(JOSE MANUEL RIBEIRO/AFP/Getty Images)
  • Italia
  • mercoledì 2 Marzo 2016

Due donne italiane potranno adottare l’una la figlia dell’altra

Per la prima volta in Italia è stata riconosciuta una doppia stepchild adoption, applicando le norme già in vigore

(JOSE MANUEL RIBEIRO/AFP/Getty Images)

Il tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto la stepchild adoption (stralciata dal disegno di legge Cirinnà approvato al Senato con voto di fiducia) a favore di una coppia di donne che convivono da dieci anni e che avevano presentato ricorso: ognuna, in base al Titolo IV della legge 184 del 1983 sulle adozioni, potrà adottare la figlia dell’altra. È il primo caso in Italia di doppia adozione ma non è il primo di stepchild adoption a favore di coppie gay per via giudiziaria: nel 2014 sempre il tribunale dei minorenni di Roma aveva riconosciuto l’adozione di una bambina di cinque anni da parte della compagna della sua madre naturale.

Il caso riguarda due bambine, una di 4 anni e l’altra di 8, nate grazie alla fecondazione eterologa praticata in Danimarca. Le bambine avranno lo stesso doppio cognome (quello di entrambe le madri) ma non saranno sorelle e non avranno alcun grado di parentela con le famiglie della loro mamma non biologica, il cosiddetto «genitore sociale» (nella legge si parla infatti esplicitamente di “coniuge” e in Italia non è riconosciuta l’equiparazione della convivenza al matrimonio). La presidente del tribunale dei minorenni di Roma, Melita Cavallo, ha detto che «Il tribunale non si è sostituito al legislatore, ma ha applicato una legge che già applicava dall’84».

L’adozione delle due bambine è stata resa possibile grazie all’articolo 44 della legge sulle adozioni che, così com’è, non esclude la possibilità che il partner di un genitore – del suo stesso sesso – adotti il figlio naturale o adottivo di quest’ultimo o quest’ultima. E non esclude nemmeno l’adozione da parte di un single o di due conviventi. L’articolo 44, in particolare, stabilisce i casi in cui prima di arrivare alla “adozione legittimante”, cioè all’interruzione dei rapporti fra il minore e la sua famiglia d’origine, può essere decisa una “adozione speciale”. Per l’adozione speciale vengono fissati dei requisiti per chi adotta, ma sono meno rigidi e non hanno a che fare con l’obbligo da parte degli adottanti a essere sposati. Per procedere a queste adozioni speciali serve un’indagine del tribunale dalla quale risulti, alla fine, che l’adozione speciale sia la soluzione migliore per quel minore. La valutazione del tribunale dei minori, dunque, è differente da caso a caso e basata su argomenti concreti. Nell’articolo 57 della legge sulle adozioni si dice infatti che il tribunale deve verificare «se l’adozione realizza il preminente interesse del minore».

La sentenza è stata criticata da diversi politici contrari alla stepchild adoption e dal comitato promotore del Family Day. Filippo Savarese per esempio ha parlato di «sentenza sovversiva» e ha detto che farà ricorso alla Corte di Cassazione «perché ristabilisca su questo tema lo stato di diritto». Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, ha spiegato che secondo lei «ormai i tribunali decidono al posto della politica». Maria Grazia Sangalli, presidente di Rete Lenford (un’associazione di avvocate e avvocati che difendono i diritti delle persone LGBT) e Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, hanno invece commentato positivamente: «In mancanza di una normativa sull’adozione da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso il percorso per giungere all’adozione da parte di queste coppie è possibile solo interpretando la normativa in vigore in senso ampio ed evolutivo».