(MIKE CLARKE/AFP/Getty Images)

Le cose che fanno spegnere internet, nel mondo

A volte un banale problema tecnico che si trascina per giorni, altre volte una catastrofe naturale o un intervento di un governo

di Niraj Chokshi − Washington Post
(MIKE CLARKE/AFP/Getty Images)

Un pomeriggio dello scorso novembre, il traffico di internet del Bangladesh è diminuito bruscamente. Il calo è durato solo un’ora ma è arrivato fino al 5 per cento della normale attività nel paese: e il livello di traffico online non è tornato alla normalità per settimane. Il blocco sembra essere stato ordinato del governo del Bangladesh a seguito di una sentenza di un tribunale del paese, che ha confermato una condanna alla pena di morte in un importante processo per crimini di guerra. Questa breve interruzione è solo un esempio recente di un problema comune: le sospensioni del traffico internet che nel mondo si verificano per una miriade di motivi diversi.

A volte la colpa è delle catastrofi naturali; altre di black-out o di altri problemi tecnici; in altri casi i cavi che mettono in collegamento il mondo vengono tagliati (di proposito o per sbaglio). A volte invece, come nel caso del Bangladesh, è il governo a preferire l’oscurità. Akamai Technologies, un’azienda che distribuisce una fetta importante dei contenuti su internet per clienti come Yahoo, IBM, oltre che per diverse agenzie e dipartimenti americani, analizza queste interruzioni nei suoi rapporti trimestrali: l’ultimo è stato pubblicato martedì 22 marzo. Questi rapporti offrono una panoramica dei diversi eventi ed episodi che l’anno scorso hanno oscurato internet, anche se per breve tempo.

Interventi del governo

Il Bangladesh, ovviamente, non è l’unico paese in cui il governo interferisce con l’accesso a internet. In Iraq, Akamai ha registrato un calo superiore all’80 per cento del traffico su internet per nove volte nel corso dell’estate, sempre di mattina e nello stesso orario. Dyn Research, una società che offre servizi per la gestione delle attività su internet e che conduce studi sulla connettività a livello globale, ha confermato le interruzioni, che sarebbero stato ordinate dal governo iracheno per impedire che gli studenti copiassero durante alcuni importanti esami. Nel gennaio del 2015 la Repubblica Democratica del Congo ha sospeso la connessione a Internet nella capitale del paese, Kinshasa, in quello che sembrerebbe essere stato un tentativo di contenere le violente proteste contro il presidente del paese.

Secondo Doug Madory, il direttore delle analisi internet di Dyn, gli episodi in cui i governi controllano l’accesso a internet non sono più una rarità. «Non so se arriverei a dire che sono più frequenti, ma di sicuro oggi le persone ci sono abituate: non è un evento sconvolgente», ha detto Madory, aggiungendo però che controllare internet sta diventando più difficile, dal momento che i paesi in via di sviluppo sono sempre più connessi con il mondo. «Anche il sistema nel suo complesso sta migliorando la sua capacità di assorbire e superare questi eventi», ha detto Madory.

Il traffico internet in Iraq a luglio e agosto 2015:

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(Akamai Technologies)

Linee danneggiate

Anche tagliare o danneggiare i cavi subacquei può bloccare internet per lungo tempo. Ad aprile un problema ai cavi ha portato all’interruzione per diversi giorni di quasi il 90 per cento del traffico internet in Gabon, in Africa occidentale. Secondo alcune persone l’interruzione sarebbe stata provocata da un sabotaggio legato ai continui scioperi all’interno di Gabon Telecom, la principale società di telecomunicazioni del paese. Secondo Akamai, poi, a ottobre un taglio involontario a un cavo subacqueo che collega Algeria e Francia ha causato un calo di oltre il 70 per cento del traffico internet algerino, mentre alcune persone sostengono che dei vandali abbiano tagliato un cavo in Colombia, provocando una diminuzione della connettività nel paese a gennaio 2015.

Il traffico internet in Gabon nei primi giorni di aprile 2015:

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(Akamai Technologies)

Catastrofi naturali

A fine aprile il Nepal è stato colpito da un violentissimo terremoto. Sono morte migliaia di persone, molte altre sono state ferite, e i tentativi di risollevare il paese sono stati ostacolati dalla distruzione delle infrastrutture. Il traffico internet è calato immediatamente fino all’undici per cento rispetto ai livelli precedenti, dice Akamai, per poi risalire lentamente nel corso dei giorni seguenti. Mentre il collegamento del Nepal con il resto del mondo è rimasto pressoché inalterato, diversi black-out e il danneggiamento dei cavi a livello locale hanno lasciato molte persone nel paese con una connessione instabile, secondo Dyn. Un mese prima un ciclone aveva devastato l’isola di Vanuatu, nell’Oceano Pacifico, portando alla sospensione del traffico internet per circa 36 ore.

Il traffico internet in Nepal dal 24 aprile al primo maggio 2015:

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(Akamai Technologies)

Problemi tecnici

I paesi probabilmente non saranno mai in grado di eliminare del tutto le interruzioni a internet causate da problemi tecnici, ma possono limitarne gli effetti stabilendo più collegamenti esterni alla rete. Alcuni paesi purtroppo però non sono ancora in grado di farlo.

In Azerbaijan, un piccolo stato a nord del Medio Oriente, lo scorso 16 novembre il traffico internet è diminuito fino al dieci per cento rispetto ai livelli normali a causa di un incendio in un centro di raccolta dati di Delta Telecom, il principale provider del paese. Secondo Dyn è stato colpito circa l’ottanta per cento delle reti del paese, che erano tutte collegate a internet attraverso Delta Telecom. Nei paesi sviluppati non ci sono sospensioni così gravi perché il livello dei collegamenti interni ed esterni è decisamente più alto, ha detto Madory: «Per far sì che si verifichino interruzioni gravi ci deve essere una falla in grado di compromettere l’intero sistema».

Il traffico internet in Azerbaijan il 16 novembre 2015:

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© 2016 − Washington Post

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