Una macchina della polizia a Washington DC, Stati Uniti. (JIM WATSON/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 11 Febbraio 2016

Washington vuole pagare gli ex detenuti perché non commettano reati

Sembra una cosa assurda, ma ci sono dei precedenti promettenti

di Petula Dvorak - Washington Post
Una macchina della polizia a Washington DC, Stati Uniti. (JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Sembrerebbe assurdo: pagare i criminali perché non commettano reati. La settimana scorsa, tuttavia, il consiglio comunale di Washington ha approvato all’unanimità un programma apparentemente folle: una mossa disperata per ridurre il tasso di criminalità della capitale americana, che permetterebbe di individuare i cinquanta giovani criminali più a rischio di recidiva pagandoli novemila dollari all’anno perché righino dritto.

Sembra un romanzo distopico di Margaret Atwood e verrebbe da chiedersi se i membri del consiglio comunale  di Washington non siano manipolati dalla mafia, perché la misura ha tutta l’aria di essere un ricatto. Magari il programma funziona anche retroattivamente, e allora avrei a disposizione circa 150 mila dollari per tutti gli anni in cui ho rispettato la legge. Probabilmente, però, dovrei prima commettere un reato per farmi pagare dal governo. E il prossimo passo potrebbero essere autovelox al contrario, che fanno arrivare assegni a casa quando non si supera il limite di velocità.

La sindaco di Washington Muriel E. Bowser, del Partito Democratico, è una politica avveduta e ha già dichiarato di non sostenere il programma, che costerebbe circa cinque milioni di dollari per quattro anni. Il sindaco sa bene che l’idea si presenta in modo terribile. Al di là della facile ironia e dello sdegno, però, vale la pena analizzare meglio la proposta.

Dopo una lunga e costante diminuzione del tasso di criminalità, durata diversi anni, nel 2015 a Washington ci sono stati 156 omicidi, un aumento del 54 per cento rispetto al 2014. Durante l’estate, quando le violenze hanno raggiunto la maggiore intensità, il capo della polizia di Washington Cathy Lanier ha detto che gran parte dei reati erano stati commessi da persone appena uscite dal carcere. «Le persone coinvolte in più di un omicidio hanno precedenti per lo stesso tipo di reato ed erano state da poco reinserite nella comunità», aveva detto Lanier durante una conferenza stampa ad agosto. «È un dato significativo e nuovo rispetto al passato». Da decenni il reinserimento degli ex detenuti è un tema controverso per le città: il richiamo del vecchio quartiere e dei rivali di una volta è forte, al contrario delle opportunità per cambiare la propria vita. Niente di nuovo, insomma. Quale sarebbe quindi la soluzione per gli ex criminali? Lavorare o andare a scuola? La vice procuratrice generale di Washington, Sally Quillian Yates, sostiene che negli ultimi dieci anni i finanziamenti al programma federale americano che ha prodotto i maggiori risultati in termini di occupazione e istruzione – il Federal Prison Industries (FPI) – sono stati dimezzati. Per le persone con precedenti penali, le opportunità scarseggiano.

Negli ultimi mesi, nel frattempo, negli Stati Uniti sono stati liberati circa seimila detenuti, che si sono visti ridurre della metà la loro condanna per droga. Queste persone però non hanno ricevuto molto sostegno per reintegrarsi nelle loro comunità. Analizzando con alcuni ex criminali alcune procedure per il reinserimento, ho capito quali sono le difficoltà che devono affrontare. Gli appuntamenti con i responsabili della libertà vigilata si sovrappongono con i colloqui, i potenziali datori di lavoro non richiamano, un guasto alla metropolitana è sufficiente per sforare l’orario in cui bisogna tornare a casa. A Washington sono circa ottomila le persone reinserite in città dopo aver scontato la pena: circa la metà torna in carcere entro tre anni. La detenzione di queste persone costa ai contribuenti americani 30 mila dollari l’anno. Ogni omicidio da arma da fuoco ne costa invece 400 mila. Se la si guarda dal punto di vista del bilancio, pagare 9 mila dollari per far rigare dritto un ex criminale è un affare.

Washington però non sta pensando di pagare un assegno agli ex detenuti solo perché si comportino bene: per ottenere i soldi bisogna seguire un programma intensivo di istruzione, assistenza psicologica e formazione professionale di circa nove mesi. Il programma è ispirato al modello di Richmond, una città della California vicino a San Francisco, che in passato era tra le prime dieci città americane per tasso di omicidi. Dopo aver avviato un programma simile, i reati legati alle armi da fuoco a Richmond sono diminuiti drasticamente. Certo, il merito potrebbe essere del nuovo capo della polizia, un uomo dichiaratamente gay e fuori dagli schemi che ha spinto per una maggiore presenza della polizia sul territorio, ha alzato un cartello con la scritta “Black Lives Matter” (uno degli slogan contro la violenza della polizia sui neri) e ha promosso percorsi di riabilitazione invece della detenzione. O potrebbe essere dovuto al cambiamento demografico e al generale calo del tasso di criminalità negli Stati Uniti. Forse però, l’inversione di tendenza è da attribuire al fatto che l’attenzione è stata finalmente concentrata sulle 68 persone individuate come quelle con maggiori probabilità di uccidere della città. Queste persone hanno partecipato al programma, mostrando di avere una «lunga lista di privazioni e di disfunzioni: alto tasso di disoccupazione, famiglie frammentate, istruzione inadeguata, e grave abuso di droghe», ha raccontato il fondatore del programma Devone E. Boggan in un editoriale sul New York Times. Poi qualcuno ha iniziato a chiedere a queste persone uno sforzo in più, portandole a visitare campus universitari e obbligandole a fare amicizia con i rivali. Per ogni mese in cui partecipavano agli incontri, ascoltavano i tutor e rimanevano fuori dai guai, ricevevano mille dollari. I soldi servivano a pagare l’affitto e comprarsi da mangiare. Ma è stata l’attenzione nei loro confronti, al loro futuro e al loro successo a far sì che queste persone tornassero e rigassero dritte. Un’attenzione al loro benessere che molti di loro non avevano mai ricevuto prima.

Non ci sono frasi ad effetto con cui chiudere l’argomento: solo molto lavoro e qualche risultato. E anche se a prima vista il programma può sembrare terribile, vale la pena provarci.

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