Dei soldati delle forze di pace dell'ONU pattugliano Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, durante le elezioni presidenziali e parlementari, il 30 dicembre 2015 (ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images)
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  • martedì 7 giugno 2016

Una pessima storia dalla Repubblica Centrafricana

I soldati delle "forze di pace" sono accusati della morte di 12 persone, apparentemente uccise per vendetta

di Kevin Sieff – The Washington Post
Dei soldati delle forze di pace dell'ONU pattugliano Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, durante le elezioni presidenziali e parlementari, il 30 dicembre 2015 (ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images)

Nella Repubblica Centrafricana alcuni cooperanti hanno trovato i resti di dodici persone, che sostengono sarebbero state uccise nel 2014 da soldati delle forze di pace internazionali che operano nel paese. Le truppe, provenienti dalla Repubblica del Congo, facevano parte di una missione di pace che prima di passare sotto il comando delle Nazioni Unite faceva capo all’Unione Africana, e che aveva l’obiettivo di porre fine a una guerra civile iniziata nel paese alla fine del 2012, in cui sono morte migliaia di persone. Nonostante l’organizzazione internazionale Human Rights Watch avesse già parlato del coinvolgimento delle forze di pace congolesi nelle cosiddette “sparizioni forzate”, il governo congolese «non ha fatto niente per condurre delle indagini credibili o fare giustizia per questi reati», si legge in un nuovo rapporto pubblicato da Human Rights Watch martedì 7 giugno.

Ora però sono emerse nuove prove di quello che sembra essere uno dei casi più gravi di abusi da parte di forze militari di pace nella Repubblica Centrafricana. Secondo il nuovo rapporto di Human Rights Watch, a febbraio un gruppo di cooperanti locali ha riesumato i resti di circa dodici persone; i «vestiti e altri oggetti personali hanno permesso di identificare i morti come i membri di un gruppo di almeno dodici persone che le forze di pace congolesi avevano arrestato il 24 marzo 2014». Poco dopo l’episodio, la missione di pace dell’Unione Africana era stata assorbita dalle Nazioni Unite. In passato alcuni membri delle forze di pace avevano detto che i detenuti erano scappati dopo l’arresto, negando ogni coinvolgimento nelle loro morti. «La scoperta di dodici corpi è una prova schiacciante di un crimine terribile commesso dalle forze di pace congolesi, che erano state inviate per proteggere le persone e non per far loro del male», ha detto Lewis Mudge, un ricercatore che si occupa di Africa a Human Rights Watch.

Recentemente le forze di pace nella Repubblica Centrafricana, comprese quelle della Repubblica del Congo, erano state accusate di aver commesso abusi sessuali su una decina di ragazze e donne in tutto il paese. In relazione allo scandalo 120 soldati provenienti dalla Repubblica del Congo erano stati rimpatriati. Le sparizioni nel 2014 a Boali, un paese nel sudovest della Repubblica Centrafricana, è stata un’altra macchia nella missione di pace. Nonostante Human Rights Watch avesse già indicato la «presunta posizione della fossa», a circa 450 metri dalla base della missione dell’ONU, «le forze di pace dell’Unione Africana e le autorità nazionali non hanno fatto niente per proteggere il sito, o per svolgere un’esumazione forense per proteggere le prove in vista di un futuro procedimento legale», si legge nel rapporto.

Il gruppo di persone di cui sono stati ritrovati i resti era stato arrestato dopo uno scontro tra le forze di pace e un comandante locale della milizia cristiana “anti-Balaka“, in cui era morto un membro delle forze di pace. «Arrabbiati per la morte del loro collega, le forze di pace congolesi avevano circondato la casa del leader degli anti-Balaka e l’avevano arrestato insieme a altre dodici persone, tra cui cinque donne – una delle quali era incinta di sei mesi – e due bambini, uno di circa dieci anni e l’altro di sette mesi», racconta il rapporto. «Quella stessa sera dei testimoni avevano sentito delle urla e una serie di colpi di arma da fuoco provenienti da una zona nei pressi della villa sull’altro lato della strada, seguiti circa un’ora dopo da un’altra serie di spari dalla stessa zona». Nonostante l’ONU abbia ammesso in una dichiarazione del 2015 il coinvolgimento delle forze di pace in casi di «sparizioni forzate, torture e uccisioni extragiudiziali», il governo congolese ha fatto «poco o niente», secondo Human Rights Watch.

© 2016 – The Washington Post

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