Nottingham Forest vinse il suo primo e unico campionato inglese nel 1978, appena un anno dopo aver ottenuto la promozione dalla seconda divisione: arrivò primo con sette punti di vantaggio sul Liverpool e con la miglior difesa del torneo. Il Nottingham Forest non riuscì mai più a vincere un campionato ma nelle due stagioni successive vinse incredibilmente due Coppe dei Campioni di fila. Nel 1993 però il Nottingham Forest venne retrocesso in seconda divisione: negli anni successivi alternò promozioni a retrocessioni, fino ad arrivare al 2005, quando venne retrocesso in terza serie. Dal 2008 è tornato a disputare la seconda divisione.

L’anno scorso il Leicester si trovò in una situazione “speciale” in cui tutto andò per il verso giusto. La squadra iniziò a giocare bene e in maniera molto efficace fin dalla prima partita mentre quasi tutte le squadre più attrezzate, in momenti diversi del campionato, incontrarono momenti di difficoltà. Due squadre ricche e vincenti come Chelsea (che era campione in carica) e Manchester United disputarono una stagione ben al di sotto delle loro potenzialità: il Manchester United ha concluso il campionato in quinta posizione mentre il Chelsea si è piazzato addirittura decimo. Quest’estate sia Manchester United che Chelsea hanno cambiato allenatore (José Mourinho e Antonio Conte), acquistato diversi nuovi giocatori e soprattutto speso un sacco di soldi. Lo stesso ha fatto il Manchester City – il cui nuovo allenatore è Pep Guardiola — che la scorsa stagione ebbe una crisi di risultati a metà stagione. Il Liverpool invece cambiò allenatore appena due mesi dopo l’inizio del campionato: ingaggiò il tedesco Jürgen Klopp, che nonostante una prima buona serie di risultati ha terminato la stagione all’ottavo posto (ma che quest’anno ha la possibilità di allenare la squadra sin dal precampionato).

Dopo la prima decina di partite dello scorso campionato e dopo ogni vittoria, il Leicester sembrava diventare sempre più sicuro di sé. Ai suoi giocatori sembrava riuscire qualsiasi cosa: giocavano con una spavalderia che molto probabilmente influiva anche nel comportamento degli avversari che se li trovavano di fronte, e che non si aspettavano di affrontare una squadra così preparata. Schierato in campo con un 4-4-2, il Leicester non teneva molto la palla ma occupava bene le posizioni in campo. Ranieri sfruttava l’elevata velocità della squadra, comune a quasi tutti i giocatori fra centrocampo e attacco, per impostare contropiedi rapidissimi che in pochi passaggi riuscivano a portare i giocatori fino all’area avversaria. La difesa, composta da due centrali molto forti fisicamente e nel gioco aereo ma poco mobili e limitati tecnicamente come Robert Huth e Wes Morgan, è riuscita a cavarsela molto bene in qualsiasi situazione e anche contro gli attacchi più forti e veloci, anche grazie al grande lavoro di copertura di Kanté e Danny Drinkwater, l’altro centrocampista.

Se i centrocampisti e gli attaccanti del Leicester hanno dimostrato veramente di aver un sacco di qualità, la difesa – che è rimasta praticamente la stessa – rimane un interrogativo per la nuova stagione. Nelle amichevoli giocate nel precampionato è stata il punto debole della squadra: sia contro il Paris Saint-Germain che contro il Barcellona, il Leicester ha subito quattro gol ed ha poi perso entrambe le partite. Per ora è arrivato solo un nuovo difensore, lo spagnolo Luis Hernandez dallo Sporting Gijón, che nelle altre squadre favorite per la vittoria della Premier League giocherebbe al massimo come riserva. L’anno scorso la difesa del Leicester è riuscita a reggere bene per tutto il campionato soprattutto grazie al lavoro di Kanté, che però è stato venduto. Al suo posto è stato acquistato un altro centrocampista francese, il 24enne Nampalys Mendy, che ha delle caratteristiche simili a quelle di Kanté: è un centrocampista incontrista con un grande senso della posizione, capace di gestire la palla con tutti e due i piedi e di recuperare un sacco di palloni a centrocampo. Bisognerà vedere però come e in quanto tempo Mendy riuscirà ad adattarsi al campionato inglese e se riuscirà a garantire il rendimento eccezionale di Kanté.

Il reparto offensivo è l’unico che è stato veramente rinforzato. Non è stato ceduto nessun giocatore, è arrivato Bartosz Kapustka, giovane promettente ala polacca, e la punta nigeriana Ahmed Musa, che la scorsa stagione ha segnato 18 gol in 44 partite con il CSKA Mosca. Kapustka probabilmente sarà utile come riserva mentre Musa, che è un giocatore dotato di una grandissima velocità, utilissima al gioco di Ranieri, dovrebbe avere un posto da titolare.

Il gol segnato da Musa nell’amichevole contro il Barcellona

Oltre al campionato e alle due coppe nazionali, da settembre il Leicester dovrà giocare anche nella fase a gironi della Champions League. Nei sorteggi sarà inserito fra le teste di serie e non dovrebbe finire in un girone impossibile. Bisognerà vedere però che effetto farà alla squadra giocare per la prima volta nella competizione per club più importante d’Europa, e in che modo Ranieri gestirà il turnover dei giocatori: sarà probabilmente un problema, data la qualità molto inferiore delle riserve rispetto ai titolari. In campionato invece il Leicester potrebbe mantenere il suo classico stile di gioco, costituito principalmente da scarso possesso palla, molto pressing e rapidi contropiedi, con il rischio però che le altre squadre si adattino a questo tipo di gioco e ne sfruttino tutti i punti deboli. Una cosa simile accadde nel 2014 al Borussia Dortmund allenato da Jürgen Klopp, che a metà stagione si ritrovò a ridosso della zona retrocessione.

In un’intervista pubblicata lo scorso luglio dalla Gazzetta dello Sport, Ranieri ha spiegato in quale modo il Leicester affronterà la nuova stagione, e indirettamente ha spiegato anche perché la squadra non ha investito molto nel mercato estivo:

Il concetto base è quello di ripartire da zero. Abbiamo vinto il titolo, è stato bello e fantastico, abbiamo compiuto un’impresa forse irripetibile, ma ora si volta pagina. Se all’inizio della scorsa stagione i bookmaker quotavano 5000/1 le nostre possibilità di titolo, stavolta si parte da 6000/1. L’obiettivo di partenza è la soglia dei quaranta punti per salvarsi. Poi, una volta centrato il traguardo, alzeremo l’asticella. Arrivare tra le prime dieci. L’Europa League. Un posto in Champions. E magari conquistare un trofeo tra i cinque che giocheremo: Supercoppa, campionato, FA Cup, Coppa di Lega e Champions. La scaletta è questa. Passo dopo passo.

La Champions è un’avventura affascinante, ma brucia tesori di energie, soprattutto mentali. Potrà capitare di perdere qualche partita in più e lì si misurerà la nostra capacità di reazione. Perdere una pedina importante come Kanté ci può stare. Io speravo che restassero tutti e ascoltassero il mio consiglio: viviamo tutti insieme l’avventura della Champions, poi dalla prossima estate ognuno libero di fare scelte diverse. Mi rendo però conto che il richiamo di un club come il Chelsea non possa lasciarti indifferente.

Uno dei cinque trofei di cui parlava Ranieri è stato già tolto dalla lista dopo la sconfitta per 2 a 1 contro il Manchester United nella Community Shield. In quella partita il Leicester ha giocato con lo stesso modulo e praticamente gli stessi giocatori con cui ha vinto la Premier. Al posto di Kantè non ha giocato Mendy ma Andy King, uno che gioca nel Leicester sin dai tempi della terza serie, che però non ha giocato granché bene. La squadra di Ranieri è stata probabilmente quella che ha giocato meglio, anche se poi, a meno di dieci minuti dalla fine, ha subito il gol del definitivo 2 a 1. Al momento, l’ipotesi più plausibile è che in questa stagione continueremo a vedere un bel Leicester e continueremo a vedere anche molte vittorie, ma a differenza dell’anno scorso vedremo anche più sconfitte e più momenti di difficoltà.

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