(ANSA/ GIORGIO BENVENUTI)

La storia dei murales cancellati a Bologna

Blu, un famoso artista di street art, sta versando vernice grigia su alcune sue opere per protestare contro una mostra accusata di voler lucrare su vecchi graffiti

(ANSA/ GIORGIO BENVENUTI)

Nella notte fra venerdì 11 e sabato 12 marzo, il noto artista italiano Blu si è messo a cancellare diversi suoi murales realizzati in passato a Bologna. Blu si è fatto aiutare da alcuni membri dei centri sociali bolognesi, che ancora stamattina hanno coperto diversi murales con una vernice grigia. Blu non ha chiarito esplicitamente perché abbia cancellato le sue opere, ma sul suo blog ha pubblicato un breve messaggio in cui c’è scritto: «a bologna non c’è più blu e non ci sarà più finchè i magnati magneranno per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi». Non è chiaro quante opere siano state cancellate: il Corriere di Bologna ha scritto di «almeno una decina». Molte delle foto qui sotto sono state scattate al centro sociale Xm24 del quartiere Navile, dove ancora stamattina diverse persone stavano cancellando un famoso murales di Blu.

Il link nel messaggio di Blu rimanda a un articolo del collettivo letterario di sinistra radicale Wu Ming che ha provato a spiegare quello che è successo in un lungo articolo pubblicato la mattina del 12 marzo. Secondo Wu Ming, Blu sta cancellando le sue opere per protestare contro l’inizio di una mostra sulla street art, intitolata Street Art – Banksy & Co: L’arte allo stato urbano e organizzata dalla fondazione privata Genus Bononiae. Secondo i critici, nelle ultime settimane gli organizzatori della mostra hanno “staccato” alcuni murales disegnati a Bologna per la propria esposizione. Wu Ming ha scritto:

Non importa se le opere staccate a Bologna sono due o cinquanta; se i muri che le ospitavano erano nascosti dentro fabbriche in demolizione oppure in bella vista nella periferia Nord. Non importa nemmeno indagare il grottesco paradosso rappresentato dall’arte di strada dentro un museo. La mostra Street Art. Banksy & Co. è il simbolo di una concezione della città che va combattuta, basata sull’accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi.

Dopo aver denunciato e stigmatizzato graffiti e disegni come vandalismo, dopo avere oppresso le culture giovanili che li hanno prodotti, dopo avere sgomberato i luoghi che sono stati laboratorio per quegli artisti, ora i poteri forti della città vogliono diventare i salvatori della street art.

Tutto questo meritava una risposta.

La risposta è giunta la scorsa notte e prosegue nella giornata di oggi.

L’apertura della mostra è in programma per il 18 marzo: secondo il sito della mostra, saranno esposte circa 250 opere – anche se non è chiaro quante siano state realizzate a Bologna, e se davvero siano state staccate senza il consenso degli artisti che le hanno realizzate. A fine dicembre il Corriere di Bologna aveva scritto che gli organizzatori della mostra si stavano occupando di staccare diversi murales dalla città da circa un anno, e che erano già state staccate opere di Blu e di Ericailcane, un altro artista di street art (che nei giorni scorsi si è lamentato postando un disegno e una didascalia molto critiche su Facebook). Il Corriere di Bologna aveva anche scritto che le opere erano state staccate con il «via libera delle proprietà dei muri in questione». Il biglietto d’ingresso a prezzo pieno costerà 13 euro.

Non è la prima volta che Blu cancella opere realizzate in passato. Nel 2014 ha cancellato due murales realizzati nel quartiere di Kreuzberg di Berlino per protestare contro le modifiche edilizie realizzate nella zona.

Daniele Ara, il presidente del quartiere Navile di Bologna (una specie di presidente del consiglio di zona), ha criticato Blu per la sua scelta di cancellare le opere. All’agenzia stampa Dire, Ara ha detto: «Io capisco l’intervento politico nei confronti di chi vuole fare diventare tutto una merce, ma Blu si è completamente disinteressato del fatto che le sue opere siano ormai un bene collettivo. Sono allibito: ora al posto di quell’opera arriveranno le solite scritte idiote».

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