Bryan Cranston ha già sessant’anni

Storia, foto e video di uno bravissimo di cui Hollywood si è accorta molto tardi

Bryan Cranston agli Screen Actors Guild Awards del 2016 a Los Angeles. (Christopher Polk/Getty Images for Turner)

Bryan Cranston ha detto spesso che ha avuto fortuna, nella vita. Che è forse l’unico modo per spiegare a qualcuno che non ne sa niente come abbia fatto uno con una ventennale esperienza da attore secondario di serie tv e sitcom degli anni Novanta a diventare quello che forse è l’attore più famoso della televisione americana degli ultimi anni. Per la sua interpretazione di Walter White, il professore di chimica protagonista di una delle serie più di successo di sempre, Breaking Bad, Cranston – che è nato il 7 marzo 1956, e oggi compie 60 anni – è stato nominato al premio Emmy come miglior attore protagonista in una serie drammatica per ognuna delle cinque stagioni della serie, vincendo tre volte. Agli Oscar di quest’anno era candidato come Miglior attore protagonista per il film Trumbo. 

Basta vedere un qualsiasi episodio di Breaking Bad per capire che Cranston non è arrivato per caso al successo, anche se il caso ha avuto la sua parte. La nuova “età d’oro” delle serie tv americane, cominciata all’incirca a metà degli anni Duemila, è arrivata esattamente quando lui ne aveva bisogno. E gli è andata bene che una delle idee più fenomenali della storia della televisione sia venuta proprio in quel periodo a Vince Gilligan, uno sceneggiatore quarantenne che casualmente aveva scritto l’unico episodio di X-Files in cui ha recitato Cranston, nel 1998. Soprattutto Cranston ha avuto fortuna che quando il network AMC accettò di produrre la serie, Gilligan si ricordò di quell’attore di cui aveva intuito il talento dieci anni prima, quando aveva interpretato un riparatore di tetti razzista.

Cranston nacque a Los Angeles: sua madre era un’attrice radiofonica e suo padre un ex pugile diventato poi attore per film a basso costo. I suoi genitori si separarono quando aveva 12 anni, e Bryan, suo fratello Kyle e sua sorella Amy andarono a vivere con la madre, senza vedere il padre per una decina d’anni. Più o meno nello stesso periodo, a Cranston venne affidato il ruolo da protagonista nella recita scolastica: in una delle sue battute, avrebbe dovuto dire che «il presidente Lincoln finirà di scrivere il discorso di Gettysburg quando arriverà alla Casa Bianca». Invece di White House disse White Front, una catena locale di negozi: tutte le persone in sala scoppiarono a ridere, qualcuno si inginocchiò a terra dalle risate. Cranston ha detto che per un po’ quell’esperienza traumatica lo allontanò dalla recitazione.

Per un po’ studiò per diventare poliziotto, poi si trasferì per un breve periodo a Daytona Beach, in Florida, dove di giorno vendeva asciugamani e di sera cominciò a recitare in un teatro locale. Nel 1977 tornò a Los Angeles con la sua fidanzata – che sposò nel 1979, e dalla quale si separò due anni più tardi – e iniziò a prendere seriamente lezioni di recitazione. Passò tutti gli anni Ottanta a recitare in pubblicità o a interpretare la parte dell’assassino o della vittima in singoli episodi di serie televisive crime dozzinali. Conobbe nel 1986 Robin Dearden, un’altra attrice, che sposò nel 1989 e che è ancora oggi sua moglie. Dearden lo aiutò a superare quello che Cranston viveva come un momento di crisi e stallo professionale, facendogli prendere lezioni private di autostima da un guru del settore. Funzionò, e negli anni Novanta acquisì una minima popolarità con il personaggio di Tim Whatley, il dentista della famosissima serie Seinfeld, nella quale partecipò in tutto a 5 episodi.

Dopo altre apparizioni occasionali in serie televisive e film anche di buon successo – ebbe una parte anche in Salvate il soldato Ryan – nel 1998 Cranston interpretò l’astronauta Buzz Aldrin in una miniserie del network HBO, From the Earth to the Moon. Due giorni prima che il canale americano Fox cominciasse le riprese di una nuova serieMalcolm, Cranston venne assunto per interpretare il papà nella famiglia protagonista, «dopo che tutti i tipi grassi e pelosi non avevano funzionato», ha spiegato Jane Kaczmarek, che interpretava sua moglie Lois. Nella prima scena del primo episodio della serie, andato in onda il 9 gennaio del 2000, Cranston appare nudo e con dei peli di yak incollati sul corpo, mentre Kaczmarek lo depila nel salotto della loro casa. Malcolm, una sitcom familiare con alcune sostanziali differenze rispetto a quello che si era visto fino ad allora (non c’erano risate registrate, ad esempio, e non sempre c’era un lieto fine), ebbe molto successo e andò in onda per sette stagioni, rendendo Cranston molto popolare e facendogli ottenere la nomination a tre Emmy.

Dal momento che a Cranston capitava spesso di essere l’ultimo attore scritturato per una serie, aveva sviluppato una strategia per rendere brillante la sua interpretazione: costruire il suo personaggio su basi caratteriali esattamente opposte a quelle del resto del cast. Il personaggio di Lois in Malcolm, per esempio, era già stato scritto come sicuro di sé e autorevole, perciò Cranston decise di accentuare il carattere timido e impacciato di Hal. Dopo pochi episodi, vista la performance di Cranston, gli sceneggiatori capirono che era il caso di aumentare l’importanza del suo personaggio. Ed è stata anche questa sua filosofia professionale a rendere leggendaria la sua interpretazione di Walter White in Breaking Bad, una serie che si basa interamente sul concetto di opposizione: quella tra il Walter White sottomesso e riservato dei primi episodi e l’Heisenberg cinico e spietato degli ultimi. Se siete tra i pochi che non l’hanno ancora vista (ma fatelo, subito), Breaking Bad racconta la trasformazione di un ordinario professore di chimica in un crudele produttore e spacciatore di metanfetamine.

C’è stato un momento, nella carriera di Cranston, in cui ha rischiato di diventare uno di quegli attori di Hollywood ai quali viene appiccicato un ruolo e che se lo portano avanti per tutta la carriera, sempre da personaggi secondari. Nel caso di Cranston quel personaggio era il militare, nelle sue varie declinazioni di tenente, colonnello, sergente. Ha recitato questo ruolo – oltre che in Salvate il soldato Ryan – anche in John CarterRed TailsArgo e (più o meno) in Atto di forza. Ben Affleck sostiene che sia un tipo di militari di quelli che stanno simpatici: «non è un generale e non è un sergente: è un colonnello». Jason Alexander, l’attore che interpreta George Costanza in Seinfeld e amico di Cranston, dice però che non sono i suoi ruoli più adatti, quelli dei militari, proprio perché non è capace di fare la macchietta: «la sua carta più forte è la complessità, dove non riesci a capire cosa rappresenta finché pian piano non si rivela».

Fu Cranston a decidere molto del personaggio di Walter White, nella fase di pre-produzione della serie. Gilligan ha raccontato che disse: «Credo che dovrei avere dei baffi, e dovrebbero essere leggeri e sottili come un bruco morto, e dovrei essere pallido, e un po’ più grassoccio». Si ispirò a suo padre, che osservò a lungo senza dirglielo, imparandone le espressioni tipiche e i gesti, e, come ha notato Tad Friend sul New Yorker, in Walter White c’è qualcosa di Hal di Malcolm. Le idee di Gilligan sulle particolarità caratteriali di Walter White erano inizialmente piuttosto sommarie e fu Cranston a sviluppare alcuni dei principali tratti del personaggio. Sul set di Breaking Bad, nonostante fosse l’evidente star della serie, Cranston non fece mai scenate né proteste plateali: solo una volta, in forte disaccordo con una scelta degli sceneggiatori, disse chiaramente quello che pensava e se ne andò a farsi una lunga camminata. Alla fine di ogni stagione scriveva una lettera agli altri attori, per tirare le somme e incoraggiarli a fare meglio, e organizzava una festa al bowling.

Dean Norris, che interpreta Hank, il cognato poliziotto di Walter, ha raccontato che in una famosa scena della prima stagione, nella quale i suoi familiari si riuniscono per convincerlo a sottoporsi alla chemioterapia (nelle prime puntate a Walter viene diagnosticato un tumore ai polmoni terminale, ed è per questo che decide di mettersi a produrre metanfetamina), Cranston pianse davvero per tutte le riprese, anche quando non era inquadrato: è un trucco che imparò quando recitava nelle soap opera, bisogna rimanere molto idratati nei giorni precedenti. Entrò davvero nel personaggio: trattava male sul set l’attore che interpretava l’amante di sua moglie Skyler, e dopo aver girato una scena molto importante e drammatica nella quale lascia intenzionalmente morire la ragazza di Jesse, il ragazzo con il quale produce droga, Cranston pianse per un quarto d’ora, abbracciato ad Anna Gunn, l’attrice che interpreta Skyler. Dopo la terza stagione Cranston diventò anche produttore della serie, nonostante qualche scetticismo di Gilligan, e quando finì se ne fece tatuare il logo sull’anulare della mano destra.

Durante e subito dopo Breaking Bad, Cranston ha continuato a recitare ruoli secondari e quasi sempre marginali in altre serie – How I Met Your Mother, per esempio – e in diversi film, da Drive di Nicolas Winding Refn a Contagion di Steven Soderbergh. Il primo ruolo cinematografico davvero importante della sua vita è arrivato nel 2014, quando ormai aveva 58 anni: interpretò uno dei protagonisti di Godzilla, enorme blockbuster remake dei molti film sul lucertolone giapponese. Godzilla ha avuto un grande successo commerciale, secondo molti proprio perché c’era dentro Cranston (il film non è granché). Con Trumbo, il film sullo sceneggiatore perseguitato dal maccarthysmo Dalton Trumbo, Cranston ha avuto la sua prima parte-da-Oscar, per il quale è infatti stato subito candidato. Tra le altre cose, recentemente è stato produttore esecutivo di Sneaky Pete, una serie di Amazon. A partire dal 2013 ha interpretato il ruolo del presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson in uno spettacolo teatrale di Broadway dal quale è stata tratto un film per la televisione di HBO – sempre con Cranston protagonista – prodotto da Steven Spielberg, che andrà in onda a maggio.