L'edizione del Sunday Independent del 28 febbraio 2016, due giorni dopo le elezioni legislative irlandesi (Leon Neal/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 29 febbraio 2016

Chi governerà l’Irlanda?

Dopo le elezioni di venerdì la situazione è molto incerta, Fine Gael e Fianna Fáil per la prima volta non raggiungono il 50 per cento: si va verso un governo di minoranza

L'edizione del Sunday Independent del 28 febbraio 2016, due giorni dopo le elezioni legislative irlandesi (Leon Neal/AFP/Getty Images)

In Irlanda non è ancora finito lo spoglio delle schede elettorali. Il 26 febbraio si sono svolte le votazioni per eleggere la camera bassa del Parlamento, il Dáil Éireann, e oggi dovrebbero terminare i conteggi: devono ancora essere assegnati 10 seggi. Il maggiore partito di governo, il Fine Gael, ha perso molti seggi (fermandosi al 25,5 per cento) come anche il Partito Laburista (6,6 per cento), con cui è stato in coalizione dalle elezioni del 2011. L’alleanza tra questi due partiti era nata dalla sconfitta del Fianna Fáil – partito di centrodestra come il Fine Gael – che dopo aver governato ininterrottamente dal 1987 al 2011 – anche se quasi sempre in coalizione – non aveva saputo guidare il paese durante la crisi economica iniziata nel 2008, e anzi ne era stato considerato responsabile.

Il Fianna Fáil è considerato politicamente una via di mezzo tra il Fine Gael, più di destra, e i laburisti e il Sinn Féin, più di sinistra; ha più che raddoppiato i suoi seggi dalle ultime elezioni, raccogliendo il 24,4 per cento dei voti, mentre il Sinn Féin ha ottenuto il 13,9 per cento.

Il nuovo Dáil Éireann avrà meno seggi da queste elezioni perché una riforma del 2013 ha ridotto il numero dei deputati da 166 a 158. Se il Partito Laburista raggiungesse i 7 seggi otterrebbe nuovamente il diritto di parola automatico al Dáil Éireann, che le formazioni politiche minori non hanno.

Nessun partito ha raggiunto un risultato tale da permettergli di governare da solo. Probabilmente il Fine Gael e il Fianna Fáil cercheranno di formare un governo di minoranza: ma formare una nuova coalizione di governo potrebbe risultare difficile per entrambi.

Un governo di minoranza?

È l’ipotesi più verosimile. Il viceprimoministro (Tánaiste in irlandese) uscente Joan Burton, leader del Partito Laburista, ha confermato il suo appoggio a Enda Kenny, capo del Fine Gael e primo ministro (Taoiseach). Se come ha previsto l’Irish Times alla fine il Fine Gael ottenesse 52 seggi, con l’appoggio dei laburisti Kenny potrebbe formare un governo di minoranza. Nei prossimi giorni sia il Fine Gael sia il Fianna Fáil cercheranno di ottenere il sostegno dei deputati indipendenti e dei partiti più piccoli.

Il nuovo Parlamento irlandese si riunirà per la prima volta il 10 marzo e voterà per l’elezione del nuovo primo ministro: saranno candidati tutti e tre i leader dei maggiori partiti (Enda Kenny del Fine Gael, Micheál Martin del Fianna Fáil, Gerry Adams del Sinn Féin) ma probabilmente saranno necessarie diverse votazioni prima della nomina, che avviene con una maggioranza semplice. Il presidente della Repubblica Michael D. Higgins chiederà al governo uscente di continuare a guidare il paese nel caso in cui non si dovesse riuscire a formare subito un nuovo governo.

Se il Fianna Fáil dovesse riuscire a far eleggere Martin, poi chiederebbe ai partiti più piccoli, ai laburisti e agli indipendenti di entrare in una nuova coalizione di governo: ma senza l’appoggio del Sinn Féin è improbabile che il Fianna Fáil possa ottenere il sostegno necessario, e finora Gerry Adams ha sempre rifiutato questa alleanza. In alternativa il Fianna Fáil potrebbe chiedere al Fine Gael di appoggiare la nomina di un governo di minoranza guidato da Martin, ma si tratterebbe di un governo poco stabile visto il numero degli accordi politici che sarebbero necessari per sostenerlo.

Secondo Vincent Browne, editorialista dell’Irish Times (un quotidiano considerato progressista, anche se con idee di centrodestra in ambito economico), la prospettiva di un governo di minoranza è la migliore che potesse capitare all’Irlanda perché permetterebbe al Parlamento di avere un vero controllo sull’operato del governo. Browne però prevede che un tale governo non durerebbe a lungo, sei mesi o un anno al massimo, e che poi nuove elezioni porterebbero a un esecutivo guidato dal Fianna Fáil e successivamente a uno con il Sinn Féin come maggiore partito.

Una coalizione di centrodestra?

Probabilmente no, nonostante i programmi del Fianna Fáil e del Fine Gael non siano molto diversi. Durante la campagna elettorale e anche dopo l’inizio dello spoglio i rappresentanti del Fianna Fáil hanno escluso la possibilità di un’alleanza con il Fine Gael, e viceversa quelli del Fine Gael. Nessuno dei due partiti ha escluso l’ipotesi di indire altre elezioni nel caso in cui non si riuscisse a formare un governo, ma i cittadini non gradirebbero l’idea di dover tornare a votare. Secondo l’Irish Examiner, quotidiano centrista, entrare in coalizione con il Fine Gael danneggerebbe il Fianna Fáil perché non sarebbe una scelta gradita agli elettori e favorirebbe il Sinn Féin alle prossime elezioni.

Sull’Irish Times, Vincent Browne ha scritto che il Fianna Fáil non ha intenzione di “auto-immolarsi” in un’alleanza con il Fine Gael e che lo stesso leader del partito Micheál Martin si è augurato che il Parlamento assuma un ruolo più importante al fianco di un governo di minoranza, di fatto non opponendosi a un nuovo governo con Enda Kenny come primo ministro. Alcuni parlamentari del Fianna Fáil hanno riferito all’Irish Independent, quotidiano di orientamento conservatore, che si opporranno a un’eventuale ipotesi di coalizione con il Fine Gael: per loro l’idea di un governo di minoranza guidato dal Fine Gael è auspicabile perché permetterebbe al Fianna Fáil di decidere se appoggiare il governo caso per caso e avere un ruolo nello stabilire la data delle prossime elezioni.

Queste sono le prime elezioni in cui le percentuali di consenso ottenute dal Fine Gael e dal Fianna Fáil insieme non raggiungono il 50 per cento.

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