Le cose che ha fatto Xavier Dolan

Prima di vincere il secondo più importante premio di Cannes, a 27 anni, con il suo sesto film da regista

Xavier Dolan, il 19 maggio a Cannes (Pascal Le Segretain/Getty Images)

Il 22 maggio è finito il 69esimo Festival del cinema di Cannes, considerato il più importante evento al mondo per il cinema “di qualità”. La Palma d’oro – il premio più importante – è stata vinta da I, Daniel Blake, un film drammatico di Ken Loach, che ha 79 anni. Secondo alcuni critici però il suo film non è nulla di eccezionale ed è troppo tradizionale (ad altri è anche piaciuto, eh). Si è parlato molto invece di Juste la fin du monde: ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria – il secondo più importante premio di Cannes, dato al film ritenuto più originale – e l’ha diretto il canadese Xavier Dolan, che ha 27 anni: poco più di un terzo di quelli di Loach.

Juste la fin du monde

Juste la fin du monde è il sesto film di Dolan. Parla di uno scrittore che è malato terminale, e dopo più di dieci anni di assenza torna nel paese dove è nato per dire alla sua famiglia che sta per morire. Il film – il cui titolo significa “è solo la fine del mondo” – è in francese ed è una produzione franco-canadese. Nel cast ci sono Vincent Cassel, Marion Cotillard, Léa Seydoux, Gaspard Ulliel e Nathalie Baye. È tratto da un omonimo testo teatrale scritto nel 1990 da Jean-Luc Lagarde, uno scrittore e regista francese morto di AIDS cinque anni dopo.

Tim Robey ha scritto sul Telegraph che «guardare il film è un’esperienza esasperante, ma che è chiaramente pensata per essere tale». Peter Bradshaw, il più importante critico di cinema del Guardianha scritto che il film di Dolan è «istrionico e claustrofobico: deliberatamente oppressivo e piuttosto folle». Il film non è comunque piaciuto a tutti – qualcuno ha parlato di un passo indietro rispetto ai suoi film precedenti, Peter Debruge di Variety l’ha definito «insopportabile» – e non è proprio il tipo di film che ci si aspetta vada bene al cinema: è lento, riflessivo e triste. Dolan ha 27 anni: alla sua età molti registi non avevano ancora girato il loro primo film. Lui ne ha già girati sei. Per questo, ma anche per altro, è un personaggio: oltre a essere precoce e capace in tutto ciò che ha fatto è anche piuttosto diretto nelle sue dichiarazioni. Parlando di Cannes e di chi ha criticato il suo film, ha detto:

Se quella persona che dà cinque stelle su cinque a Creed: Nato per combattere e quattro stelle e mezzo a Fast & Furious 7 poi dice che Marion Cotillard è noiosa nel mio film, allora sì, è proprio la fine del mondo. E ti chiedi che cazzo ci sta a fare qui a Cannes.

Chi è Xavier Dolan

È nato nel 1989 a Montréal, in Canada, ed è figlio di un’insegnante e dell’attore Manuel Tadros, che già da giovane lo portò a recitare in alcuni spot pubblicitari. Iniziò a lavorare come attore e doppiatore – è la voce francese di Ron Wesley nei film su Harry Potter – e divenne relativamente famoso recitando in Martyrs, un horror francese che nel 2008 fu presentato a Cannes. Nel 2009 Dolan tornò a Cannes con J’ai tué ma mère (“Ho ucciso mia madre”), un film da lui scritto, diretto, prodotto e interpretato. È un film in parte autobiografico ed è tratto da una sceneggiatura che scrisse quando aveva 17 anni per parlare del suo difficile rapporto con la madre (lui, come il protagonista del film, è gay).

Anche il secondo e il terzo film di Dolan – Les Amours imaginaires e Laurence Anyways – furono presentati a Cannes, nella sezione “Un certain regard”. Il suo quarto film, Tom à la ferme, è invece stato presentato al 70mo Festival del cinema di Venezia. Per presentare il suo quinto film – Mommy – Dolan era tornato a Cannes, dove nel 2014 ha vinto il premio della giuria, e nel 2015 Dolan è invece stato a Cannes come membro della giuria presieduta da Joel e Ethan Coen.

I film di Dolan sono considerati molto profondi per i temi che trattano e particolarmente originali nelle scelte di regia: qualcuno lo critica perché, in sintesi, dice che è troppo giovane per fare film da adulto, perché cerca di raccontare storie e punti di vista che non possono essere i suoi, con un punto di vista forzatamente maturo. Altri lo apprezzano per la sua capacità di essere atipico e sorprendente. Nel 2009 Dolan disse di ammirare molto il regista austriaco Michael Haneke – quello di Funny Games e Amour – per i suoi movimenti di macchina e le sue capacità di scrittura. In generale Dolan dice però di non essere particolarmente influenzato da nessuno, motivo per cui qualcuno lo accusa anche di essere arrogante (chi lo apprezza dice invece che è solo ambizioso). Nel novembre 2015 Dolan ne ha parlato così:

Non mi faccio influenzare da altri registi. Mi è però successo una volta con Paul Thomas Anderson. Vidi Magnolia e rimasi scioccato dalla scena con Julianne Moore e la parte con la pioggia di rane alla fine del film. È più grande che in natura, e adoro quando succede nei film. Ma sai, non è che mi metto lì è mi dico: «Ok, che faccio nel prossimo film? Ora mi metto lì a guardarmi qualcosa di Scorsese e Murnau». Ho avuto poco tempo per guardare film. Sono giovane e ho iniziato a guardarli quando avevo 15-16 anni.

A gennaio Dolan ha litigato con Netflix: in una lettera a Netflix UK, aveva criticato molto il fatto che la società avesse modificato il formato del suo film Mommy, in cui l’aspect ratio – il rapporto tra larghezza e lunghezza dell’immagine – era quasi sempre 1:1 (un quadrato), tranne che in una scena in cui era di 1.85:1 (un rettangolo, con il formato tipico dei film). Netflix aveva adattato tutto il film nel classico formato rettangolare, facendo così perdere la particolarità del film, in cui il formato rettangolare era stato scelto per una sola scena. «Avete cancellato la potenzialità emotiva di quella scena, disgregato il sentimento di oppressione sociale rappresentato da quel formato», disse Dolan. Netflix rispose, si scusò e rimediò.

Il prossimo film di Dolan sarà il suo primo in inglese, dovrebbe uscire nel 2017 e il titolo dovrebbe essere The Death and Life of John F. Donovan: nel cast dovrebbero esserci Jessica Chastain, Susan Sarandon e Kit Harrington (cioè il Jon Snow di Game Of Thrones).

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