Anders Behring Breivik nell'agosto del 2012 in un tribunale di Oslo (AP/Heiko Junge/NTB scanpix, Pool)
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  • martedì 15 marzo 2016

Anders Breivik ha fatto causa alla Norvegia per “detenzione disumana”

L'autore delle stragi di Oslo e Utøya torna in tribunale per accusare il governo di aver violato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo

Anders Behring Breivik nell'agosto del 2012 in un tribunale di Oslo (AP/Heiko Junge/NTB scanpix, Pool)

Anders Breivik, l’uomo che nel luglio del 2011 aveva ucciso 8 persone a Oslo e che dopo due ore dopo aveva sparato a 69 giovani laburisti sull’isola norvegese di Utøya, ha fatto causa alla Norvegia per “detenzione disumana” e comparirà oggi, martedì 15 marzo, nell’aula tribunale allestita nella palestra del carcere di Skien dove sta scontando una condanna a 21 anni di carcere. Le udienze dovrebbero durare quattro giorni, fino al prossimo venerdì.

Lo scorso settembre Breivik, che ora ha 37 anni, aveva minacciato uno sciopero della fame e aveva anche scritto una lettera ai media norvegesi in cui denunciava le condizioni «inumane» alle quali era costretto in carcere, includendo tra i presunti soprusi anche il fatto che il caffè della mensa venisse servito freddo, che la sua cella non aveva una vista, che non aveva abbastanza burro per il pane e che non gli era permesso usare una crema idratante.

Dopodiché aveva deciso di citare formalmente in giudizio le autorità norvegesi accusandole di aver violato due clausole della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: l’articolo 8 sul diritto al rispetto della vita privata, familiare e sul diritto alla corrispondenza, e l’articolo 3 che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. Il suo avvocato, Oystein Storrvik, ha detto all’agenzia di stampa AFP che Breivik è «molto stressato a causa del suo isolamento» nel carcere di Skien, a circa 100 chilometri a sud-ovest della capitale Oslo dove è stato trasferito nel 2013: dice anche che le condizioni carcerarie hanno costretto Breivik ad abbandonare il corso di scienze politiche dell’Università di Oslo.

Il governo ha respinto le accuse e l’ufficio del procuratore generale ha fatto sapere che le condizioni di detenzione di Breivik sono «ben entro i limiti di ciò che è permesso» dalla Convenzione: il detenuto è libero di muoversi nella sua cella, la sua corrispondenza è sotto un regime restrittivo per impedire la creazione di una «rete estremista», ha accesso quotidiano a uno spazio per fare ginnastica, può guardare la tv e ha una console per i videogiochi. Alcuni parenti delle persone che Breivik ha ucciso hanno detto che non avrebbero seguito l’udienza che comincia oggi. Se il giudice deciderà che le condizioni di detenzione sono così severe che violano dei diritti umani, potrebbe ordinare un allentamento delle restrizioni.

Il 22 luglio del 2011 Breivik collocò nella zona dei palazzi governativi di Oslo un’autobomba, la cui esplosione causò la morte di otto persone e il ferimento di altre 209. Poi raggiunse l’isola di Utøya, poco fuori città, dove era in corso un campo estivo dei giovani del partito laburista: era travestito da poliziotto, disse di essere arrivato per proteggere i ragazzi dopo l’attentato a Oslo. Invece estrasse le armi e iniziò a sparare contro i partecipanti del campo estivo. Ne uccise 69, la gran parte a distanza ravvicinata, 34 dei quali con un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Altre 33 persone rimasero ferite sull’isola mentre cercavano di fuggire da Breivik.

Il 24 agosto del 2012 i giudici norvegesi stabilirono che Breivik era sano di mente e che quindi avrebbe scontato la condanna a 21 anni di carcere. La pena è il massimo previsto dall’ordinamento norvegese, ma potrà essere estesa se il condannato si rivelerà essere ancora un pericolo per la società. Durante il processo Breivik si era rifiutato di dichiararsi colpevole, giustificando le stragi con la necessità di “fermare l’islamizzazione della Norvegia”.

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