Dilma Rousseff (ANDRESSA ANHOLETE/AFP/Getty Images)
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  • martedì 29 Marzo 2016

Dilma Rousseff è sempre più nei guai

Dopo la sospensione della nomina di Lula e l'avvio della procedura di impeachment, oggi il suo principale alleato ha lasciato la maggioranza

Dilma Rousseff (ANDRESSA ANHOLETE/AFP/Getty Images)

La presidente del Brasile Dilma Rousseff è accusata ormai da mesi di incompetenza, di essere la responsabile della più grave recessione del paese degli ultimi 25 anni e di essere coinvolta, anche se indirettamente, nel grosso caso di corruzione Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile. Più recentemente è stata accusata anche di aver abusato del suo potere nominando l’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, indagato per corruzione e riciclaggio, a capo di gabinetto del proprio governo, per fargli ottenere l’immunità dalle accuse. I deputati dell’opposizione hanno formalmente avviato la procedura di impeachment nei confronti della presidente e il voto è previsto per la metà di aprile e nel frattempo il principale partito che partecipa alla coalizione di governo potrebbe ritirare il proprio sostegno. Alle manifestazioni anti-governative partecipano da settimane milioni persone in tutto il paese. Ormai i vari osservatori e analisti non si chiedono più “quando e se” il governo Rousseff cadrà, ma “come” questo accadrà.

Nel 2010 Dilma Rousseff, del Partito dei Lavoratori (PT), è stata la prima donna a diventare presidente del Brasile, poi riconfermata alle elezioni del 2014. Il Partito del Movimento Democratico Brasiliano è un partito centrista che riunisce cattolici moderati, liberali e anche socialisti ed è attualmente il più importante alleato di governo del PT. Ha 69 deputati alla Camera dei Deputati composta da 513 membri e 18 senatori su 81 in totale.

Stasera, martedì 29 marzo, la direzione nazionale del Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB) ha deciso per acclamazione di togliere il sostegno al governo di Rousseff dopo gli scandali degli ultimi mesi. Secondo quanto avevano dichiarato ieri i suoi principali esponenti, compreso il vice presidente Michel Temer, la rottura era già scontata: «Sarà un vertice di uscita, un addio al governo. Secondo il nostro calcolo, il voto per uscire dall’esecutivo sarà superiore all’80 per cento», aveva detto il parlamentare di PMDB, Osmar Terra. Secondo un portavoce di Michel Temer il PMDB aveva inoltre già stabilito che ogni suo esponente che ha attualmente un incarico nell’amministrazione avrà tempo fino al prossimo 12 aprile per lasciare. Lunedì Dilma Rousseff aveva incontrato i sette ministri del PMDB per convincerli a restare nella maggioranza, ma in serata si era dimesso il ministro del Turismo Henrique Alves, segno che l’incontro non doveva essere andato benissimo.

L’allontanamento del PMDB dal PT si è consolidato con la decisione di nominare l’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva a capo di gabinetto del governo Rousseff. Lula è indagato per corruzione e riciclaggio nell’ambito di un nuovo filone delle indagini sul grosso caso di corruzione Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile coinvolta ormai da due anni in un vasto sistema di corruzione che ha messo la società e il governo in una brutta situazione. Le opposizioni, ma anche alcuni esponenti del PMDB, sostengono che la nomina di Lula sia servita soprattutto a fargli guadagnare l’immunità e a salvarlo da un probabile processo per le accuse di corruzione. Qualche ora dopo la cerimonia di investitura di Lula un giudice federale brasiliano ne ha bloccato la nomina, sostenendo che fosse un abuso di potere da parte della presidente Dilma Rousseff e nelle prossime ore è attesa una decisione anche su questa questione dopo il ricorso fatto dal governo.

Nel frattempo Dilma Rousseff è stata accusata dall’opposizione di irregolarità contabili nel periodo di governo tra la fine del 2014, anno della sua rielezione, e l’inizio del 2015. Giovedì 17 marzo il Congresso del Brasile ha eletto i 65 membri della commissione speciale che dovrà decidere se ci sono i presupposti giuridici per proseguire con la procedura di impeachment nei confronti della presidente. I partiti più rappresentati nella Commissione, con 8 membri ciascuno, sono il Partito dei Lavoratori (PT), quello di Rousseff, e il Partito del movimento democratico brasiliano del vice presidente Michel Temer. Il Partido de la Social Democracia Brasilena (PSDB) ha sei membri mentre gli altri partiti rappresentati nel Parlamento hanno quattro deputati. La maggior parte degli analisti, scrive il Guardian, pensa che il comitato sia equamente diviso tra pro e anti-impeachment ma il suo relatore è uno stretto alleato del presidente della Camera, Eduardo Cunha, che ha dato inizio alla procedura.

La commissione dovrà preparare una relazione in cui raccomanderà oppure no al Congresso di proseguire con l’impeachment. La relazione sarà presentata al Congresso dei Deputati, dove sarà necessaria una maggioranza dei due terzi (342 deputati su 513) per andare avanti con il procedimento al Senato che dovrà a sua volta votare ma con una maggioranza semplice. In caso di via libera al Senato Rousseff verrebbe sospesa temporaneamente dal suo incarico per centottanta giorni al massimo. Rousseff ha detto che non si dimetterà mai e ha definito «un golpe» il tentativo di impeachment nei suoi confronti: «Si tratta di una congiura contro la stabilità democratica del paese. Io non ho commesso alcun illecito».