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  • giovedì 16 giugno 2016

Disneyland ha aperto a Shanghai

È stato inaugurato il primo parco a tema Disney nella Cina continentale, alla presenza di molti membri del Partito Comunista

Shanghai Disneyland (JOHANNES EISELE/AFP/Getty Images)

Giovedì 16 giugno ha aperto Shanghai Disneyland, il primo parco di divertimenti Disney nella Cina continentale. Bob Iger, presidente e amministratore delegato della Walt Disney Company, ha descritto il progetto come il “più grande passo” che la sua azienda abbia mai fatto. Il nuovo Shanghai Disneyland è molto grande: la sua costruzione è durata cinque anni, ha impiegato 100mila lavoratori ed è costata 5,5 miliardi di dollari; e ci sono già piani di ulteriore espansione. Iger era stato qui la prima volta 17 anni fa e ha incontrato l’ultima volta il presidente cinese Xi Jinping il mese scorso.

Giovedì si è tenuta una grande cerimonia di inaugurazione a cui hanno partecipato più di un migliaio di esponenti del Partito Comunista cinese e molte donne vestite da principesse Disney, sotto una pioggia intensa che non ha fermato lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Tra le altre cose, la cerimonia ha presentato il parco come un simbolo storico delle relazioni tra Cina e Stati Uniti. Iger ha letto una lettera inviata dal presidente americano Barack Obama che parlava dell’importanza dei rapporti bilaterali tra i due paesi. Anche il presidente Xi aveva preparato una lettera, in cui ha definito il progetto un segno dell’impegno della Cina nella cooperazione culturale tra paesi. Robin Brant, corrispondente di BBC a Shanghai, ha descritto così il nuovo parco a tema:

«Sembra a un parco Disney, con un enorme “castello incantato” posizionato al centro. Suona come un parco Disney, con i gesti e i ciao sorridenti – in inglese – dei membri del personale. E ci si sente come in un parco Disney, una fuga dal mondo reale. Ma il parco numero sei è diverso. Questa volta Topolino è stato approvato dal Partito Comunista»

Disney ha costruito il parco a tema a Shanghai grazie a una joint venture con lo Shanghai Shendi Group, un consorzio industriale controllato dallo stato cinese (Disney possiede il 43 per cento delle quote, Shendi il restante 57 per cento). Come ha scritto Brant, è piuttosto insolito che Disney si muova creando delle joint venture, ma la Cina è un paese particolare. Disney ha dovuto collaborare con aziende possedute o controllate dal governo di Shanghai, il quale si garantisce così parte dei profitti ed è in grado di esercitare molta influenza su come fare e gestire le cose che riguardano il parco a tema.

Shanghai Disneyland è stato molto criticato per il prezzo del biglietto. Il costo di entrata per una coppia con un figlio è piuttosto alto se comparato agli stipendi medi della Cina: un biglietto intero costa circa 50 euro nei giorni feriali, quasi 70 nei weekend e festivi. Diversi giornalisti hanno anche parlato della scarsità di informazioni disponibili sulla costruzione del parco e gli stipendi delle persone che ci lavorano dentro (in pochi sono stati autorizzati a parlare con la stampa). Il New York Times ha scritto che anche una piccola crescita della vendita di prodotti Disney in Cina avrebbe un grande impatto finanziario sulla società americana. Durante l’ultimo anno fiscale tutti i profitti Disney legati all’intrattenimento hanno generato 52,5 miliardi di dollari; il mercato asiatico ha rappresentato il 7,5 per cento circa del totale.

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