oscar-2016
  • Cultura
  • domenica 28 febbraio 2016

Gli Oscar del Post

I premi Oscar assegnati dalla redazione del Post: molto "Mad Max: Fury Road", per cominciare

oscar-2016

Questa notte è la notte degli Oscar, prima della cerimonia – che inizia alle 2 e 30 di notte – ci sono tre cose possibili da fare. Primo: vedere tutti i film possibili. Secondo: leggersi tutto il possibile per provare a capire chi vincerà (l’abbiamo fatto qui). Terzo, e più importante: bere birre, fare pause caffè e dedicare gran parte delle pause pranzo a dirci chi secondo noi dovrebbe vincere (poi parliamo anche d’altro, eh). C’è chi se ne intende e se li è visti tutti e c’è chi – lo ammettiamo – qualcuno ancora lo deve vedere: tutti hanno però i loro gusti.

I premi che verranno assegnati stanotte sono 24. Al Post abbiamo votato solo per le categorie che più ci interessano e di cui sappiamo un po’ – non abbiamo le idee chiare per esempio sul Miglior cortometraggio e sul Miglior montaggio sonoro. In tutte le categorie non c’è stato un vincitore all’unanimità. Ah: come agli Oscar, anche al Post i voti sono segreti.

Miglior film – Mad Max: Fury Road
È uscito a maggio. È da mesi che ne discutiamo e di solito ne parliamo un gran bene. Ci piace la regia, ci piace la storia, ci piacciono gli attori (di Furiosa, vogliamo parlarne?). Forse si fa prima così: non c’è niente di Mad Max: Fury Road che non ci è piaciuto. Tra gli otto candidati è il film che ti fa uscire dal cinema con la voglia di urlare e di fermare le persone per strada e di portarle a braccetto dentro la sala, per rivederlo con loro una-due-tre volte. Mad Max: Fury Road è un film che sposta avanti qualcosa nel cinema, e forse è l’unico degli otto candidati di cui lo si possa dire. Poi, visto che il giornalismo è il nostro lavoro, ci è piaciuto anche Il caso Spotlight. Per il motivo opposto: è splendidamente normale e classico ed eseguito alla perfezione. Qualche voto se l’è preso anche La grande scommessa. The Revenant invece no, proprio nessuno.

Miglior regia: George Miller (Mad Max: Fury Road)
Non è obbligatorio, però spesso è così: se fai il film più bello allora sei il regista più bravo. E se riesci a fare Mad Max: Fury Road dopo aver diretto Happy Feet e Babe va in città vuol dire che sei un regista ancora più bravo. Perché un mondo come quello di Mad Max: Fury Road ci sono molti modi per pensarlo, raccontarlo e mostrarlo, e Miller lo ha fatto in modo eccezionale (“wow” l’abbiamo già detto?), confezionando un film d’azione come non ne vedevamo da anni. Dice uno di noi: «È un film pazzesco, due ore di inseguimento, un universo inventato senza mai uno spiegone, eppure fila liscissimo e i personaggi hanno un arco preciso dall’inizio alla fine». Miller stravince, ma c’è spazio per delle piccole correnti di minoranza: non ha fatto il film più bello ma secondo alcuni di noi Iñárritu è stato il regista più bravo dell’anno. Però, dai, George Miller.

miller

Miglior attore: Leonardo DiCaprio (The Revenant)
È la cosa di questi Oscar, e di altri da un po’ di anni a questa parte. Se sei DiCaprio e fai i film che fa DiCaprio, un Oscar te lo meriti. Non sappiamo dire bene se è testa o cuore, ma diciamo DiCaprio. Non solo perché ha recitato al freddo, ha mangiato bisonte crudo, ha dormito nella carcassa di un cavallo, eccetera eccetera. Perché recita come pochi altri sanno fare e se è vero che forse se lo sarebbe meritato di più per altri film, se lo merita anche per questo. C’è anche la fazione dei romantici (pure sadici, volendo) che ormai a quella cosa che DiCaprio non vince l’Oscar ci si sono affezionati e vorrebbero continuasse. Azzardano allora, i sadici, un «Michael Fassbender per Steve Jobs». Il nome di Eddie Redmayne non l’ha invece fatto proprio nessuno, nemmeno timidamente e in disparte. Allo stesso tempo, però, c’è un’estesa preoccupazione al pensiero di un altro anno di meme su DiCaprio che non vince l’Oscar. Abbiamo già dato, può bastare così.

di-caprio

Miglior attrice: Brie Larson (Room)
È l’attrice protagonista di Room: non tutti l’hanno ancora visto, ma quelli che l’hanno fatto sono abbastanza per decidere che la migliore attrice dell’anno è lei. Perché il film è bello, ma è così bello soprattutto perché c’è lei, che ha una parte non facile (il rischio del melodramma era dietro l’angolo) e la regge alla grande. Ci sono anche piccole ma sfegatate mozioni per Cate Blanchett (Carol) e Saoirse Ronan (Brooklyn) su cui uno del Post ha scritto: «Basta con gli Oscar solo agli attori che recitano due ore da soli, senza mangiare per mesi, rasandosi i capelli o simulando malattie rarissime. Larson è stata sì eccezionale, ma lo è stata altrettanto Ronan, e in uno dei film più tradizionali dell’anno: tradizionale come la sua recitazione, che sembra quella di una diva di un filmone della Golden Age di Hollywood, e deve vincere per questo». Certo eh: se ci fosse stata Charlize Theron è probabile che Larson qualche voto in meno se lo prendeva.

brie-larson

Miglior attore non protagonista: i problemi della democrazia
Non siamo tanti, ma su questo siamo riusciti a dividerci in parti quasi uguali tra Christian Bale,Tom Hardy e Mark Rylance. Un unico e nemmeno troppo convinto voto per Stallone e proprio nessuno per Mark Ruffalo. Consultazioni, trattative e mediazioni non sono andate bene. A parità di voti, il voto del capo (meglio noto come peraltro direttore) vale doppio, e quindi: Miglior attore non protagonista: Mark Rylance (Il ponte delle spie).

spie

Miglior attrice non protagonista: Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight)
Se uno come Tarantino ti mette per ore in una catapecchia fredda e piena di gente brutta e cattiva, se quella gente è interpretata da gente come Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Walton Goggins, Demián Bichir e Tim Roth, e se tu riesci a essere la migliore attrice del film (avendo da sceneggiatura più sputi che battute, quasi), allora l’Oscar te lo meriti tutto. Jennifer Jason Leigh se lo merita tutto l’Oscar del Post: perché Daisy Domergue è proprio un personaggione.

leigh

Gli altri Migliori
La Miglior sceneggiatura originale a Il Caso Spotlight, che ha preso un grande pezzo di storia intricato e l’ha fatto diventare facile, semplice, chiaro e interessante, senza esagerazioni e inutili virtuosismi. La Miglior sceneggiatura non originale a La grande scommessa, che ha preso un pezzo di storia – e di finanza – intricatissimo e l’ha fatto diventare interessante e pure appassionante, spiegandolo come si deve con degli (qui invece sì) utilissimi virtuosismi. E qui al Post quelli che spiegano le cose bene ci piacciono. L’Oscar per il montaggio lo diamo a Mad Max: Fury Road e quello per la fotografia se lo prende invece The Revenant. Non è il film dell’anno, però che fotografia (certo, con uno come Emmanuel Lubezki vai sul sicuro, ma intanto). Gli effetti speciali, almeno quelli, vanno a Star Wars: Il risveglio della Forza: «Per essere riuscito dopo più di trent’anni a mostrare di nuovo astronavi sporche, dei rottami meravigliosi, e per aver ridato dignità ai duelli con le spade laser, lasciando perdere le piroette».

L’Oscar per la Miglior scenografia va a Il ponte delle spie, per tutti quegli interni polverosi e luminosi e così tanto e così elegantemente anni Cinquanta (e Sessanta). Inside Out è un gran film, ma Anomalisa è ancora meglio e l’Oscar del Post per il Miglior film d’animazione se lo prende a mani basse. La colonna sonora che ci è piaciuta di più è quella del Ponte delle spie; la canzone più bella è Simple song #3, quella di Youth – La giovinezza. Trucco e costumi vanno invece a Mad Max: Fury Road: l’abbiamo già detto che ci è piaciuto?

oscar-2016

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.