Lo stadio degli Highlanders, squadra di rugby neozelandese (Sandra Mu/Getty Images)
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  • giovedì 25 Febbraio 2016

I campionati in cui si viaggia di più

Ci sono squadre che per andare a giocare una partita del proprio campionato devono passare una giornata intera in volo e attraversare oceani, continenti e fusi orari

Lo stadio degli Highlanders, squadra di rugby neozelandese (Sandra Mu/Getty Images)

Da qualche giorno, in tre diversi continenti, è iniziata la nuova stagione del Super Rugby, il più importante campionato di rugby dell’emisfero australe. Il Super Rugby è considerato un campionato a tutti gli effetti, non una competizione intercontinentale parallela ai campionati nazionali: è giocato da franchigie composte dai giocatori dei club locali di ciascuna nazione partecipante. Il format del campionato è stato cambiato l’anno scorso ed è stato allargato a 18 squadre con l’ingresso di una squadra giapponese e una argentina. In questo modo il campionato è composto da squadre provenienti da quattro diversi continenti: Africa, Oceania, Asia e Sud America (viene considerato ancora il campionato dell’emisfero australe anche se è presente una squadra giapponese). La riforma del Super Rugby era discussa da tempo e la SANZAR, la confederazione che raggruppa le federazioni di quattro dei cinque paesi partecipanti, ha modificato la struttura del campionato approfittando del buon seguito che da molti anni il rugby sta avendo in Argentina e Giappone e per cercare di allargare la base commerciale della competizione.

La SANZAR ha dovuto modificare il campionato anche per via delle grandi distanze che dividono le squadre. Nella prima giornata della scorsa stagione i Jaguares, la franchigia argentina con base a Buenos Aires, giocarono contro i Cheetahs di Bloemfontein, città del Sudafrica. Per arrivare a Bloemfontein i Jaguares percorsero più di ottomila chilometri, passando non meno di 17 ore in volo e attraversando l’intero oceano Atlantico. Non esistono voli diretti fra Buenos Aires e Bloemfontein, quindi i Jaguares fecero due scali: a San Paolo, in Brasile, e poi a Johannesburg, da dove proseguirono verso Bloemfontein in pullman, percorrendo circa 400 chilometri. Anche quest’anno, per ogni partita giocata in trasferta i Jaguares dovranno attraversare un oceano, l’Atlantico o il Pacifico. La formula del campionato non prevede gironi di andata e di ritorno completi: questo risparmierà a tutte le squadre molti viaggi lunghi.

I Jaguares affronteranno anche un’altra squadra sudafricana, gli Sharks di Durban. Molto probabilmente gli argentini resteranno in Sudafrica per tutta la settimana e non torneranno in Argentina fra una partita e l’altra. Nella terza giornata riposeranno e nella quarta giocheranno in casa a Buenos Aires contro gli Chiefs di Hamilton, squadra neozelandese che per andare a Buenos Aires dovrà volare per circa 10mila chilometri e 12 ore, e attraversare l’oceano Pacifico.

Sempre nella prima giornata di campionato, i Lions di Johannesburg, capitale del Sudafrica, affronteranno i Sunwolves, la squadra rappresentativa di Tokyo. Le due capitali sono divise da circa 14mila chilometri in linea d’aria, che si percorrono in 18 ore di volo e almeno uno scalo obbligatorio all’aeroporto di Addis Abeba, o ad Abu Dhabi o in Qatar. Per limitare le distanze e le ore di volo, i Sunwolves giocheranno alcune partite di campionato a Singapore.

È probabile che i Jaguares e i Sunwolves (e probabilmente anche altre squadre) restino all’estero per alcune settimane senza rientrare in patria, per evitare spostamenti troppo lunghi, come già hanno fatto in passato le squadre sudafricane, australiane e neozelandesi. Se così non fosse, fra il 15 e il 23 aprile i Jaguares dovrebbe spostarsi da Buenos Aires a Christchurch, in Nuova Zelanda, e la settimana dopo farsi un giorno di aereo per andare a giocare a Tokyo.

La seconda divisione del campionato di calcio russo invece è il campionato nazionale in cui si viaggia di più al mondo. Le squadre agli estremi orientali e occidentali della Russia sono divise da due stati, più di novemila chilometri e nove fusi orari. Il Baltika, la squadra di Kaliningrad, l’exclave russa che si affaccia sul Mar Baltico circondata da Lituania, Polonia e Bielorussia, per ogni partita fuori casa deve attraversare almeno due paesi stranieri (sicuramente Lituania e Bielorussia, a cui per le trasferte più lunghe si possono aggiungere anche Kazakistan, Mongolia e Cina) prima di rientrare nuovamente in Russia. Per andare a giocare a Vladivostok, città in cui ha sede il Luč-Ėnergija, il Baltika è costretta a fare come minimo uno scalo, di solito a Mosca, per poi ripartire. Lo stesso vale, viceversa, per il Luč-Ėnergija.

Da anni in Russia si parla di modificare la struttura della seconda divisione in un girone “europeo” e un girone composto da squadre che si trovano oltre la catena montuosa degli Urali (nella parte asiatica del paese), per evitare alle squadre trasferte troppo lunghe, scomode e costose. La partita tra Ska-Ėnergija Chabarovsk e Luč-Ėnergija Vladivostok viene disputata da squadre di due città che si trovano più vicine a Tokyo e Pyongyang che a Mosca: alcuni lo chiamano anche “il derby del Mar del Giappone”.

Nella Kontinental Hockey League, un campionato sovranazionale di hockey disputato da squadre russe, finlandesi, kazake, bielorusse, croate, slovacche e dei paesi baltici, le due squadre fra loro più distanti sono l’Admiral Vladivostok e il Medvescak Zagabria, separate da un giorno di volo, con almeno uno scalo. Fra Vladivostok e Zagabria ci sono circa 12mila chilometri e dieci diversi fusi orari.

Gli altri campionati in cui le squadre viaggiano molto sono quelli nordamericani di basket, hockey, football, calcio e baseball, ma lì le distanze sono ridotte se confrontate a quelle della seconda divisione russa o del Super Rugby: Miami e Seattle (sedi di due squadre di NFL) sono divise da circa sette ore di volo, New York e Los Angeles da un viaggio di cinque ore.