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  • lunedì 7 marzo 2016

Nancy Reagan, che ha cambiato le first lady

La storia e le foto della moglie dell'ex presidente Ronald Reagan, morta domenica a 94 anni, del suo ruolo influente e del loro rapporto speciale

di Lois Romano – Washington Post
(AP Photo)

Nancy Reagan, un’ex attrice il cui ruolo più importante è stato quello di protettrice degli interessi e dell’eredità politica dell’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, è morta ieri a 94 anni.

Da first lady, ruolo pubblico che ricoprì dal 1981 al 1989, Nancy Reagan ebbe una certa tendenza ad attrarre polemiche: dalle sue abitudini sullo shopping fino alla richiesta che la Casa Bianca consultasse un astrologo quando programmava gli impegni del presidente. Ma le critiche di quegli anni spesso fanno perdere di vista la sua profonda influenza su uno dei presidenti più popolari nella storia contemporanea. I due facevano parte di un universo tutto loro, e la loro leggendaria devozione l’uno per l’altro ha lasciato il segno sulla presidenza Reagan.

Ieri il presidente degli Stati Uniti in carica Barack Obama ha detto che Nancy Reagan ha «ridefinito» il ruolo della first lady, lodandola per il suo impegno per la ricerca sul morbo di Alzheimer di cui suo marito morì nel 2004.

Nancy Reagan era spesso considerata il “poliziotto cattivo” della coppia che formava con suo marito, che invece era “quello buono”: cosa che a volte la fece litigare con lo staff presidenziale, che desiderava che il “Grande Comunicatore” si esponesse di più in pubblico. In seguito al fallito tentativo di omicidio contro suo marito, avvenuto nel 1981, Nancy Reagan tenne lontani da lui sia lo staff presidenziale sia la benintenzionata opinione pubblica. Tre anni dopo si espresse apertamente contro la rielezione di suo marito, temendo per la sua sicurezza. Carl Sferrazza Anthony, uno storico della National First Ladies’ Library, ha spiegato che Nancy Reagan «diede forma al suo ruolo diventando una specie di scudo fisico ed emotivo a protezione del presidente».

Stando sempre dietro le quinte, ebbe voce in capitolo nell’assunzione e nel licenziamento di importanti membri dello staff. Insistette, col parere contrario dei più alti membri dello staff di suo marito, che Reagan si scusasse per aver venduto di nascosto armi all’Iran, in quello che fu uno dei più grossi scandali della sua presidenza. Si dimostrò la cosa giusta da fare. Si oppose inoltre ad alcuni strateghi di destra facendo pressioni per un riavvicinamento con l’URSS, cospirando persino col Segretario di Stato per spingere in quella direzione.

Nancy Reagan passò gli anni dal 1994 al 2004 a prendersi cura di suo marito, che a un certo punto arrivò a chiamarla “mamma”. La malattia di suo marito la spinse a schierarsi apertamente contro l’allora presidente George W. Bush e altri Repubblicani che si opponevano alla ricerca sulle cellule staminali, cosa che secondo gli scienziati potrà portare in futuro a una cura per l’Alzheimer.

Prima che Ronald Reagan morisse nel 2004, Nancy Reagan chiese pubblicamente più fondi per la ricerca, spiegando: «il lungo viaggio di Ronnie l’ha portato in un posto lontano lontano dove io non posso più raggiungerlo». Espresse pubblica gratitudine quando Barack Obama abolì le restrizioni per i fondi federali per la ricerca sulle staminali, sottolineando che «la vita è preziosa, e il tempo è poco».

Un incontro
Anna Frances Robbins, la futura Nancy Reagan, nacque il 6 luglio 1921 a New York. Fu l’unica figlia del venditore d’auto Kenneth Seymor Robbins e dell’attrice Edith Luckett. Suo padre se ne andò prima della sua nascita, e negli anni seguenti lei lo vide raramente. Per trovare lavoro come attrice, Luckett lasciò la futura Nancy Reagan da certi suoi zii in Virginia. Reagan si riunì con sua madre solamente nel 1929, quando lei sposò un neurochirurgo Repubblicano di Chicago, Loyal Davis. Nancy fu molto legata al suo patrigno, che l’adottò ufficialmente. In quegli anni la futura first lady cambiò anche legalmente il suo nome in Nancy Davis.

Dopo aver studiato letteratura e teatro, si trasferì a New York per diventare un’attrice. Più tardi descrisse quel periodo come il sogno di ogni giovane ragazza. Anche grazie ai contatti di sua madre, frequentò l’allora celebre attore Clark Gable, visitò l’appartamento di Katharine Hepburn e a un certo punto fu messa sotto contratto dalla casa cinematografica Metro-Goldwyn Mayer. Con il nome di Nancy Davis dal 1949 al 1956 recitò in 11 film, di cui uno solo assieme al suo futuro marito: Le pantere dei mari, un film di guerra ambientato in un sottomarino americano.

Incontrò Ronald Reagan quando lui era presidente del sindacato degli attori. Il nome di un’attrice sua omonima era comparso su una lista di attori comunisti, e lei temeva di essere scambiata per l’altra Nancy Davis. Chiese quindi a un’amica comune di presentarla a Reagan per chiarire il possibile equivoco. In seguito ammise di averlo fatto perché aveva già una cotta per lui. Si sposarono il 4 marzo del 1952. La loro prima figlia, Patricia Ann – nota come Patti Davis – nacque sette mesi dopo. Il secondo, Ron, nel 1958. All’epoca Ronald Reagan aveva già due figli avuti da un precedente matrimonio: Maureen e Michael. E nonostante negli anni successivi Nancy e Ronald Reagan sostennero “i valori della famiglia”, i loro rapporti con i figli costituirono un dramma continuo, e all’esterno i Reagan diedero l’impressione di essere una famiglia problematica.

Nella sua autobiografia del 1991, Patti Davis descrisse sua madre come una donna preoccupata delle apparenze, violenta e abituale consumatrice di tranquillanti. Scrisse Davis: «Nonostante scriverne e parlarne mi faccia del male, la violenza è parte di questa storia. Ricordo che la prima volta che mia madre mi picchiò avevo otto anni. Negli anni divenne una pratica comune, settimanale e a volte giornaliera. L’ultima volta avvenne quando ero al secondo anno di università» (madre e figlia si riconciliarono durante la malattia di Reagan, e negli ultimi anni sono rimaste legate). Nel 1984 Nancy Reagan litigò in pubblico con suo figliastro Michael, sostenendo che fosse totalmente distaccato dalla famiglia e che il presidente non aveva ancora visto suo nipote, nato ormai da 19 mesi. Anche Michael Reagan scrisse un’autobiografia, anche se non così critica come quella di Patti Davis: in essa ricorda che durante la prima campagna presidenziale di Reagan, nel 1976, lui e sua sorella maggiore Maureen sentirono che «Nancy ci voleva fuori dal circolo familiare, desiderando invece includere maggiormente Ron e Patti», perché «lo staff della campagna temeva che farci vedere accanto a papà lo avrebbe fatto sembrare troppo vecchio». Più tardi anche Michael si è riconciliato con la famiglia Reagan.

La politica
Da first lady della California, quando suo marito era governatore, Nancy Reagan fece campagne di sostegno per i reduci di guerra del Vietnam, incontrandoli non appena scendevano dagli aerei di ritorno e organizzando cene a casa sua con loro. A Washington la sua iniziativa più importante fu la campagna “Just Say No” contro l’uso di droghe da parte dei giovani. La campagna si espanse fino a diventare globale e a un certo punto alla Casa Bianca fu convocato persino un summit di 30 importanti first lady da tutto il mondo. Più o meno come fanno ancora oggi Michelle e Barack Obama, Nancy Reagan si impegnò per far esibire giovani artisti alla Casa Bianca, molti dei quali tennero dei concerti trasmessi dalla tv pubblica.

Col tempo, però, i suoi sforzi per ritagliarsi un ruolo di spicco furono oscurati dalle notizie sul suo stile di vita o sulla sua influenza sul presidente. Prima ancora che suo marito giurasse da presidente, Nancy Reagan piombò su Washington con una colorita combriccola di ricchi amici californiani che indossavano pellicce di zibellino, ingombravano il traffico con le loro bianche limousine scintillanti e che organizzarono feste sontuose fino a quel momento sconosciute in un contesto del genere. In un primo momento gli americani sembrarono apprezzare quello che fu definito il ritorno del “glamour” alla Casa Bianca, dopo quattro anni di uno stile più morigerato sotto l’ex agricoltore Jimmy Carter. Ma presto tutto questo “glamour” fu percepito come un’ostentazione, nel corso di un periodo economico difficile. Dopo essersi lamentata delle condizioni della Casa Bianca e del fatto che non avesse trovato nessun servizio di porcellana, Nancy Reagan raccolse dei soldi da alcuni amici benestanti e spese 800mila dollari per lavori di ristrutturazione e altri 200mila per un nuovo servizio di porcellana. Anche se non si trattò di soldi pubblici, queste due spese vennero interpretate come un eccesso. I suoi critici presero a chiamarla “la Regina Nancy”.

Più o meno negli stessi anni, venne fuori che stava accettando doni in forma di gioielli e vestiti dal valore di migliaia di dollari da diversi stilisti. Li giustificò dicendo che li considerava dei prestiti, e che più tardi avrebbe restituito tutto. Promise di non accettarne più e gli avvocati della Casa Bianca spiegarono che doni del genere sarebbero stati rendicontati alla fine di ogni anno. Cinque anni più tardi, però, si scoprì che Reagan non aveva mai smesso di procurarsi vestiti “in prestito”. Nella sua autobiografia uscita nel 1989, spiegò che tenere nascosta questa sua abitudine era stato un errore. Nancy Reagan fu anche presa di mira dalle femministe: era una delle ultime donne della generazione-delle-casalinghe, che in quegli anni rappresentavano tutto ciò che era odiato dal femminismo. Fu molto presa in giro per quello che divenne noto come “Lo Sguardo”, un incrollabile sguardo fisso e ammirato che manteneva quando suo marito parlava in pubblico.

Fu notoriamente molto influente nei confronti di suo marito. Chi li conosceva bene ha spiegato che lui si fidava di lei più che di ogni altra persona. Nonostante questo, Reagan era risolutamente testardo e non si convinse mai a fare cose contro la sua volontà. Martin Anderson, ex consigliere politico di Reagan, ha spiegato: «li frequentai per diversi anni, e non vidi mai Nancy Reagan spingere suo marito a fare una cosa che lui non avrebbe voluto».

Dopo Washington
Dopo che Reagan lasciò la Casa Bianca, lui e sua moglie fondarono la Nancy Reagan Foundation per sostenere programmi di dopo-scuola. Dopo che a Reagan fu diagnosticato l’Alzheimer, i due fondarono a Chicago il Ronald and Nancy Reagan Research Institute per studiare la malattia. Nei suoi ultimi anni di vita Nancy Reagan ha condotto una vita tranquilla in California, frequentando vecchi amici e passando il tempo a sostenere la causa della ricerca sulle staminali. In una delle lettere d’amore che fanno parte del libro I Love You, Ronnie, Nancy Reagan scrisse a proposito della malattia di suo marito: «Ci sono così tanti ricordi che non posso più condividere, cosa che è dura da sostenere. Quando una cosa del genere ti arriva addosso, ti ritrovi ad affrontarla da sola. Ogni giorno è diverso: eppure ti alzi, avanzi un piede dopo l’altro, e riparti, e continui ad amare, amare e basta».

© Washington Post – 2016

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