L'attivista Irom Chanu Sharmila, a destra, con una poliziotta indiana, su un'ambulanza, il 22 febbraio 2012 (Manjunath Kiran/AFP/Getty Images)
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  • sabato 30 luglio 2016

La fine di uno sciopero della fame durato più di 15 anni

L'attivista indiana Irom Chanu Sharmila, che dal 2000 digiuna contro l'impunità di un'organizzazione paramilitare nello stato del Manipur, ricomincerà a mangiare

L'attivista Irom Chanu Sharmila, a destra, con una poliziotta indiana, su un'ambulanza, il 22 febbraio 2012 (Manjunath Kiran/AFP/Getty Images)

Il 27 luglio l’attivista indiana Irom Chanu Sharmila ha annunciato che il 9 agosto terminerà il suo sciopero della fame iniziato nel novembre 2000 dopo che alcuni soldati del corpo dei Fucilieri dell’Assam, la più antica organizzazione paramilitare indiana, uccisero 10 persone nel villaggio di Malom, che si trova nello stato di Manipur, nel nord-est dell’India. Da allora, Sharmila digiuna per protestare contro una legge del 1958 che garantisce una specie di impunità alle forze armate: giurò che non avrebbe interrotto lo sciopero finché non fosse stata cambiata la legge, che dà ai soldati il potere di arrestare senza mandati e di uccidere civili in alcune situazioni particolari. La legge, conosciuta come Legge per i Poteri Speciali delle Forze Armate, esiste tuttora, ma Sharmila ha deciso di ricominciare a mangiare e di candidarsi alle prossime elezioni del parlamento del Manipur, che si terranno all’inizio del 2017.

Il Manipur è uno stato di confine: è in quella parte dell’India un po’ staccata rispetto alla maggior parte del paese, stretta tra il Bangladesh, il Bhutan, la Cina e la Birmania, stato al quale il Manipur è stato legato in alcuni momenti della sua storia. Nel Manipur sono presenti alcuni gruppi armati che chiedono l’indipendenza dall’India e per questo negli anni ci sono stati molti scontri con le forze armate indiane, oltre a quelli tra diversi gruppi etnici. Dal 2000 al 2012 le persone uccise in Manipur dai militari e dai paramilitari nelle circostanze ammesse dalla Legge per i Poteri Speciali delle Forze Armate sono state 1.528.

Sharmila ha 44 anni, ed è sopravvissuta al suo sciopero della fame durato oltre 15 anni perché è stata alimentata grazie a un tubo nasale che le è stato messo all’Ospedale Jawahar Lal Nehru di Imphal, la capitale del Manipur, dove è in custodia giudiziaria fino al 9 agosto. In India tentare il suicidio è un reato che prevede pene fino a un anno di detenzione, e lo sciopero della fame è considerato un tentato suicidio. Dal 2000 Sharmila è stata ripetutamente arrestata e obbligata ad alimentarsi forzatamente tramite il tubo nasale. Sharmila è considerata un simbolo della difesa dei diritti umani da molte organizzazioni internazionali come Amnesty International, che la ritiene una “prigioniera di coscienza”, e Human Rights Watch, che ha sempre citato il suo sciopero della fame per chiedere l’abolizione della Legge per i Poteri Speciali delle Forze Armate.

Si ipotizza che la decisione di Sharmila di interrompere lo sciopero della fame sia in parte dovuta a una decisione della Corte Suprema indiana, che lo scorso 8 luglio ha detto che l’uso della forza “in modo eccessivo o come ritorsione” da parte delle forze armate in Manipur non era lecito: la sentenza è arrivata come risposta a una petizione firmata da alcuni abitanti dello stato che citava le 1.528 persone uccise dalle forze armate. Per via delle sue condizioni di salute, Sharmila non può dare lunghe interviste, e quindi le motivazioni della sua decisione non sono del tutto chiare. Babloo Loitongbam, un altro attivista indiano, ha però sostenuto che Sharmila gli avrebbe detto di volersi sposare dopo essere tornata libera. Secondo i giornali locali, Sharmila ha una relazione con un attivista britannico di origini indiane.

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