(SUSANA BATES/AFP/Getty Images)

L’indagine fiscale su Google in Francia

È sospettata di avere evaso le tasse sfruttando la sua società controllata in Irlanda, dove le tasse erano più basse; il governo ha detto di non essere disponibile a una mediazione

(SUSANA BATES/AFP/Getty Images)

Il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, ha confermato che la Francia porterà “fino in fondo” le indagini su Google per presunta evasione fiscale, senza stringere accordi per risolvere il contenzioso. Le indagini nei confronti di Google sono ancora in corso e la settimana scorsa hanno portato a una serie di perquisizioni nella sua sede di Parigi. È sospettata di avere organizzato un sistema per non pagare interamente le tasse in Francia per le sue attività svolte nel paese, appoggiandosi a una società controllata in Irlanda dove fino a qualche anno fa la tassazione era più vantaggiosa. La stessa pratica è stata seguita da molte altre multinazionali in Europa, e sta spingendo l’Unione Europea a incentivare cambiamenti nelle regole dei sistemi fiscali dei singoli stati membri.

L’inchiesta francese nei confronti di Google è stata avviata il 16 giugno 2015 e riguarda il periodo tra il 2007 e il 2011. La sua esistenza è diventata pubblica la settimana scorsa: secondo i media francesi l’inchiesta è stata condotta in grande segretezza anche nei confronti di Google. Sono stati analizzati tutti i documenti fiscali prodotti dalla società in Francia, sono state riviste le transazioni effettuate, valutati i ricavi prodotti dall’azienda e i legami con Google Irlanda. Per evitare che potessero diffondersi informazioni sull’operazione, il gruppo d’indagine ha scelto di non usare mai la parola “Google” nelle sue carte, sostituendola con “Tulipe” (“tulipano”).

I sospetti nei confronti di Google per le autorità francesi sono simili a quelli che circolano da tempo in altri paesi europei: facendo confluire i ricavi delle sue attività dagli stati in cui offre i servizi a Google Irlanda, Google ha evaso le tasse? Google si è sempre difesa da questo tipo di accuse dicendo di avere rispettato le leggi europee, che consentono di mantenere una sede principale in un paese europeo in cui il livello di tassazione è più vantaggioso. Questo sistema è stato seguito con sfumature diverse da altre aziende, come Apple, Starbucks e McDonald’s, con il paradosso per cui i ricavi prodotti in ogni paese non hanno portato a incassi proporzionati da parte delle singole agenzie delle entrate.

Per anni il governo irlandese ha mantenuto regimi fiscali agevolati o stretto accordi con le singole multinazionali per incentivare la loro presenza sul suo territorio, con benefici per l’occupazione e l’economia in generale, in cambio di tasse meno alte; altri paesi, come il Lussemburgo e i Paesi Bassi, hanno seguito una strategia simile. Dopo anni di polemiche, l’Unione Europea ha infine avviato provvedimenti per riformare i regimi di tassazione, mentre l’Irlanda ha modificato parte delle proprie leggi per uniformarsi al resto degli stati membri.

Il ministro Sapin ha escluso che si possa trovare un accordo con Google, simile a quello stretto da Google con il fisco britannico a inizio anno o a quello di Apple in Italia alla fine del 2015 (sempre in Italia a inizio anno sono circolate notizie non confermate circa una contestazione del fisco nei confronti di Google). Sapin non ha detto di quanto denaro si tratta, ma alcune fonti consultate da Reuters ipotizzano che si tratti di una cifra intorno agli 1,6 miliardi di euro. McDonald’s in Francia è sotto indagine dallo scorso dicembre e avrebbe già ricevuto una richiesta di pagamento da 300 milioni di euro, per tasse non pagate nel paese attraverso un sistema di trasferimenti in Svizzera e poi in Lussemburgo.