Una manifestazione contro Dilma Rousseff e l'ex presidente Lula a Sao Paulo (MIGUEL SCHINCARIOL/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 17 marzo 2016

Cosa sta succedendo in Brasile

L'ex presidente Lula ha ricevuto un incarico nel governo, ma un giudice federale ha bloccato la nomina sostenendo che si tratta di un abuso di potere da parte della presidente Rouseff

Una manifestazione contro Dilma Rousseff e l'ex presidente Lula a Sao Paulo (MIGUEL SCHINCARIOL/AFP/Getty Images)

Aggiornamento delle 16.20: Nel pomeriggio di giovedì, ora italiana, un giudice federale brasiliano ha bloccato la nomina di Lula, sostenendo che sia un abuso di potere da parte della presidente Dilma Rouseff e che sarebbe servita solo per spostare la competenza sul processo a Lula dal tribunale federale alla Corte Suprema. L’immunità guadagnata da Lula con la nomina nel governo, infatti, sarebbe stata valida solo nei confronti del tribunale federale che aveva competenza sul suo caso, ma non sulla Corte Suprema. Nelle motivazioni del giudice, che sono particolarmente dure nei confronti di Rouseff, si cita anche la possibilità che Lula, una volta entrato nel governo, avrebbe potuto interferire con l’attività della polizia e dei giudici.

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La sera di mercoledì 16 marzo ci sono state grandi proteste in diverse città del Brasile contro la nomina dell’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, indagato per corruzione e riciclaggio, a capo di gabinetto del governo dell’attuale presidente Dilma Rousseff. Le manifestazioni sono cominciate dopo la pubblicazione – autorizzata dal giudice federale Sergio Moro che sta indagando sul complicato caso della società petrolifera pubblica Petrobras – di circa cinquanta intercettazioni telefoniche tra Lula e Rouseff in cui quest’ultima lo informa che gli invierà il decreto della sua nomina per poterlo usare subito «se necessario». Le telefonate confermerebbero l’ipotesi che la nomina di Lula a capo di gabinetto serve soprattutto a fargli guadagnare l’immunità e a salvarlo da un probabile processo per le accuse di corruzione.

Dopo la pubblicazione delle intercettazioni ci sono state proteste a San Paolo, Brasilia, Belo Horizonte, Porto Alegre (dove erano presenti 25 mila persone) e in altre grandi città: sono state segnalate manifestazioni contro il governo in almeno 17 dei 26 stati del Brasile. A Brasilia, la polizia antisommossa ha sparato granate assordanti e gas lacrimogeni contro più di 5 mila manifestanti riuniti davanti al palazzo presidenziale e all’edificio dove c’è la sede del Congresso. Molti sventolavano striscioni che chiedevano l’arresto di Lula. Migliaia di manifestanti si sono trovati anche nella città meridionale di Curitiba, dove si trova il giudice Moro, per dimostrargli il loro sostegno. Moro che è responsabile anche dell’arresto di Joao Vaccari, tesoriere del partito di governo (il Partito dei Lavoratori, quello di Lula e Rousseff), è diventato una specie di eroe popolare per milioni di brasiliani.

La pubblicazione di queste intercettazioni ha causato molte proteste anche all’interno dell’aula del Congresso dei Deputati e del Senato, dove i rappresentanti dell’opposizione hanno chiesto in coro le dimissioni di Rousseff. Sui social network è cominciata poi a circolare una famosa frase che Lula aveva pronunciato nel 1988, quando era un sindacalista: «In Brasile, quando un povero ruba va in galera. Quando un ricco ruba diventa ministro». Secondo la legge brasiliana, i ministri del governo possono essere giudicati solo davanti alla Corte Suprema. Le opposizioni pensano però che i procedimenti in questa sede privilegiata siano molto più lenti rispetto a quelli trattati da un tribunale federale e che i giudici di questa stessa Corte – molti dei quali sono stati nominati da Lula e Rousseff – potrebbero essere meno severi di Moro. La Presidenza del paese ha risposto immediatamente a queste intercettazioni annunciando che sarebbero state prese molto presto delle «misure giudiziarie e amministrative» per «riparare la palese violazione della legge e della Costituzione commessa dal giudice» Moro nel dare l’autorizzazione alla pubblicazione. Inoltre è stato spiegato che Rousseff aveva mandato il decreto di nomina a Lula solo perché lo firmasse e diventasse così ufficiale, dato che l’ex presidente non avrebbe potuto essere presente alla cerimonia ufficiale.

In una delle intercettazioni Lula critica le azioni del giudice Moro definendole «un gioco pirotecnico senza precedenti». In quella stessa conversazione Lula dice anche «che non sarebbe mai entrato al governo per proteggere» sé stesso. La decisione di Moro di registrare le conversazioni telefoniche tra Rousseff e l’ex presidente e quella poi di renderle pubbliche attraverso la stampa è stata comunque criticata anche da coloro che non hanno condiviso la nomina di Lula. Il giudice ha però motivato la sua decisione affermando che le conversazioni erano di pubblico interesse: «La democrazia in una società libera richiede che chi è governato sappia ciò che i suoi governanti stanno facendo, anche quando cercano di agire nel buio».

Lula da Silva era stato fermato dalla polizia brasiliana il 4 marzo, nell’ambito di un nuovo filone delle indagini sul grosso caso di corruzione Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile coinvolta ormai da due anni in un vasto sistema di corruzione che ha messo la società e il governo in una brutta situazione. Nell’inchiesta sono coinvolte decine persone: vari ex alti dirigenti di Petrobras (alcuni dei quali già condannati), altre aziende brasiliane per la costruzione e i lavori pubblici (BTP) e diversi politici che appartengono soprattutto al Partito dei Lavoratori (PT), quello della presidente Dilma Rousseff e di Lula. Nell’operazione all’inizio di marzo sono state eseguite diverse perquisizioni e arresti: fra le case perquisite, ce n’erano anche alcune che secondo i giudici sono collegate a Lula. Il sospetto è che due società di costruzioni che hanno ottenuto ingenti appalti governativi durante il governo di Lula e di Rousseff possano aver ottenuto dei benefici in cambio del restauro delle proprietà destinate all’uso di Lula e della sua famiglia. Lula era stato rilasciato circa 3 ore dopo e il 10 marzo erano state formalizzate nei suoi confronti le accuse di riciclaggio, che devono ancora essere accettate dal giudice Moro.

Lula ha negato ogni accusa e ha detto che l’indagine in corso è di natura politica («una carognata»). L’indagine nei confronti di Lula ha rafforzato le proteste in corso da mesi contro Rousseff: oltre alle varie accuse di corruzione per il caso Petrobras, il Brasile sta affrontando la più grave recessione degli ultimi 25 anni. La prossima settimana la Corte Suprema dovrà stabilire le regole per la procedura di impeachment avviata nel dicembre scorso per iniziativa delle opposizioni contro la presidente.

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