Il presidente iraniano Hassan Rouhani (ATTA KENARE/AFP/Getty Images)
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  • sabato 27 Febbraio 2016

In Iran hanno vinto i moderati

Il fronte riunito attorno al presidente Rouhani ha ottenuto più voti degli altri, e insieme ai conservatori pragmatici ha la maggioranza: per gli ultraconservatori è una sconfitta

Il presidente iraniano Hassan Rouhani (ATTA KENARE/AFP/Getty Images)

Aggiornamento del 29 febbraio: Lunedì 29 febbraio sono stati diffusi dal ministero degli Interni dell’Iran e trasmessi dalla tv nazionale iraniana i risultati definitivi delle elezioni che si sono tenute venerdì e che hanno riguardato sia il Parlamento (il Majlis) sia l’Assemblea degli esperti, l’organo incaricato tra le altre cose di eleggere e rimuovere la Guida suprema, la più alta carica politica e religiosa della Repubblica Islamica dell’Iran. Il fronte riunito attorno alla figura del presidente Hassan Rouhani ha ottenuto 85 seggi in parlamento; i cosiddetti conservatori pragmatici, che negli ultimi due anni hanno sostenuto su diversi temi il governo Rouhani, per esempio appoggiandolo su questioni economiche e sull’accordo sul nucleare, hanno ottenuto 73 seggi. I “principalisti”, cioè i conservatori radicali legati alla Guida Suprema, hanno ottenuto 68 seggi (prima ne avevano 112). Cinque seggi andranno alle minoranze religiose, mentre 59 saranno decisi in un’ulteriore elezione che probabilmente si terrà ad aprile. Nessuna delle tre forze principali iraniani ha conquistato la maggioranza assoluta in parlamento, ma i moderati di Rouhani e i conservatori pragmatici, insieme, raggiungono la maggioranza dell’assemblea, composta da 290 membri: è una situazione quindi favorevole per Rouhani. La lista appoggiata dai moderati ha anche ottenuto la maggioranza degli 88 seggi dell’Assemblea degli esperti.

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In Iran sono stati diffusi i primi risultati ufficiali delle elezioni che si sono tenute venerdì e che hanno riguardato sia il Parlamento (il Majlis) sia l’Assemblea degli esperti, l’organo incaricato tra le altre cose di eleggere e rimuovere la Guida suprema, la più alta carica politica e religiosa della Repubblica Islamica dell’Iran. Stando alle informazioni rese pubbliche dalle agenzie legate al regime, il fronte riunito attorno alla figura del presidente Hassan Rouhani è avanti rispetto al fronte ultra-conservatore, quello che ancora oggi in Iran detiene più potere. L’affluenza è stata intorno al 60 per cento.

Rouhani è il candidato più noto – almeno qui in Occidente – del fronte moderato, che in queste elezioni include anche i pochi candidati riformisti che sono stati ammessi nelle liste elettorali dal Consiglio dei guardiani, un organo che dipende molto dalla Guida suprema (e che quindi è molto conservatore). Stando ai risultati parziali, all’Assemblea degli esperti i due candidati che hanno ottenuto più voti sono stati Rouhani e Akbar Hashemi Rafsanjani – alleato di Rouhani e principale esponente dei riformatori: entrambi sembrano avere distanziato parecchio i principali candidati ultra-conservatori (i cosiddetti “principalisti”). Lo spoglio delle schede sta proseguendo anche per il Parlamento, dove sembra che nessuna fazione otterrà la maggioranza assoluta. Finora il risultato più sorprendente si è registrato a Teheran, la capitale: la televisione di stato ha detto che tutti i 30 seggi in palio sono stati vinti da candidati riformisti e moderati. AP ha parlato di una “imbarazzante sconfitta” per gli ultra-conservatori e il Guardian dice che il fronte guidato da Rouhani potrebbe raggiungere la sua maggiore presenza in Parlamento dal 2004, a spese degli ultra-conservatori.

Quelle di venerdì sono state le prime elezioni in Iran dopo la rimozione delle sanzioni internazionali legate al programma nucleare iraniano. Erano considerate molto attese per diverse ragioni: perché serviranno a capire come sarà il nuovo Parlamento e in che misura appoggerà le politiche del presidente Rouhani, soprattutto riguardo alle necessarie riforme economiche e alla progressiva normalizzazione dei rapporti con l’Occidente; e perché eleggeranno l’Assemblea degli esperti che nei suoi otto anni di mandato sarà probabilmente chiamata a eleggere una nuova Guida suprema, visto che l’attuale Guida – Ali Khamenei – sembra avere problemi di salute molto seri.